Il Libero Angelucci: insegue Cairo ma litiga con Sechi. E non sopporta Binaghi, che investe sulla Stampa

Litigi, direttori cacciati e richiamati, gelosie per i nuovi rampolli del capitalismo italiano e pressioni politiche che irritano Meloni. Il caso Sechi non è un incidente, ma il ritratto di una destra spelacchiata che confonde i giornali con un salotto privato

28 MAG 26
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Foto LaPresse

L’editoria di destra è questa: sognano di sostituirsi a Urbano Cairo ma scoprono di essere Angelucci, vogliono rimuovere Sechi dalla direzione di Libero per richiamare Sallusti, e soffrono, soffrono, perché non hanno raggiunto Cairo e avanza Leonardo Maria Del Vecchio. La notizia qui è l’umore dell’editore di Giornale, Libero e Tempo, il figlio del deputato della Lega, Antonio Angelucci, Giampaolo, che si crede il migliore consigliere di Meloni e che, come il padre, vuole un giorno fare politica, ma in FdI. Si alza storto la mattina e ordina di attaccare un avversario, ma poi ci ripensa e chiede: “Ma perché l’avete attaccato?”. E’ capace di riempire di denaro i suoi direttori: “Vuoi 200 mila euro? Così poco? Te ne offro 500 mila. Ti serve l’auto? Ah, quella no. Aggiungiamo 50 mila euro e facciamo 550”. Non è solo editoria, il caso Sechi racconta lo spelacchiamento della destra e riguarda Meloni che ha scritto ieri: “Solidarietà a Sechi finito sotto tutela a seguito delle gravi minacce ricevute dall’area anarco-insurrezionalista”. Fazzolari è un altro che sta tutelando Sechi.
Cosa indispone Angelucci al punto da volerlo sostituire, contattare Sallusti (che potrebbe accettare) che gli Angelucci avevano mandato via a novembre dal Giornale? In redazione si parla di una lite furibonda fra editore e direttore che riguarda l’autonomia di Sechi, le scelte editoriali, un “no” pesante di Sechi, e il fastidio che Angelucci prova per il presidente della Federtennis. E’ Angelo Binaghi che, con una controllata della federazione, è entrato nella nuova proprietà della Stampa con cinque milioni di euro. La Stampa è stata appena rilevata da una cordata capeggiata da Alberto Leonardis, nuovo editore. Dice Alessandro Sorte, segretario di Forza Italia Lombardia, “La Stampa a Leonardis? E’ un’operazione favorita anche da Guido Crosetto. Lui sì, un forzista vero”. Libero come tutti i giornali italiani perde copie, Il Tempo ne perde altrettanto e si aggiunge che perfino Matteo Salvini lamenta che sui giornali del gruppo Angelucci (nei fatti un suo deputato) la foto del leader Lega appare di rado e che sono giornali a trazione FdI. Giampaolo Angelucci si sarebbe infastidito perché Binaghi, anziché scegliere di investire i 5 milioni sotto forma di sponsor sui giornali di area, decide di farsi editore, e di editori ce ne sono già troppi. Gli hanno recentemente presentato Kyriakou, il nuovo proprietario di Repubblica, e ha incontrato Leonardino Maria Del Vecchio che ha acquistato il prestigioso Giorno. Da allora Angelucci si è invaghito e teme questo giovane rampollo che schiera giornali, acque minerali, occhiali e balla la dance. Del Vecchio si compra il Twiga? Angelucci propone di fare, prossimamente, un grande evento a Milano, con Fedez. Del Vecchio chiama Francesco Dini, l’uomo che è stato l’ombra di De Benedetti? Angelucci vuole sostituire anche l’ad Nicola Speroni, uno che aveva lavorato con Cairo, solo che i candidati hanno paura e dunque deve cercare i vecchi ad, che come Sechi ha mandato via. Al posto di Sechi (che potrebbe spostarsi all’Ansa e che ha ricevito solidarietà da Salvini e Conte) o Sallusti o, se va male, potrebbe ritornare Senaldi, il direttore che c’era prima di Sallusti. La parola firme interne, vivaio, è scomparsa.
E’ un metodo. Anche al Tempo, diretto da Daniele Capezzone, Angelucci ha provato a richiamare Davide Vecchi, l’ex direttore del Tempo, che oggi lavora con Salvini. Non sono giornali ma capricci da editori di seconda generazione che hanno l’ansia di superare i padri. Raccontano di una riunione con Meloni dove c’erano padre e figlio, Antonio e Giampaolo, con Giampaolo che continuava a parlare, al che il padre lo interrompe e suggerisce: “E ascolta!”. Un’altra è da amarcord. Riunisce tutti i direttori di testata e urla: “Che ci fa Storace in prima pagina?”. Tutti zitti. Il padre zitto. Escono dalla riunione e nessuno ha il coraggio di dirgli che il fondo di Storace lo aveva voluto il padre. Anni dopo è lo stesso Giampaolo a chiamare l’allora direttore del Tempo e proporre: “Ti va bene Storace vicedirettore?”. Avevano chiamato Giovanni Orsina al Giornale, la firma della Stampa, un orgoglio, e gli hanno proposto un contratto con su scritto “in prova”. Resta insuperabile la storia di Franco Bechis, un altro ex direttore del gruppo. Aveva osato fare i conti a Tosinvest, il gruppo Angelucci. Ebbene, ricevette una telefonata (che registrò) degli Angelucci con la promessa: “Ti scateno Feltri”. Bechis scrisse un articolo, raccontando tutto, e lo concluse, geniale, con l’elogio di Feltri, sicuro che Feltri non si sarebbe mai prestato all’editore umorale. Era ovviamente una dolcissima illusione. Anni dopo, Giampaolo incontra Bechis in aeroporto e dice a chi gli stava vicino: “Ecco, abbiamo trovato il direttore perfetto”. Bechis andò a dirigere il Tempo. In tutto questo l’unica certezza è il padre, Antonio. Si trova a Cuba con la noce di cocco, il sole, il mare e forse legge Granma, lui sì, Libero.