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Renzi, dentro o fuori? Il campo largo si interroga: che fare
Elly Schlein e Giuseppe Conte si fidano dell'ex premier, Appendino e una parte del M5s no. Intanto tra i leader del centrosinistra impazza già il toto-ministri
21 APR 26

Foto Ansa
C’è aria di burrasca nel Movimento 5 stelle. Il motivo? Ha un nome e cognome. Matteo Renzi. Finora il M5s ha fatto finta che il leader di Iv non esistesse, che non fosse nell’alleanza. Giochino non difficile perché quelle passate sono state tutte elezioni locali in cui Italia viva si è presentata dentro le liste civiche e senza il suo simbolo. Ma alle politiche non sarà così. Tanto più che la cosiddetta ala riformista e liberale della coalizione di centrosinistra non riesce a trovare un leader e che, di fatto, l’unica personalità che spicca in quell’area è Matteo Renzi. Perciò un pezzo del Movimento 5 stelle, quello più duro, rappresentato a livello nazionale, per fare un nome dalla pasionaria del gas russo Chiara Appendino, ha già cominciato a mugugnare. “Non si può fare finta di niente a andare alle elezioni insieme a chi abbiamo sempre criticato, a chi ha fatto cadere il governo Conte e se ne è anche vantato”.
Il capo dell’esecutivo suddetto non avrebbe problema alcuno, in realtà, a fare finta di niente e ad accogliere in qualche modo Renzi dentro l’alleanza, anche perché, come ha sempre tenuto a sottolineare Conte, non di “alleanza organica” si tratta. Ma i malumori nel M5s stanno prendendo piede e non è escluso che a un certo punto della trattativa ci sarà la richiesta formale dei 5 stelle di non presentare almeno il simbolo di Italia viva. Finora Elly Schlein, che questa coalizione ha voluto costruire “testardamente unitaria”, non ha rivolto la sua attenzione alla “pratica Iv-M5s”. L’unica cosa che in questi giorni la segretaria della Partito democratico sta ribadendo a tutti è che comunque lei di Renzi, al contrario di altri alleati, si fida ed è convinta che il leader di Italia viva supporterà la sua candidatura a premier.
Al momento infatti l’unica preoccupazione di Elly Schlein è quella di evitare il pareggio elettorale, che metterebbe definitivamente fuori scena sia lei sia Giorgia Meloni. Ma si racconta come gli esponenti dem che si stanno occupando della riforma elettorale la stiano convincendo che anche se rimanesse l’attuale legge, senza premio di maggioranza e senza indicazione del premier, il centrosinistra riuscirebbe a vincere. E questo sembra aver rassicurato (quanto meno temporaneamente) la segretaria del Pd.
Il fatto che Schlein, dopo un momento di sconforto, si sia ripresa e sia tornata a pensare non solo di vincere, ma anche di andare a palazzo Chigi con buona pace di Giuseppe Conte e di tutti gli esponenti della sinistra che vorrebbero sbarrarle il passo, ha fatto ringalluzzire i suoi fedelissimi che sono tornati a immaginarsi al governo. Perciò al Nazareno impazza il toto-ministri. Marta Bonafoni, sottosegretaria alla presidenza del Consiglio e, nel caso in cui la leader dem dovesse preferirle qualcuno di maggiore esperienza, in grado di gestire la complicata macchina di Palazzo Chigi e del governo, ministra alle Pari opportunità. Marco Furfaro, ministro al Welfare, che è il posto a cui ambisce più di ogni altro. Nicola Zingaretti che, a quanto pare, ha rinunciato al progetto di fare le scarpe a Pina Picierno alla vicepresidenza del Parlamento europeo, alle Politiche giovanili. E via di questo passo, tutti con le dita incrociate, sperando di non avere un brusco risveglio quando ci saranno le elezioni…