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Lo scontento di Meloni sul decreto Primo maggio. Tensioni con la Lega
La premier con la ministra Calderone aveva parlato di intervento incisivo sul "lavoro povero". Ma il governo si limiterà a rifinanziare alcune misure in scadenza. Sui rider, invece, allo studio misure sulla sicurezza ma non sui contratti
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22 APR 26

ANSA / MATTEO BAZZI
Aveva convocato a Palazzo Chigi la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone, lo scorso primo aprile, con l’obiettivo di muoversi per tempo. “Serve un intervento incisivo sul lavoro”, era il succo del discorso di Giorgia Meloni. Tanto cara dall’inizio del suo mandato alla Festa dei lavoratori come momento in cui rivendicare interventi del governo. E allora la titolare del Lavoro aveva iniziato a dare il via a tutta una serie di colloqui tecnici per cercare di andare incontro alle richieste della presidente del Consiglio, che voleva poter rivendicare misure sul “salario giusto”. Ora però che quella data si avvicina monta un certo qual scontento nelle stanze del governo. Nonostante ancora ieri Meloni abbia riunito i ministri competenti, ma anche la Ragioniera generale dello stato Daria Perrotta, per un’azione “preventiva e strutturale” sul lavoro. Questo perché nel frattempo l’esecutivo, facendo ventilare alcune ipotesi d’intervento, è riuscito a ricompattare le tre principali sigle sindacali (Cgil, Cisl e Uil), attirandosi anche le critiche di Confindustria. E così, per non andare al muro contro muro, Meloni ha preferito far decadere la delega contenuta nello schema di decreto legislativo in vigore fino al 18 aprile. Un intervento di quel tipo, che nelle intenzioni del governo doveva servire proprio ad allargarne le maglie, infatti sin da subito è sembrato ai sindacati un modo per aggirare il confronto. Ma la gran parte delle perplessità si sono concentrare sulle richieste avanzate dalla Lega, in particolare dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, che aveva apertamente parlato della fine “del monopolio nella contrattazione” di Confindustria da una parte. E Cgil, Cisl e Uil dall’altra. E che aveva portato a una levata di scudi contro i “contratti pirata”, visto che il decreto era visto come la porta per introdurre nell’ordinamento italiano il raffronto con contratti sottoscritti da sigle meno rappresentative (come l’Ugl, di cui Durigon è stato segretario). Fatto sta che adesso quel modello modello è stato accantonato. E il ragionamento che viene fatto, anche a Palazzo Chigi, è che si sarebbe potuto evitare di alzare il polverone. Soprattutto perché la fuga in avanti leghista ha fatto perdere tempo prezioso a Calderone, che da subito aveva parlato di un intervento “ben più ampio”.
Le polemiche, insomma, non hanno facilitato la scrittura del decreto, di cui circolano da giorni bozze e che però fino all’ultimo sarà limato. L’intenzione del governo è di insistere soprattutto sul rifinanziamento di alcuni bonus (come quello per le assunzioni degli under 35) in scadenza proprio il 30 aprile, delle agevolazioni per le assunzioni nelle Zes. O ancora in favore dell’occupazione femminile. Ma anche la proroga della detassazione degli aumenti prevista nella legge di Bilancio. Si cerca di reperire quante più risorse possibili, tra 800 milioni e un miliardo, sapendo che la coperta è corta, visto che a fine mese bisognerà rifinanziare pure il taglio delle accise. Eppure il grande “scorno” del governo è che nonostante fosse stata esplicitata la volontà della premier di intervenire sui “working poors”, con un’attenzione particolare verso i rider, una specie di simbolo del lavoro sottopagato, l’intervento in questo caso sarà soprattutto su alcune condizioni di sicurezza. Con sistemi di autenticazioni legate per esempio allo Spid. Non intervenendo sulle tutele economiche del lavoro da piattaforma. Tanto che anche il segretario Cgil Maurizio Landini, che sembrava aveva deposto le armi, iniziando a firmare il rinnovo dei contratti, è tornato a farsi barricadero. Chissà se l’ultimo Cdm del mese basterà a far passare l’idea di un governo “dalla parte dei lavoratori”.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.