Schlein fra i dubbi sulla leadership e la paura di perdere (ancora)

La riforma elettorale obbligherà il centrosinistra a fare un nome, ma per uno studio commissionato dal Nazareno sarebbe meglio per la coalizione presentarsi senza aver nominato un leader. Nel frattempo, si aggiungono nuove preoccupazioni sul non ancora nato centro dell’alleanza progressista

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Immagine di Schlein fra i dubbi sulla leadership e la paura di perdere (ancora)

Foto ANSA

L’insistenza di Giorgia Meloni nel mandare in porto la riforma elettorale turba i sonni dei leader del campo largo. Per diversi motivi, di cui si è detto e scritto in queste settimane. Ma anche per un’altra ragione che alimenta sensibilmente la preoccupazione dei dirigenti del centrosinistra o, come preferisce chiamarla Elly Schlein, l’alleanza dei progressisti. Il Nazareno, infatti, tempo fa ha commissionato un sondaggio sugli umori dell’elettorato che fa riferimento al campo largo. E da queste rilevazioni emergeva chiaramente un’indicazione: meglio, molto meglio, per la coalizione presentarsi senza aver nominato un leader. Perché mai? Perché da questi studi dei flussi è risultato che nel caso in cui a guidare l’alleanza sia Elly Schlein, buona parte dell’elettorato dei 5 stelle potrebbe non partecipare al voto. Viceversa, se fosse invece Giuseppe Conte a prendere in mano le redini della coalizione, una fetta dell’elettorato del Partito democratico, per quanto non consistente quanto quella del M5s, si tirerebbe indietro. La riforma però obbligherà il centrosinistra a fare un nome, con le primarie o in qualche altro modo, ma sarà comunque costretto a una scelta che potrebbe fargli perdere consensi.
E’ anche per questo, oltre che per la convinzione che alla fine il centrodestra imbarcherà il generale Vannacci, che nel Pd, fatta eccezione per i fedelissimi di Schlein, è emersa la paura di non riuscire a battere il centrodestra nemmeno alle prossime elezioni politiche. Il referendum sulla giustizia aveva illuso molti ma adesso i timori si riaffacciano, tanto più dopo la prova delle elezioni comunali che certo non può definirsi brillante. Eppure la segretaria del Partito democratico continua a ritenere che quella tornata elettorale significhi poco o nulla e non cambi il quadro della situazione. Anche lo smacco di Venezia, dove il Pd era veramente convinto di riuscire a strappare la giunta al centrodestra, sembra far cambiare opinione a Schlein. A suo giudizio quel risultato è il frutto della scelta di un candidato sbagliato e non è certo un campanello d’allarme circa le capacità espansive del centrosinistra.
Nel frattempo si aggiungono anche nuove preoccupazioni. Riguardano il non ancora nato centro dell’alleanza progressista. Schlein sembrava convinta che della cosa si occupasse Matteo Renzi. E il leader di Italia viva se ne sta effettivamente occupando, ma non può essere lui il federatore dei moderati del centrosinistra. Perciò la nascita di un nuovo soggetto politico della coalizione tarda. Chi invece non intende restare con le mani in mano è l’assessore romano Alessandro Onorato, che il 12 giugno lancerà il suo progetto civico nazionale. Dietro alle sue mosse c’è un abile stratega come Goffredo Bettini, il quale è convinto che senza il centro l’alleanza non possa sconfiggere la destra di Meloni, Tajani e Salvini. Per questa ragione, con la solita discrezione, l’esponente del Pd sta dando una mano all’assessore romano. La convention del 12 giugno è pensata in grande e infatti parteciperanno sia Giuseppe Conte sia Elly Schlein, benché quest’ultima tema che il progetto civico di Onorato possa costituire per lei una sorta di trappola. Già, perché quella rete di sindaci e civici, nel caso di primarie a doppio turno, potrebbe diventare determinante per favorire l’ascesa di Conte alla leadership della coalizione di centrosinistra.