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Tajani cerca il rilancio coi big del Ppe. Ma il suo problema è la Sicilia
A Roma arrivano Weber e Metsola per i 50 anni del Partito popolare. Magyar manda un messaggio. Intanto il partito sull'isola verrà commissariato: in pole position per il ruolo di traghettatore Minardo e Falcone, ma occhio a Mulè che dice: "Se Tajani lo ritiene utile, ne parleremo"
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24 APR 26
Ultimo aggiornamento: 05:31 AM

Il segretario nazionale di Forza Italia (Fi) e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani durante la riunione della segreteria di Forza Italia (Fi) sulla campagna per il referendum sulla giustizia, presso i gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, Roma, 25 febbraio 2026. ANSA/ANGELO CARCONI
Roma. A Roma cerca il rilancio con i big del Partito popolare europeo. Ma la grana di Antonio Tajani adesso è la Sicilia. Anche il governatore Renato Schifani è atteso nella capitale: il partito in regione sarà commissariato. Si fanno i nomi del deputato Antonino Minardo e dell’europarlamentare Marco Falcone. Occhio a Giorgio Mulè: “Fare il commissario? Se Tajani lo ritiene utile, ne parleremo”.
Oggi il leader di Forza Italia farà gli onori di casa, al Salone delle Fontane, in zona Eur, si celebrano i 50 anni del Ppe. Arrivano il presidente Manfred Weber e Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo. Péter Magyar, il nuovo leader ungherese, l’anti Orbán che di questi tempi non dispiace nemmeno ai progressisti, era stato invitato. Non ci sarà di persona, manderà solo un messaggiò. Per Tajani – che ieri si è diviso tra impegni istituzionali e beghe di partito – sarà l’occasione per lanciare “un grande messaggio europeista, perché non c’è futuro se non guardiamo all’Europa”. E anche per marcare la differenza dagli alleati di governo, da quelle posizioni che dalle parti della famiglia Berlusconi sono considerate un po’ troppo schiacchiate sul melonismo. Massimiliano Salini, vicepresidente del gruppo Ppe a Bruxelles, aggiunge al Foglio: “E’ un appuntamento che capita nel momento migliore, in cui si assiste alla crisi conclamata degli antioccidentalismi di sinistra, che hanno strizzato l’occhio a regimi come quello di Teheran. Ma anche ai capricci di certa destra, che a livello globale stanno dimostrando tutta lo loro inaffidabilità. In questo contesto è il momento di chiarire quale sia il ruolo di forze appassionate e razionali, non istintive, come il Ppe e Forza Italia. Quando nel mondo imperversano i folli c’è bisogno di affidabilità. E’ questa la risposta che dobbiamo”.
Il menù dei popolari a Roma prevede anche, domani mattina, una visita dal Papa con Tajani a guidare la delegazione Ppe. Nei pensieri del leader forzista in ogni caso c’è molto altro, perché il rinnovamento chiesto a lungo da Milano e avviato nelle scorse settimane non si esaurisce con gli avvicendamenti dei capigruppo di Camera e Senato. Sebbene l’intensità si sia un po’ abbassata dopo l’incontro Tajani-Marina. Il rischio era quello di ritrovarsi con un leader (troppo) indebolito, in una fase non facile per il governo. Tra gli attenzionati c’è pure Fulvio Martusciello, il coordinatore in Campania che guida anche la delegazione azzurra in Europa e oggi all’Eur sarà sul palco. In Transatlantico però suggeriscono di fare attenzione anche a chi non ci sarà: raccontano per esempio che il ministro per la Pa, Paolo Zangrillo – uno degli interlocutori di Marina B. – potrebbe non esserci.
E mentre Enrico Coosta e Stefania Craxi rilanciano sulla giutizia (con una lettera al ministro Carlo Nordio chiedono un vertice per accelerare sulle riforme) la priorità di Tajani, in queste ore, resta la Sicilia. Il cui futuro passa dalle interlocuzioni tra il vicepremier e Renato Schifani, agevolate proprio dall’evento romano. Il governatore qualche giorno fa ha lasciato intendere di volersi ricandidare, ma in pochi credono sia quello il vero senso delle sue parole. Nella sua regione, vale la pena ricordare, i no al referendum hanno superato quota 60 per cento e ad Arcore di certo non sono stati contenti. La sua è una maggioranza claudicante, al di là di rimpasti e rilanci. Il partito sarà presto commissariato e il congresso rimandato – così come dovrebbe accadere nella Campania di Martusciello, in Lombardia e in Puglia. Mulè ieri ha chiarito di essere a disposizione: “Ma non faccio gare o candidature per il commissariamento”. A proposito di rimpasto o di uno Schifani bis dice: “Sono logiche lontane dalle mie. Io i rimpasti non li digerisco, per me esiste soltanto un governo saldo”. E quello dell’attuale governatore non sembra esserlo. Mentre Mulè, in vista delle elezioni regionali del 2027, potrebbe essere in grado di riunire il centrodestra, tanto più dopo l’impegno trasversalmente riconosciuto nella battaglia referendaria. Un credito da spendere più avanti. Nel frattempo avanzano altri nomi per traghettare il partito siciliano. Le quotazioni di Minardo, presidente della commissione Difesa alla Camera, sono in ascesa. Anche se ha iniziato la legislatura con la Lega e questo potrebbe non piacere a tutti. Un’alternativa potrebbe essere Marco Falcone, eletto al Parlamento Ue con quasi 100 mila preferenze e già assessore in Sicilia. Dipenderà anche dalla famiglia del Cav., che ieri ha festeggiato il pronunciamento del Tar. “I ricorsi sono stati l’ennesimo attacco giudiziario nei suoi confronti. Intitolare Malpensa a Berlusconi – ha detto Marina – è il giusto riconoscimento a un uomo che è sempre stato capace di guardare oltre l’orizzonte. Un aeroporto serve a volare e non può restare ostaggio di chi vorrebbe tenere l’Italia ancorata a terra, prigioniera di vecchi rancori”