Perché nasce morta la Biennale di Putin. La versione di Sensi

Secondo il senatore del Pd, a Venezia va in scena a riabilitazione di Putin, il suo sdoganamento simbolico più importante, forse l’unica sua vittoria sul “campo” in quattro anni di resistenza ucraina

6 MAG 26
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Foto Ansa

Al direttore - Com’è triste Venezia. A pensare che il segno, l’impronta della Biennale quest’anno sia la riapertura del padiglione del Cremlino, che sia questo, alla fine, il contributo che l’Italia più internazionale che c’è porti al dibattito artistico e culturale: la riabilitazione di Putin, il suo sdoganamento simbolico più importante, forse l’unica sua vittoria sul “campo” in quattro anni di resistenza ucraina. Perché questo sarà e non altro, non si illuda nessuna delle anime belle che invocano la libertà dell’arte e gridano alla censura. Un cortocircuito nella scatola nera, nerissima della ambizione culpop della destra, finita a branzini in faccia, chissà se ‘sto duello data ai tempi del Foglio, direttore. Sta di fatto che neanche gli ispettori, un classico della burocrazia italiana quando è in difficoltà, sono riusciti ad aggirare il machiavellico garbuglio escogitato per aprire il padiglione di Putin senza aprirlo, facendo esibire la meglio gioventù dell’arte del Cremlino in una sorta di azione parallela, di macchina celibe per schivare i fulmini europei e le saette di Fazzolari. Ieri, mentre a Venezia si allestivano i padiglioni e si puliva il red carpet, mai così red, i russi in Ucraina uccidevano 15 persone e ne ferivano oltre 70, con missili e droni, come avviene ogni maledetto giorno. Poi magari, come chiede Putin, ci sarà un bel cessate il fuoco solo per il 9 maggio, il giorno della parata militare a Mosca, ironia della sorte pure festa dell’Europa e inaugurazione della Biennale, ma tu pensa. Se a difendere questo scempio, oltre a persone pur stimabili che sbagliano, e di grosso, ci sono Vannacci, Salvini e Borghi e i 5 Stelle, forse una domandina qualcuno dovrebbe porsela. Chissà che non sia stata una genialata per evitarsi l’assedio alla Biennale per il padiglione di Israele, apro alla Russia, e chi mi può dire niente? Così tra calcoli e balistica, nasce morta la Biennale di Putin. Chissà che dalla laguna non si scorga la sagoma fantasma del vascello russo al largo di Pantelleria, potrebbe chiedere asilo politico a Venezia, vieni avanti Cremlino.
 
Filippo Sensi è senatore del Pd