Carotenuto (M5s): “No a Kyiv in Europa. Non è nel nostro interesse”

"Non ci sono le condizioni per un ulteriore allargamento a est.  C'è il diritto di veto e con l’Ucraina in Europa rischiamo di trovarci con una gestione impossibile", dice il deputato del Movimento
29 MAG 26
Ultimo aggiornamento: 06:39
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Roma. “Il tema non è dire sì o no all’ingresso dell’Ucraina in Europa, non c’è solo questo”. Onorevole, che intende? “Oggi non ci sono le condizioni per un ulteriore allargamento a est, bisognerebbe rivedere il quadro generale prima di parlare di allargamento”, dice al Foglio Dario Carotenuto. Il deputato M5s – il flotilleros da poco rientrato a Roma – parla dell’apertura di Bruxelles a Kyiv su cui si dividono anche le forze di governo. Per l’Ucraina un posto nell’Ue può rappresentare una garanzia di sicurezza, una forma di deterrenza rispetto agli attacchi di Putin. “Io capisco il loro punto di vista, le loro paure. Ma non è in base a questo che dovremmo prendere determinate scelte”. E in base a cosa? “Noi dobbiamo lavorare per far cessare questa guerra, dobbiamo lavorare per la pace. Oltretutto questo lo dico non solo pensando agli ucraini, che sono le prime vittime in questa guerra, ma pensando anche agli interessi dell’Italia. Perché solo con la pace potremo verosimilmente ricominciare ad acquistare gas russo, quando la Russia non sarà considerata una minaccia nel resto dell’Ue”. Le daranno del salviniano, se va bene, o peggio del putiniano. “Ripeto, vorrei soltanto che l’Italia facesse i suoi interessi. E invece con l’Ucraina in Europa rischiamo di trovarci con una gestione impossibile. Perché più ti allarghi, più diventa difficile gestire le richieste di tutti. C’è il diritto di veto, l’unanimità di alcune decisioni. Ma come si fa a gestire tutto questo?”, si chiede ancora Carotenuto, questa volta in versione europeista. “In questo modo ci rimettiamo solo noi, facendo un favore agli Stati Uniti, alla Cina e alle grandi potenze che hanno una guida più lineare e coerente. Se l’Europa vuole contare qualcosa non può allargarsi oltre un certo numero. Forse avremmo dovuto fermarci anche prima”. E’ una delle ragioni per cui, secondo Carotenuto, Bruxelles è incapace di incidere in alcun modo nelle crisi internazionali. “Le armi non hanno risolto niente, per questo restiamo contrari ad inviarle ancora. E’ la diplomazia l’unica strada”.
Questa mattina intanto Carotenuto sarà al porto di Napoli per protestare contro le navi che partono per Israele. Poi in Senato con Francesca Albanese, la relatrice speciale Onu che già qualche giorno fa è intervenuta in un altro convegno organizzato dal Movimento. “Questo pomeriggio presenteremo il nuovo libro di Albanese e immagino parleremo delle sanzioni che sono state riattivate su di lei. Una vergogna su cui questo governo, che si dice sovranista, non ha detto una parola. Albanese ha l’unica colpa di aver difeso il popolo palestinese. Questa destra parla di Dio, patria e famiglia. Di valori cristiani che però tradisce ogni giorno per inseguire un baro come Donald Trump, che alla fine ha anche scaricato la premier Giorgia Meloni quando non era più utile”. Inevitabilmente si parlerà anche della Flotilla. Ha denunciato violenze e molto altro. Come sta oggi? “Mi sono buttato sul lavoro per non rimuginare troppo. Cerco di ricordare soprattutto le cose straordinarie e positive che sono accadute. Da queste provo a trarre per continuare questa battaglia”. Poi continua: “Ci hanno arrestato in acque internazionali, senza che avessimo commesso alcun reato. Ho visto persone di sessanta, settanta anni essere picchiati senza motivo. Nessuna umanità da parte di quei militari che ci hanno fermato. Ma qual’è il senso di tutto questo?”. Che risposta si è dato? “Fa parte del disegno genocidiario della Grande Israele. Ma così – conclude Carotenuto – non ci sarà nessun futuro, non solo per Gaza, ma anche per la popolazione israeliana destinata a vivere in un mondo di odio e terrore”.