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Salvini e il vento del nord: stop a Zaia, Garavaglia e La Lega la fa Marina Berlusconi
Si muovono i Berlusconi, la finanza milanese esulta per il ribaltone Mps, la base del nord chiede alla Lega di non votare il ddl su Roma Capitale, ma Salvini preferisce lo stallo
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25 APR 26
Ultimo aggiornamento: 03:36 PM

Matteo Salvini
Roma. Sta tornando il vento del nord e Salvini può scegliere: lo avversa o lo asseconda? Salvini al momento lo avversa. Sta posticipando la nomina di Luca Zaia a vicesegretario della Lega, sta lasciando che Federico Freni rimanga al Mef come sottosegretario perché il nord chiederebbe di sostituirlo con Massimo Garavaglia, ex ministro. La sorte sta offrendo un’altra possibilità a Salvini e indossa sempre la stessa maschera, quella di Giorgetti. Il nord ha rialzato la testa ed è il nord che ha votato “sì” al referendum sulla giustizia, quello che Meloni lascia in comodato d’uso a Ignazio La Russa. Si muovono i fratelli Berlusconi, i fondi milanesi, come F2i di Renato Ravanelli, le vecchie fondazioni, e si muovono i docenti di Bocconi e Cattolica. Si muove UniCredit che cresce in Generali. La foto che Salvini si è scattato alla Camera, con Antonio Angelucci, “vieni Tonino, vieni”, per festeggiare il decreto Sicurezza, nasconde l’altra notizia. La Lega nord oggi la fa Cavaliera Marina. Salvini sta scegliendo l’abbacchio al posto della cotoletta. (Caruso segue nell’inserto XVI)
Quando i parlamentari di maggioranza hanno iniziato a cantare l’Inno di Mameli, per rispondere a Bella ciao, i leghisti sono rimasti seduti. Perché? Lo ha spiegato Riccardo Molinari, il capogruppo della Lega: “Noi siamo gente seria, non ci facciamo strumentalizzare sul 25 Aprile con ‘Bella ciao’ contro il centrodestra e non ci facciamo strumentalizzare nemmeno con l’Inno di Mameli contro il centrosinistra, perché è la festa di tutti”. Era una stilettata a FdI. La Lega lo dice piano, ma lo dice. Non vuole la nuova legge elettorale di Meloni perché come ha spiegato Igor Iezzi, in commissione Affari costituzionali, “non è una priorità”. La priorità della Lega dovrebbe essere intercettare questo vento che è tornato a soffiare da Milano. Il Mef guidato da Giorgetti ha scelto di giocare di sponda con Bpm che in Mps ha votato a favore di Lovaglio, un ad che Caltagirone non voleva, lanciando così messaggi alla finanza ambrosiana. Gli esposti sul risiko bancario arrivati a Consob provengono in gran parte da Milano. Salvini, che non è sciocco, sente questo vento, ma ha paura di aprire le braccia e resta a guardare. Il 18 aprile, per l’evento dei Patrioti, c’era una Lega che stava in piazza, al corteo, e un’altra che la guardava da un rooftop di Piazza Duomo. Il giorno dopo anziché ringraziare i militanti che hanno partecipato sono state chiamate le segreterie regionali per segnalare chi mancava, per invitare alla delazione. L’ultima invenzione di Salvini è stata la segreteria politica ristretta, ed è così ristretta che non ci sta neppure Attilio Fontana, il governatore della regione del pil italiano. Si intercetta così il vento del nord? Vannacci ha lasciato a febbraio la Lega e il ruolo da vicesegretario ma la casella non è mai stata riempita. Attilio Fontana non si stanca di suggerire di indicare Zaia come vice, solo che Salvini si rifiuta. Si rifiuta per paura di perdere il controllo, perché Zaia gli chiederebbe carta bianca. Salvini non vede (anzi preferisce non vedere) che in Veneto i deputati bussano a FdI e che si formano tribù. Al posto di Alberto Stefani, segretario della Liga, oggi presidente della regione, è stato nominato come commissario della Lega Andrea Tomaello, eletto con la lista Stefani. Quali sono gli imprenditori che la Lega riesce adesso ad avvicinare? L’imprenditore simbolo della Lega è Angelucci, proprietario di tre giornali che approvano la scalata di Roma su Milano, su Trieste, su Generali. Guido Guidesi, l’assessore allo Sviluppo economico della Lombardia e il presidente Fontana si chiedono perché la Zes unica (che ormai non è più unica) ma copre mezza Italia, non si possa garantire anche alla Lombardia. La vecchia Lega sta chiedendo a Salvini: “Perché dobbiamo votare il ddl su Roma-Capitale? Perché?”. Sono rivendicazioni da vento del nord e le interpreterebbe un uomo come Garavaglia, economista, ex ministro al Turismo, già viceministro e sottosegretario al Mef. Il veto su Freni alla Consob è di Tajani ma fa comodo a Salvini. Gli fa comodo perché l’eventuale sostituto di Freni, che vuole Salvini, ha già un lavoro impegnativo: fa il vero segretario della Lega. E’ Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, che per tenacia, pazienza, lealtà, di fatto si è meritato il titolo che (non) ha. La gestione del partito è in carico a Durigon, le nomine sono affidate a Durigon, che seleziona i profili e si occupa perfino di incompatibilità (lo fa pure egregiamente). Basterebbe studiare i cda delle partecipate per trovare ovunque soldati di Durigon. E’ così svelto e acuto di pensiero che quando Salvini gli ha proposto di prendere il posto di Freni, Durigon se ne è guardato bene. Lo ha fatto non solo per gestire il partito, ma per evitare che la sua amicizia con Giorgetti potesse incrinarsi nella normale dialettica da ministero. Il nord ha un nome ed è Garavaglia, ed è il nome che apprezza anche Giorgetti, ma Salvini non accetta che in quel ministero possa abitare la coppia Garavaglia-Giorgetti. Il consenso del governo Meloni si erode in economia, si erode perché la produzione è ferma da tre anni. Confindustria torna a protestare, come non accadeva, il rinnovo del taglio delle accise non è scontato. Resta il nord laborioso e festante dopo il ribaltone Mps. Il profumo di zafferano copre ora quello dell’ amatriciana. Salvini non comprende l’occasione. La Liberazione si è fatta a Milano ma quest’anno la città ne festeggia un’altra: la liberazione dai sogni economici al guanciale e il ritorno di questo vento del nord. Salvini sta scegliendo lo scirocco.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio