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la lettera •
Zangrillo spiega cosa ha fatto il governo per ridurre la giungla burocratica. Postilla
Il ministro della Pa rivendica riforme, digitalizzazione e taglio delle procedure burocratiche. Una rassegna di interventi, e la risposta del direttore Claudio Cerasa
30 MAG 26

Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione (foto Ansa)
Al direttore – Ho letto con attenzione il contributo del professor Nicola Rossi in cui mi è stato chiesto di battere un colpo. Lo faccio volentieri e con qualche precisazione che spero vorrà trovare costruttiva. Il caso che viene descritto è kafkiano: un imprenditore che si ritrova ostaggio di un sistema nel quale la mano destra non sa quel che fa la mano sinistra e nel frattempo entrambe le mani sono occupate a legare quelle dell’impresa. Mi chiedo però se, nell’attribuire la responsabilità di questo stato di cose, ci sia stato uno sforzo di memoria storica. Quel labirinto di norme stratificate, quelle procedure senza termine, quei rimandi circolari tra uffici sono il frutto di decenni di produzione normativa, di “personalismi normativi” accumulati con solerzia dai precedenti esecutivi.
Questo governo ha ereditato una “giungla” fatta di complicazioni e di nodi da sciogliere. Il ministro Tommaso Foti, durante l’evento che si è svolto a Milano qualche giorno fa, “L’Italia del Pnrr”, ha precisato che proprio grazie alle semplificazioni introdotte – come sottolineato dal Presidente della Cna, Dario Costantini – le imprese potranno risparmiare 2 miliardi di euro all’anno. E’ una inversione di tendenza reale, riconosciuta da chi rappresenta il tessuto produttivo del paese sul campo, ogni giorno. Detto questo, i numeri parlano chiaro: abbiamo semplificato oltre 460 procedure in settori strategici come ambiente, energia, artigianato, turismo, sanità. Abbiamo rivisto la disciplina dei controlli alle imprese segnando il passaggio da una logica meramente “sanzionatoria” ad una della “prevenzione” degli illeciti, favorendo un approccio collaborativo tra le autorità che operano i controlli e le attività economiche.
In questo senso l’interoperabilità delle banche dati è prerequisito essenziale per “correre” più veloci. Per questo motivo ci stiamo concentrando sulla digitalizzazione degli Sportelli unici per le attività produttive (Suap) con un impegno di circa 210 milioni di euro. L’obiettivo è di realizzare un’infrastruttura interoperabile tra le diverse amministrazioni coinvolte nei procedimenti autorizzativi, riducendo sensibilmente i tempi di conclusione delle pratiche. Per garantire trasparenza e diffusione dei risultati è stato realizzato, per la prima volta, il portale “Italia Semplice”, che permette a cittadini, imprese e amministrazioni di consultare le innovazioni realizzate e di monitorarne gli effetti. In un contesto come quello attuale è fondamentale uscire da una logica di “autoreferenzialità” – che per troppo tempo ha caratterizzato la Pubblica amministrazione – per rafforzare il dialogo e il confronto con tutti gli attori coinvolti nei vari processi: amministrazioni, associazioni di categoria, società civile, allo scopo di innescare un “circolo virtuoso” di diffusione di esperienze e prassi adottate.
Esempi paradigmatici del metodo di confronto utilizzato sono rappresentati da due progetti, tra loro complementari: “Facciamo semplice l’Italia. Parola ai territori”, un percorso che sta attraversando il paese e che ci ha permesso di aprire un dialogo stabile con le realtà presenti sul territorio nazionale. A questo si aggiunge una consultazione pubblica che si è conclusa nel mese di settembre scorso “La tua voce conta” e che ci ha permesso di raccogliere ben 600 segnalazioni provenienti da cittadini, dipendenti pubblici, imprese, associazioni di categoria attraverso la compilazione di un questionario. Gli utenti non solo ci hanno segnalato eventuali criticità ma ci hanno suggerito come rendere più efficace e veloce l’azione amministrativa, facendosi promotori di proposte che in alcuni casi sono già legge e in altri sono in fase di istruttoria con le amministrazioni coinvolte.
In questo modo il nostro impegno non si conclude con il Piano nazionale di ripresa e resilienza ma prosegue con determinazione attraverso misure e interventi di sistema capaci di consolidare nel tempo i risultati raggiunti che avranno un impatto positivo nelle nostre comunità. Concludendo, caro direttore, le confesso una mia colpa; non conosco il professor Rossi e quindi ho vinto la curiosità andando su internet. Ho scoperto un curriculum di prim’ordine, con studi e titoli conseguiti nelle migliori scuole italiane e internazionali. Questo mi da conferma di ciò che ho imparato in trent’anni di impegno manageriale in diverse imprese industriali, i titoli accademici non sono mai, di per sé, garanzia di capacità critica e senso della realtà. C’è necessità di un quid in più, di cui purtroppo non tutti dispongono. Quindi al professor Rossi, che a differenza mia lui c’è, mi permetto di suggerire di pensarci due o tre volte prima di battere un colpo. Davvero!
Paolo Zangrillo ministro per la Pubblica amministrazione
Grazie della replica gentile ministro. Ieri, a proposito di battere un colpo, abbiamo ricevuto una cordiale comunicazione di Unioncamere, per ringraziarci dell’articolo e dirci che si attiveranno subito per capire come risolvere casi simili al problema segnalato da Nicola Rossi (piccola impresa che supera una crisi con la composizione negoziata, chiusa e certificata dalla Camera di commercio, con procedura bloccata per un errore di un tecnico, e tempi infiniti per risolvere il problema). Un cordiale saluto a lei e grazie.