Piccola storia emblematica e paradossale: c’era una volta l’elezione di un sindaco civico di centrosinistra, Luigi Vicinanza, giornalista per più di trent’anni, ex direttore dell’Espresso, eletto nel giugno del 2024 alla guida del Comune natìo, Castellamare di Stabia, con l’appoggio di varie liste civiche e di tutto il campo largo, con esplicita richiesta del Pd locale: fai il federatore. C’era una volta anche l’elezione di un altro giornalista, Sandro Ruotolo, paladino della lotta a tutte le mafie senza se e senza ma, anche a costo di spezzare una lancia giustizialista, eletto lo stesso giorno di Vicinanza all’Europarlamento e nel consiglio comunale stabiese. Infine: c’era una volta un terzo giornalista, ex ministro della Cultura di centrodestra Gennaro Sangiuliano, alfiere di garantismo (al contrario di Ruotolo, ma in questo caso, per paradosso, dal lato “Ruotolo” della vicenda). Ambientazione: un comune che sorge in una terra ad altissima densità camorristica, dove però lo stesso sindaco (che secondo Ruotolo non fa da “argine alla camorra”) rende libera la spiaggia cittadina per evitare a monte eventuali lotte malavitose attorno alle concessioni balneari e restituisce alla collettività tre beni confiscati ai clan, tra cui un appartamento ubicato all’interno di una villa dove viveva il boss Luigi D’Alessandro, poi trasformato in centro per minori e giovani con l’aiuto della diocesi. Flashback: poco prima delle Regionali in Campania, mentre Vicinanza sta per approvare il Bilancio alla testa di una maggioranza in campo larghissimo (da Avs ad Azione, passando per gli esponenti di 14 liste civiche, di cui molte preesistenti alla candidatura di Vicinanza e a cui Ruotolo rivolge l’espressione di “civismo criminogeno”), giunge un’indiscrezioni stampa a lambire, con l’insinuazione dell’infiltrazione camorristica, due consiglieri comunali. E’ l’inizio della tempesta perfetta. Ai due consiglieri, di cui uno tuttora non indagato, il sindaco si rivolge dicendo: “Se voi foste assessori da me nominati, visto che siamo in terra di camorra e dobbiamo essere insospettabili, chiederei immediatamente le vostre dimissioni. Ma siete consiglieri comunali e quindi auspico, per il bene della città, un vostro passo indietro”. Detto e fatto. I due fanno un passo indietro. Ma Ruotolo ormai procede: contatta la prefettura, perora la causa dello scioglimento, adombra la sospetta infiltrazione nel “civismo criminogeno” (che, chissà, quello stesso giorno del 2024 in parte aveva forse votato anche per lui). E si dimette. “Dove corre il confine tra voti buoni e voti cattivi?”, si domanda Vicinanza. Fatto sta che la Procura invia la Commissione di accesso agli atti. Dopo tre mesi, la Commissione invia i lavori al Viminale — Viminale che non si è ancora espresso, ma intanto il segretario regionale dem Piero De Luca ha invitato Vicinanza, non iscritto al Pd, a farsi da parte. E il sindaco – che già in gennaio aveva respinto le accuse davanti a centinaia di cittadini – non si dimette e dice: il Pd è ostaggio delle correnti al punto da considerare i civici “corpi estranei” da sacrificare alle logiche del correntismo. “Se le mie dimissioni, oggi, scongiurassero l’esito delle decisioni del Viminale, cioè la possibilità di uno scioglimento per camorra, non esiterei a dimettermi. Ma le mie dimissioni, oggi, non bloccherebbero questa procedura e non l’avrebbero bloccata prima. Però il vuoto di potere favorisce la camorra”. Come si spiega l’accanimento? “Dovrei forse sorridere amaro, a vedere Ruotolo e Sangiuliano uniti nel giudizio contro di me”. E non è tanto quello il punto. “Mancavo da questa città da 35 anni”, dice il sindaco, “e la camorra era ovviamente già qui. I cittadini, anche se per molti ero un perfetto sconosciuto, mi hanno votato sulla fiducia, magari per la mia storia professionale o perché non ero una minestra riscaldata. Oggi cammino per la città, senza scorta. E sono orgoglioso delle cose fatte”. Non sente il peso della situazione? “No, altrimenti avrei continuato a fare il pensionato”. Ma perché il Pd lo ha considerato corpo estraneo, dopo avergli chiesto di candidarsi? “Per il Pd, quasi quasi, se hai consenso sei colpevole; se perdi sei bravo. Si vedano i nomi di alcuni illustri esponenti della segreteria”. L’amarezza resta: “A volte mi pare che si brandisca l’arma della lotta alla camorra per coprire l’assenza di progettualità”. Anche il paradosso resta: “Mi viene rivolta la duplice accusa di essere amico di Vincenzo De Luca – cosa in parte vera: ci conosciamo da 50 anni e abbiamo rapporti civili – e di essere amico dell’area moderata di Gaetano Manfredi, e anche questo è vero. Ma è normale: ho fatto il giornalista, cho rapporti civili con tante persone”. Vicinanza si consola con la città che cambia: piano urbanistico approvato, la spaggia libera, le telecamere di sorveglianza moltiplicate proprio in chiave antimalavita (“si è passati da 6 a 250”). E con i giovani: “Il 25 aprile in piazza erano un fiume. Non è poco, per questa città”.