I Balcani di Meloni: energia e Ucraina. Il “soccorso” a Schlein

Allargare a Kyiv, ma “parità di trattamento” per i paesi in attesa. In Aula pronta a replicare su E3 e “polarizzare” con il Pd. Il “processo” a Conte

10 GIU 26
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Foto Ansa

Esistono il dritto e il rovescio e Meloni e la replica. Se attacca Schlein è perché non vuole Conte e se attacca Conte è perché avanza Schlein. Quando in Aula, giovedì, sentirete Meloni e FdI replicare a Schlein sarà la prova che il rivale è l’altro. C’è un processo in contumacia, il caso mascherine, contro Conte, e c’è una commissione, Covid, che per FdI, deve fare luce sull’ex premier che, pensa FdI, “sarà alla fine il candidato del centrosinistra”. Meloni è attesa per le comunicazioni in vista del Consiglio Europeo, e si conosce il canovaccio. Ha intenzione di difendersi dall’accusa di non aver partecipato al formato E3, ribadire il sostegno a Kyiv ma “prima i Balcani”. La maggioranza si presenta con una risoluzione di undici punti, l’opposizione in formato a ciascuno il suo. La Lega intanto sanguina sul Ponte, con indagini che coinvolgono avvocatazzi, ex commissari della Lega. Oltre Vannacci, c’è la malasorte.
E’ vero, come ricorda Francesco Boccia, che anche la destra si presentava divisa in politica estera, quando era opposizione. E’ vero, non c’è dubbio, ma è forse un buon motivo per non provare a rompere la tradizione? Che la sinistra si presenti con risoluzioni diverse non è più una notizia, ma cronaca. In vista delle comunicazioni di Meloni sul Consiglio europeo del 18 e 19 giugno (il Consiglio che dovrà validare la proposta sull’energia di Meloni, ragionare di Ucraina e medio oriente) la maggioranza ha già una bozza di risoluzione. Sono undici punti e saranno naturalmente oggetto di modifiche fino a domani. Al primo punto si impegna il governo a lavorare con i partner europei per risolvere la crisi mediorientale ma si fa riferimento alla sicurezza, che può essere garantita, attenzione, anche nel dialogo fra America e Iran. Tra le cose certe c’è il sostegno all’Ucraina e l’espressione “multidimensionale”, quell’invenzione linguistica che ancora una volta tiene uniti Lega, FdI e Forza Italia, ma compare anche la pressione su Mosca da praticare con sanzioni. La parola “sanzione” manca e viene sostituita con l’espressione: strumenti previsti dal diritto unionale e internazionale.
La questione allargamento Ue, e l’eventuale ingresso dell’Ucraina, è risolta invece con la posizione che il governo ha deciso di assumere. Si parla di un allargamento ma che deve essere basato sul merito individuale e sulla parità di trattamento di tutti i paesi candidati. Tra le richieste alla Ue, ma nel rispetto dei vincoli di bilancio e della flessibilità, l’Italia chiede, ancora, misure per rispondere alla crisi che si presenta come uno choc asimmetrico. Ricordiamo ancora: è una bozza ma è la bozza manifesto di Meloni, di questa ultima Meloni. Nel documento si domanda, all’Europa, di affrontare il tema della sicurezza energetica, richiamando la necessaria semplificazione della burocrazia europea. In un altro paragrafo si ragiona sulla difesa, che va calibrata sul rispetto delle competenze sovrane e sostenuta da capacità finanziaria adeguata, e in piena complementarità con la Nato. Fin qui la parte “istituzionale” ma ora c’è il rovescio. L’ultima volta che Meloni si è presentata per il premier time, Renzi si è preso la scena. Sono Renzi e Conte i suoi veri rivali. FdI vuole ora polarizzare su Schlein e la prova è questo affaire mascherine. Quanto sta accadendo in commissione Covid, una commissione voluta con forza da Meloni, al punto da far sedere dentro il partito pregiato (Bignami e Malan) va oltre gli interrogatori, oltre la presunta pistola fumante, il pagamento di 450 mila euro all’avvocato Di Donna, un collega di studio di Conte. E’ una commissione che si carica di significato politico, in vista delle prossime elezioni, tanto che Conte sta parlando di “fango” di FdI e annuncia querele. Non è colore, e neppure un’ossessione dei quotidiani della destra. I partiti hanno schierato i loro pesi massimi: il Pd ha Boccia, il M5s lo stesso Conte (tanto che la presenza in commissione gli consente di non essere audito dalla Commissione) e ci sono Patuanelli e Colucci; Forza Italia ha indicato Ronzulli; la Lega, Claudio Borghi. Ci sono altri filoni di inchiesta e non si sa dove possono e a quali altri partiti arrivare.
E’ il proseguimento del referendum con altri fascicoli giudiziari. La destra insegue le mascherine e la sinistra il Ponte, una nuova indagine. Si tratta di un’ipotesi di corruzione che riguarda l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, Tommaso Miele, e l’ex commissario della Lega in Calabria, Giacomo Saccomanno. La Società Stretto di Messina, con il suo presidente Ciucci, parla di assoluta estraneità e la Lega si limita al: “Saccomanno era stata mandato via da Salvini”. La Lega sanguina, Vannacci promette di arrivare al 20 per cento… Meloni non può fare ponti tranquilli.