Effetto Gruber. Domani ha ospite Vannacci. C’è da scommetterci: volendolo fare nero lo renderà simpatico

Dopo la puntata di Otto e mezzo, l'ex generale sarà un uomo diverso, nel senso che gli italiani lo avranno adottato. Perché lo spettatore medio sentirà nascere dentro di sé un sentimento inedito e perturbante: la solidarietà umana. Con una proiezione ottimistica l’Italia avrà il suo presidente del Consiglio nel giro di ventiquattro mesi

9 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 05:44
Immagine di Effetto Gruber. Domani ha ospite Vannacci. C’è da scommetterci: volendolo fare nero lo renderà simpatico

Foto Ansa

Ci sono momenti, nella storia della Repubblica, che si presentano senza bussare, come i terremoti e le comete. Uno di questi momenti è atteso per domani sera, alle 20.30, quando Roberto Vannacci varcherà la soglia di “Otto e mezzo” e si accomoderà di fronte a Lilli Gruber. Chi scrive non sa ancora cosa dirà il generale. Sa però, con la certezza del profeta che ha già visto il filmato, come andrà a finire. Andrà a finire che Vannacci diventerà come minimo presidente della Repubblica. Bisogna dirlo chiaramente: è l’inizio della sua ascesa al potere assoluto. La dinamica è nota agli specialisti come effetto Lilli. La vittima entra. Si siede. Gruber, che per acconciatura regge al sommo del capo una specie di gatto arrotolato, gli sorride di un sorriso che a Bolzano, sua terra natìa, chiamano “la valanga gentile”. Poi arriva l’interruzione chirurgica al ventiseiesimo secondo, il sopracciglio che si inarca come un arco longobardo, la gragnuola degli ospiti ostili, la domanda che inizia con “Ma non è forse vero che lei...”.
Dopo venti minuti lo spettatore medio, che magari quel nome lì non lo poteva vedere, sente nascere dentro di sé un sentimento inedito e perturbante: la solidarietà umana. Successe pure con Elly Schlein. Entrò da Gruber come figura di laboratorio e uscì come una persona. Interrotta sistematicamente per ventidue minuti, lasciò lo studio circondata da un’aureola di simpatia popolare che nessun congresso di partito avrebbe mai potuto costruirle. Da lì è cominciata la riscossa. Se l’effetto Gruber funziona come ha sempre funzionato, e non c’è motivo di credere che smetta proprio adesso, dopo mercoledì sera Vannacci sarà un uomo diverso. Diverso nel senso che gli italiani lo avranno adottato. Con una proiezione ottimistica – diciamo tre ospitate, tre sopracciglia, tre gatti arrotolati, tre “ma col razzismo come la mettiamo” – l’Italia avrà il suo presidente del Consiglio nel giro di ventiquattro mesi. Effetto Gruber. Qualcuno dovrebbe preoccuparsi seriamente. Se fossimo in Giorgia Meloni chiederemmo alla Rai di organizzare subito un Sanremo espresso per mercoledì sera, in modo da distrarre lo share. Balli, sketch, numeri di varietà. Ci vuole Stefano De Martino. Ci vuole Fiorello. Il Pd purtroppo non ha soluzioni televisive, ma può sempre inviare Francesco Boccia per segare l’antenna sul tetto di La7 con un flessibile, un casco giallo e la piena copertura giuridica del gruppo parlamentare. Non lo faranno. E giovedì mattina qualcuno si sveglierà con un pensiero strano, inconfessabile, mai avuto prima. In fondo in fondo, ‘sto generale non è tanto male.