Centinaio (Lega): "Ravetto? Un'ingrata. Vannacci? Mai stretto neanche la mano. Calenda? Non avrei problemi a dialogare con lui"

Il vicepresidente del Senato: “Ravetto è stata accolta come in una famiglia, senza gavetta, è stata mandata in televisione tutte le volte che voleva, e assicuro che lo voleva spesso… Poi se n’è andata con Vannacci. Come lui. Al colmo dell’ingratitudine”. Anche Vannacci non ha fatto la gavetta. "Infatti è sbagliato prendere gente da fuori e collocarla ai vertici" 

21 MAG 26
Ultimo aggiornamento: 07:00
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Roma. “E’ stata accolta come in una famiglia, è stata mandata in televisione tutte le volte che voleva, e le assicuro che lo voleva spesso…”. Parliamo di Laura Ravetto. “Tutto quanto ha chiesto ha sempre ottenuto. E’ stata responsabile del Parlamento. Ha scalzato colleghe con una storia più antica della sua”. Ha preso quanto c’era da prendere, senatore Gian Marco Centinaio. E poi cos’ha fatto? “Poi se n’è andata con Vannacci. Come lui. Al colmo dell’ingratitudine”.
Il vicepresidente del Senato, parlamentare leghista, non crede che il generale Vannacci porterà con sé, in Fn, altri commilitoni. “Io non sento, nell’aria, uno smottamento”, dice. “E sa perché?”, ci domanda. Perché? “Perché Laura Ravetto, a differenza mia e di tanti altri, è entrata nella Lega nel 2020. Non ha fatto la gavetta”.
Sta dicendo che ha scambiato il Carroccio per un tassì? “Esattamente. E’ quel tipo di politico che usa il nostro partito per opportunità”. Lo stesso può dirsi di Roberto Vannacci, però. Arrivato e subito intronizzato. C’è un problema di selezione da parte di Matteo Salvini? “Io a Vannacci non ho stretto mai neanche la mano”. Addirittura. “Mai”. A maggior ragione, non pensa che la segreteria dovrebbe fare autocritica? “Guardi, io continuo a pensare che chi viene da fuori debba faticare. Che debba fare un certo cammino prima di arrivare in alto. Solo così si può capire cos’è la Lega. Una realtà strutturata non si può esporre agli interessi dell’ultimo arrivato né può regalargli di tutto, com’è stato fatto. Lo dico perché è poi increscioso dover commentare queste situazioni”. Già. Ma perché lei non ha mai stretto la mano a Vannacci? “Perché non mi piace quel che dice né come lo dice. La mia storia personale è distante anni luce da gente come lui”. D’accordo, ma i sondaggi sembrano premiarlo. Se non se ne vanno i senatori, se ne vanno gli elettori. “E’ l’effetto della novità”. Pensa sia solo il fruscio di scopa nuova? Non crede ci sia sfiducia nei vostri confronti? “No. Io vengo dalla provincia di Pavia, dove il generale è stato pochi giorni fa per le elezioni comunali a Vigevano. Lui, lì, ha una sua lista. Si è scattato selfie con uomini e donne che conosco e che mi hanno confermato di votarlo per mera curiosità. Non mi preoccupa più di tanto”. E’ la storia di tutti, senatore. Ed è anche su questi modesti presupposti che si raccatta consenso. “Non c’è dubbio. Lui fa il fenomeno, come prima di lui i Cinque stelle. Altra cosa è il compromesso, l’arte di governare”. A proposito di compromesso, lei governerebbe con un uomo cui non ha mai stretto la mano? Oppure lo eviterebbe anche a costo di una sconfitta? “Io sono dell’idea che con lui al tavolo ci si debba sedere. Per mettere a fuoco che cosa vuole. Oltre che per capire se i suoi sogni, chiamiamoli così, sono coerenti con la storia di Lega, Forza Italia e Giorgia Meloni. Potrebbe essere un’occasione per educarlo alla politica”. Ah. Gli mancano proprio i rudimenti? “Da fuori son bravi tutti. E lui non è stato che fuori. Non ha mai governato un paese. Neppure un comune. Voglio vederlo, Vannacci, con le mani nella marmellata, quando comincerà a capire cosa significa governare”. Chiaro. C’è però un altro uomo con cui potreste – forse, chissà – sedervi al tavolo. “Ossia?”. E’ al polo opposto del generale. “Io sono un uomo di centro”. Anche lui. “Carlo Calenda?”. Sì. “Eh, ma Calenda deve smetterla di spararci addosso. Deve capire se andare verso centrosinistra o rimanere con noi”. Rimanere? Lapsus interessante. “Io non decido, per fortuna della Lega. Decide Matteo”. Meglio Azione di Vannacci? “Sì. Anche se non imposto io il rapporto con Calenda. Sicuramente, da uomo di centro, non avrei problemi a dialogare con lui”.