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Meloni si allontana da Giorgetti: apre allo scostamento e no alle spese per la Difesa. Assedio a Istat "rigidi burocrati".
Infastidita dall'atteggiamento del suo ministro dell'Economia e irritata dai numeri dell'Istat. Al Consiglio Europeo di Cipro ridefinisce le priorità. No all'aumento di spesa per la Difesa (che impensierisce Crosetto)
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24 APR 26
Ultimo aggiornamento: 07:01 AM

Il ,inistro dell’economia Giancarlo Giorgetti e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (fhoto di Mauro Scrobogna per LaPresse)
Canterebbe Paolo Conte: “Con quella faccia un po’ così, con quell’espressione un po’ così, che ha Giorgetti quando va in Cdm”. C’è qualcosa di più nella battuta di Meloni rivolta a Giorgetti, in questo suo “A Gianca’, se io fossi un uomo e avessi..., mi …”. In maggioranza lo chiamano il “ministro Recanati” e non piace a Meloni, la Meloni versione tonica, questo suo pessimismo, questo pensiero crepuscolare. Quando si è presentato in conferenza stampa per dare, ovviamente, il triste annuncio, il mancato raggiungimento del tre per cento, Giorgetti ha spiegato che se servirà “l’Italia farà da sola”, che significa scostamento di Bilancio. La spesa per la Difesa non verrà aumentata ed è scritto nel Dfp che “sarà necessario ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti in altri ambiti, ivi inclusa la difesa”. Lo conferma Meloni, da Cipro, per il Consiglio Europeo, che non sarà attivata la clausola di salvaguardia per la Difesa perché “altre sono le priorità”. Ma ora chi ha la faccia di dirlo a Crosetto? Hanno chiesto a Meloni cosa ne pensasse di quel decimale e Meloni stizzita: “I conti sono molto in ordine” perché il deficit “era all’otto per cento ma lo abbiamo portato al 3,1 per cento e pesa ancora il disordine del passato, il Superbonus”. Sia Meloni sia Giorgetti vogliono che l’Europa apra spazi fiscali e che le spese a sostegno dell’energia vengano conteggiate come quelle per la difesa. E allora perché quella faccia? Dice Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze, di FdI, che il possibile scostamento non è collegato al dato del tre per cento e “che è andata benissimo, meglio di come avevamo previsto”. Giorgetti rispetta gli arbitri, gli piace il calcio, ma non vuole l’Italia ai Mondiali (ripescata da Trump e Zampolli) perché Giorgetti, anche quando ha una richiesta, una cortesia, la chiede con quella faccia. Osnato consiglia “di scendere in campo con allegria e ricordare sempre che c’è un primo tempo, ma anche un secondo, e poi i supplementari”. In una nota interna di FdI, dove c’è lo schema di gioco, il come fare pressing ai rivali, all’opposizione, si fischia l’Istat perché “la rigidità dell’Istat rende più poveri gli italiani”. Giorgetti perché queste cose non le dice, in faccia?
A Palazzo Chigi sono ora convinti che ci sia stato un colpetto di mano tra Ragioneria e Istat, la “rivolta dei marescialli”, dei sottoposti, delle strutture perché “quel denaro bastava spostarlo da una parta all’altra. Queste cose si sono sempre fatte”. Con che faccia, l’Istat esce di casa? Nella nota interna di FdI, che è la nota mondo Italia, si scrive che “nessuno vuole forzare i numeri, però, ci si sarebbe aspettati dall’Istat una maggiore attenzione, data la posta in gioco perché da molti anni le stime fornite dall’Istat sul pil sono costantemente e notevolmente sottostimate”. Anche Giorgetti lo pensa e lo ha pure detto in Cdm, il Cdm “A Gianca’”, solo che lui lo ha detto con la faccia di chi sapeva che era finita perché “rigore è quando arbitro fischia”. Quando in conferenza stampa ha preso le difese della struttura, della Ragioneria, “che ho fatto per tre anni e mezzo?”, in maggioranza hanno replicato “forse è il caso che Giorgetti non ci metta più la faccia e la difenda”. Meloni, che oggi dovrà sottoporsi all’esame di Diritto costituzionale con Zampetti e Mattarella, mostrare che i rilievi sul decreto Sicurezza, sugli avvocati, sono stati recepiti, chiede ancora di sospendere il patto di stabilità, o almeno una flessibilità su quelli che la Ue classifica come aiuti di stato, perché serve “più coraggio”. Ma basta la faccia tosta? Enzo Amendola, ex ministro, che l’Europa la conosce, ha domandato in Aula, rivolgendosi a Giorgetti, “ma un ministro che ha fatto una corsa, scende dall’otto al tre per cento, e poi va fuori per seicento milioni? Come diceva il filosofo barese (e si riferisce a Checco Zalone), ma sono del mestiere?”. Raccontano che Giorgetti non avrebbe neppure sentito Meloni e la sua battuta, come è probabile che abbia letto, questa nota di FdI, chiara contro l’Istat “che ha mostrato ingiustificata rigidità pur sapendo quanto è avvenuto negli anni passati con le prime stime del pil, comportandosi come rigidi burocrati che sembrano remare contro l’Italia e contro il governo. Il tutto, a danno dell’Italia e degli italiani”. Giorgetti separa il mondo dal 28 febbraio, dallo scoppio della guerra in Iran, ma forse c’è un’altra data che ha separato il suo mondo, il nord, da Roma, il mondo di Meloni. E’ il 15 aprile, il giorno del ribaltone di Mps, della la nomina di Lo vaglio come ad di Mps, nomina che non è piaciuta al grande girone ma salutata con piacere da Giorgetti. Meloni ha sempre rivendicato di avere “una sola faccia”. Anche Giorgetti ne ha una e ha paura dei mercati, del disordine, “di quel mare scuro, che si muove anche di notte e non sta fermo mai”.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio