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Per non perdere altro tempo sul nucleare
Il disegno di legge delega arriva tardi, è ambizioso ma da solo non basta
4 GIU 26

Foto Getty Images via Ansa
Ieri la Camera dei Deputati ha avviato l’esame del disegno di legge delega sul nucleare. Il testo dovrebbe essere approvato entro la settimana e, poi, trasferirsi al Senato. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha anticipato che l’approvazione definitiva arriverà prima della pausa estiva. Se effettivamente la tabella di marcia sarà rispettata, Palazzo Chigi potrà dire di aver raggiunto un risultato concreto verso una fonte energetica fondamentale per la competitività e la decarbonizzazione. Tuttavia, si tratta solo del primo passo di una strada molto lunga; e non è neppure il più difficile.
Sebbene il nucleare facesse parte delle promesse elettorali del centrodestra, all’inizio il governo ha nicchiato, anche per le divisioni interne alla maggioranza. C’è voluta una mozione di maggioranza, promossa dal responsabile energia di Forza Italia, Luca Squeri, per sbloccare le cose: era il 9 maggio 2023. I tecnici del Mase hanno lavorato nel corso del 2024 e inviato la loro proposta alla Presidenza del Consiglio tra la fine dell’anno e l’inizio del successivo. Il consiglio dei Ministri ha dato luce verde il 28 febbraio 2025. Poi un’altra lunga pausa, finché – il 17 ottobre – il ddl è stato trasmesso alla Camera. In sintesi: ci sono voluti quattro anni alla delega. Ma la sostanza non sta qui: starà, se ci saranno, nei decreti delegati, che daranno attuazione alla delega consentendo, finalmente, iniziative concrete (ancorché preliminari). Se Giorgia Meloni vuole lasciare un segno, allora, deve lasciare in eredità i decreti delegati, non una legge delega che altrimenti finirebbe inevitabilmente per decadere, sperando che, con la nuova legislatura, il percorso prosegua con la creazione della nuova Autorità di sicurezza e gli altri atti attuativi.
Intanto, il governo può fare un’altra cosa per far vedere che, dietro le parole, c’è vera determinazione: accelerare le procedure per il deposito nazionale per i rifiuti nucleari, peraltro necessario a prescindere dalle speranze nucleari. È la condizione minima per non tornare, col voto, al punto di partenza. Presto, che è tardi.