Politica
GRAN MILANO •
A Milano la partecipazione riparte dai corpi intermedi
Con i partiti ormai scomparsi dalla scena pre elettorale, Circolo Caldara e Corriere provano a riaprire il confronto sulla città. Assemblee, incontri nei quartieri e ascolto dei cittadini diventano il primo passo per immaginare il prossimo mandato
30 MAG 26

Foto Ansa
Morti e sepolti i partiti nella Milano pre elettorale del 2026, spetta a quelli che una volta si chiamavano corpi intermedi indagare sullo stato di salute della città e stimolare la partecipazione. Due esempi, di natura diversa, spiegano bene questo processo virtuoso che sta iniziando a interessare diversi livelli di un dibattito cittadino che sembrava perduto. Il primo esempio arriva dal Circolo Caldara, storico centro culturale di estrazione socialista che ha appena concluso un progetto durato quasi un anno e mezzo. Tutto è iniziato nel gennaio 2025 quando viene concepito “Hey Milano come stai?”, un ciclo di 10 incontri con economisti, giornalisti, sociologici tenuti nella sede tradizionale di via De Amicis. Un’esperienza da cui ha preso le mosse un’altra, più ambiziosa, mirata a entrare nel ventre della città per captarne gli impulsi, le domande e le inquietudini.
Già dal titolo, “Hey Milano, dove andiamo”, si intuisce l’obiettivo di costruire un futuro, un intento politico che nella prima fase mancava. Sono state programmate ben cento assemblee – alla fine si è riusciti a svolgerne 60 – dallo scorso autunno a oggi in tutti i quartieri e sono state coinvolte 12 associazioni, circa un migliaio le persone che hanno partecipato nei vari oratori, circoli, club. Tirando le somme, Franco D’Alfonso spiega al Foglio che fare i pienoni non era certo l’obiettivo prefissato: “Ci interessava entrare in contatto con la cittadinanza attiva e impegnata sul territorio, metterci in una posizione di ascolto perché se vogliamo avere idee su come pensare Milano dobbiamo prima capire come viene vissuta”.
Non sono mancate le sorprese, alcune positive: “Abbiamo registrato diverse costanti, la prima è che nessuno ci ha chiesto chi sarà il candidato sindaco, la seconda riguarda il clima costruttivo che si è respirato, non c’è stata animosità ma solo la volontà di esprimere difficoltà che si vivono tutti i giorni sempre con spirito di pragmatismo”. Un esempio di come una discussione pubblica possa prendere una direzione imprevista è arrivato da un incontro dedicato al tema della M4, la nuova linea metropolitana che ha sancito un salto di qualità nel trasporto pubblico: “Ci siano trovati con diverse persone – ricorda D’Alfonso – che hanno spiegato come l’avvento della nuova linea abbia comportato l’eliminazione di tre fermate del bus del quartiere provocando disagi a non pochi residenti: sono aspetti di cui a volte non si tiene conto ma che vanno considerati perché sono quelli che interessano davvero i cittadini”.
La fase d’ascolto è terminata sabato scorso con un congresso in cui si è data una forma politica ai mesi di assemblee con un documento che vuole essere una piattaforma da cui il centrosinistra può attingere per governare nel prossimo mandato, come spiega il presidente del Centro Studi Caldara: “Abbiamo studiato la fase degli ultimi 15 anni, rispetto a questo periodo la città è cambiata per cui serve un nuovo approccio per raggiungere la città invisibile che ha bisogno di sostegno e dare slancio alla città visibile”.
Un’altra iniziativa simile nei contenuti ma che porta la firma del Corriere della Sera – che così festeggia i suoi 150 anni – parte oggi. Si tratta di nove incontri in altrettante piazze per confrontarsi con la cittadinanza, tra i tanti protagonisti di questa iniziativa c’è Giangiacomo Schiavi che – da titolare della rubrica delle lettere – gode di un osservatorio privilegiato sulla città: “Vogliamo contribuire a ridare linfa alla partecipazione che vedo appannata, un po' perché la comunità invecchia con 365 persone over 65 e un po' perché c’è la tendenza a mettere il pilota automatico, a trascurare l’impegno civico”. L’auspicio è di dare spazio ai giovani e più in generale a coloro che fanno fatica a farsi sentire: “Abbiamo bisogno di voci nuove, persone che escano dalle tifoserie e affrontino i temi con equilibrio e provino a dare risposte ai motivi d’insoddisfazione che esistono e non sono pochi”.