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Le richieste di Zaia: liste, filo diretto con Meloni. Il pranzo Salvini-Stefani
L'ex presidente del Veneto tratta da una posizione di forza: vuole controllare le liste del nord per le politiche e avere un canale privilegiato con la premier. Il segretario leghista teme lo strappo e tiene pronto il piano B dei "giovani"
9 GIU 26

Qualcuno lo spieghi a Salvini: pensa di nominare Zaia vice, ma corre il rischio di fare il vice di Zaia. Sapete cosa chiede Zaia per accettare la carica di vicesegretario speaker, o come fantasia si chiami? Chiede di fare, insieme a Fedriga, Attilio Fontana e Fugatti, le prossime liste del nord, selezionare chi candidare alle politiche, stabilire quale sia la linea del partito e soprattutto: vuole andare a parlare con Meloni lui, avere un'interlocuzione diretta. Significa: poteri pleni. Salvini gioca su più tavoli ma deve fare attenzione al commensale. Per raccontare il clima e cosa bolle dentro la pentola Lega, in vista di mercoledì, del federale, la riunione dove Salvini confida di annunciare Zaia e Fedriga vice, vale questa indiscrezione. Zaia non accetta pranzi con Salvini perché teme che le foto escano, che qualcuno le faccia veicolare per passarle ai quotidiani e titolare: "Salvini e Zaia, accordo fatto". Il problema è che Salvini ha fame di chiudere un'intesa e ha capito che se va male con Zaia, deve inventarsi la carta "giovani". Per una volta tanto la notizia la dà l'algoritmo, il vituperato algoritmo.
Che ha fatto Salvini, giovedì scorso, a pranzo? E' andato con Stefani al ristorante Diandra, a via del Leoncino, a Roma. C'è una foto dell'oste che lo racconta. A parte i salamelecchi fra Stefani e Zaia, la verità è che in Veneto c'è una guerra perché Zaia non ci sta a passare per lo zio dal nipote che è stato sempre nominato da quando indossava le scarpine. Stefani alla festa del Foglio ha rilanciato il patto con Venturini, neo sindaco di Venezia. E' ovviamente l'uscita di sicurezza su cui sta puntando Salvini. Se Zaia gli dice di no, gioca la carta giovani, gli under 40. A fine giugno la Lega giovani organizza una tre giorni a Milano Marittima, una Leopoldina. Si chiama "NeXus, la generazione che non si arrende" e ci sarà ovviamente Stefani e Giuseppe Cruciani, il sovrano del popolo della Zanzara che, se fosse per Salvini, nominerebbe già vicesegretario, come ha fatto con Vannacci.
L'ultima volta che Zaia e Salvini si sono confrontati, Zaia ha rilanciato sulla doppia Lega, modello Cdu/Csu, e Salvini gli avrebbe detto: "Prenditi allora la vecchia Lega nord, quella con i debiti. E' un'operazione non praticabile". I fedelissimi di Salvini, come Morelli, lo stanno avvertendo dei rischi Zaia. Sarebbe lo scorporo del partito con elevate richieste da parte di Zaia, sempre con l'illusione da parte di Salvini che in famiglia tutto si risolve, proprio come pensava di fare con Vannacci. Questa volta c'è il governo di mezzo. Zaia, a differenza di Vannacci, se fatto vice, vuole avere un filo diretto con Meloni. Chi va a parlare con la premier? Zaia o Salvini? La Lega avrebbe di fatto due interlocutori e mezzo, più un quarto: Salvini e Zaia, senza dimenticare Fedriga, che ha già un rapporto speciale con Meloni, e va aggiunto Claudio Durigon, che da Roma in giù è un altro che tratta direttamente con la premier e Lollobrigida. Della Lega si è sempre detto che era l'ultimo partito leninista, ma ora abbiamo il leader puzzle. Quattro tessere per farne uno. Non resta che l'elezione diretta di Cruciani, la Zanzara di Giussano.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio
