Non vede una riedizione della stagione gialloverde sulla scia di un vagheggiato (da Matteo Salvini e da Giuseppe Conte) ritorno al gas russo, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi. E però continua a considerare irricevibile anche soltanto l’idea di ipotizzarlo, quel ritorno, pur avendo ascoltato con attenzione, dice, le parole dell’Ad Eni Claudio Descalzi (che pensa sia necessario “sospendere il bando che scatterà il primo gennaio 202, sui 20 miliardi di metri cubi di Gnl che vengono dalla Russia”). Lupi trova ancora (e tanto più) valide “le ragioni per cui quattro anni fa, dopo l’aggressione inopinata della Russa all’Ucraina, ci si è staccati dalla Russia per quanto riguarda le forniture di gas, nonostante si sapesse a quali sacrifici si sarebbe andati incontro. E la ragione è che quell’aggressione inopinata non soltanto ha messo in crisi il popolo ucraino, ma ha minacciato tutta l’Europa e l’Occidente”.
La crisi energetica, dice Lupi, “è uno dei temi che devono portarci a riflettere sul fatto che l’interesse immediato, a volte, come in questo caso, non coincide con l’interesse più generale e con la dimensione ideale di un’Unione europea che non deve dimenticare i valori su cui si fonda. L’Italia è riuscita, in questi quattro anni, a rendersi indipendente dal gas russo. Vogliamo tornare indietro e far cadere le ragioni di questa scelta, magari perché ci siamo abituati al fatto che Russia e Ucraina sono in guerra?”. C’è però il timore che la crisi energetica affondi l’Europa (e l’Italia). “Se avessimo lavorato per un’indipendenza energetica a tutto tondo, a partire dal ritorno al nucleare, ovviamente di nuova generazione, come da proposta presentata da Noi moderati nel 2024, saremmo già a metà dell’opera. Come pure, a mio avviso, si deve continuare a ragionare sui rigassificatori. Ma ricordiamoci che, per quanto riguarda il gas, l’Italia ha diversificato gli approvvigionamenti – per esempio in direzione di Algeria e Azerbaigian – e che anche la dipendenza dalle forniture provenienti dai paesi del Golfo è ridotta. La via che abbiamo di fronte non è la più semplice: passa per una diversificazione delle fonti di energia, in direzione di un mix energetico che preveda il ricorso alle rinnovabili per un 50-60 per cento, al nucleare per il 20 per cento e al gas per il restante 15, ma a mio avviso è l’unica via percorribile”. Non la pensa così Salvini e neanche la segretaria dem Elly Schlein, che loda la via spagnola, in nome di un ricorso massiccio alle rinnovabili. “E’ legittimo che il leader della Lega, come d’altronde hanno fatto tutti i leader del centrodestra, esprima la sua opinione in materia.
Nel centrodestra si è aperta una riflessione e confido che si arrivi presto a una sintesi in direzione del suddetto mix energetico, vista l’urgenza dettata dal quadro geopolitico – quadro in cui il vero scontro, al di là di Vladimir Putin, è quello tra Stati Uniti e Cina, e rischia di diventare scontro sulla testa dell’Europa. Quanto alla via spagnola, ricordo la surreale situazione in cui si è trovati al congresso del Ppe a Valencia, lo scorso anno, nel bel mezzo di un blackout durato tre giorni. Ecco, ai fan di Sanchez dico: attenzione a perseguire un modello che presenta molte falle”. Il centrodestra deve trovare la sintesi non soltanto sull’energia, ma anche sul nome del prossimo candidato sindaco di Milano. Maurizio Lupi è il nome politico che piace anche a FdI (Ignazio La Russa), ma nella Forza Italia di Antonio Tajani ci si è incaponiti invece sulla necessità di un “nome civico” per poter allargare i confini della coalizione. Lupi la disponibilità eventuale a correre l’ha data, ma sottolinea l’importanza “di non mettere la fine davanti al principio”. Cioé? “Lo scorso weekend, proprio a Milano, tutti e quattro i coordinatori di centrodestra hanno convenuto sulla necessità di puntare a un progetto e a un programma credibili per la città, chiedendosi intanto perché sono 15 anni che il centrodestra non vince e perché, in generale, gran parte dei comuni italiani sono governati dalla sinistra. Il punto di partenza deve essere questo, non la ricerca di un Godot civico o la rincorsa dell’allargamento a tutti i costi. Faccio notare che non si vedono Nembo Kid all’orizzonte e che Carlo Calenda non sta correndo da noi per Milano. Soltanto dopo una profonda riflessione su questi temi e su un comune progetto si potrà ragionare su chi meglio potrà interpretarli”. (In ogni caso Lupi è in campo, e in ogni caso La Russa non perde occasione di spingere per il “nome politico”, cioè quello di Lupi, peraltro fatto da lui).