L'erede di Mattei diffida Meloni: "Tolga il nome di mio zio dal Piano in Africa"

Pietro Mattei, nipote del fondatore dell'Eni, si scaglia contro l'uso "propagandistico" del nome della sua famiglia da parte della premier: "Il governo è subordinato agli interessi degli Stati Uniti, e assiste inerme a un genocidio in Palestina. Pronti ad andare in tribunale". I rapporti con Mosca e la causa con l'azienda energetica
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22 APR 26
Ultimo aggiornamento: 08:47 AM
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Foto ANSA

Tra le mille grane post referendarie della premier, ora ci si mettono anche gli eredi di Enrico Mattei. Secondo quanto riporta La Stampa, lo scorso 27 marzo sull'indirizzo di posta elettronica della presidenza del Consiglio è comparsa una "diffida all'utilizzo del nome di Enrico Mattei in relazione al cosiddetto Piano Mattei". La firma è di Pietro Mattei, uno dei nipoti ed eredi del fondatore dell'Eni morto nel 1962. La diffida arriva al penultimo anno del governo guidato da Giorgia Meloni e a due dall'attivazione del progetto strategico, varato per consolidare e rafforzare i rapporti economici, energetici e diplomatici con i paesi africani. "All'inizio ho detto 'vediamo che fanno'. Ma adesso trovo veramente inaccettabili le politiche del governo", ha spiegato Mattei, che punta il dito contro le scelte di Palazzo Chigi. "Immigrazione, costi dell'energia, rapporti con gli Stati Uniti. Mattei aveva sfidato gli americani, non era loro servo", ha proseguito, prendendosela poi direttamente con la premier: "Meloni non compra gas dai russi perché deve comprarlo da Washington e assiste inerme a un genocidio in Palestina. Se lo immagina Mattei di fronte a questo?"
Da qui, le accuse riportate nella diffida: mostrando una "marcata subordinazione agli interessi degli Usa", l'azione di governo è "in totale antitesi" con il pensiero di Mattei, il cui buon nome rischia di essere "distorto" da un utilizzo "finalizzato a scopi di propaganda", denuncia il nipote Pietro. Che non esclude di dover trascinare la premier in tribunale: "Faremo causa civile e penale. Stanno vendendo una scatola vuota". Ipotesi che non sembra buttata lì dal nulla, dato che con la sorella Rosangela (detta Rosy) ha già denunciato l'Eni per ottenere la restituzione di alcuni oggetti, lettere e quadri appartenuti allo zio Enrico e attualmente conservati nel caveu dell'azienda energetica. 
La firma della sorella Rosy, però, non compare in calce alla diffida: suo figlio Arnoldo, imprenditore, è direttamente coinvolto nel Piano Mattei. Stando a quanto emerge dal quotidiano torinese, anche Rosy sembra avere una visione politica vicina al fratello. Oltre a intrattenere rapporti personali con il presidente algerino Abdelmadjid Tebbourne, sarebbe molto vicina a Mosca. Tanto che alla cerimonia che si svolgerà il 29 aprile per i 120 anni dalla morte dello zio, presso la Casa Museo da lei gestita, saranno presenti l'ambasciatore algerino, il console russo e altri volti noti molto vicini alle istanze del Cremlino, come ad esempio l'ex ambasciatore Bruno Scarpini e Marco Rizzo, ex segretario del Pc e ora leader di Democrazia Sovrana Popolare