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Il presidente del Kenya in Italia. Visita a Mattarella, Meloni, incontro con Med-Or alla Luiss Guido Carli
Il presidente del Kenya per la quarta volta a Roma. Tutti i legami tra il paese africano e l'Italia, dalle partnership universitarie agli investimenti nella "Savana del Silicio"
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21 APR 26
Ultimo aggiornamento: 09:02 AM

Foto ANSA
E’ la quarta volta che il presidente keniano calca il suolo italiano. William Ruto ha studiato botanica, ha sette figli, è già stato ministro dell’Istruzione nel suo paese. Ha rivisto ieri l’omologo Mattarella prima, e Giorgia Meloni poi per rinsaldare l’intesa, anzi le intese. “Il Kenya è la cerniera tra l’Italia e l’Africa – è il mantra che accompagna le visite – anche perché il Kenya annovera una popolazione giovane mediamente più colta di altri paesi africani”. Ma se Meloni a Nairobi non ha mai messo piede, due mesi addietro c’è stata invece la sua ministra Anna Maria Bernini. Ed ecco allora che, in collaborazione con Med-Or – la fondazione presieduta da Marco Minniti che oggi, alle 15, organizza un incontro proprio con Ruto alla Luiss Guido Carli di Roma – l’intesa tra i paesi si estende adesso anche all’Università. Un sodalizio tra gli atenei di Siena, Torino, Statale di Milano e Nairobi sui Minerali critici. Un elemento in più in linea col celebre, spesso misconosciuto, Piano Mattei. Oltre ai minerali, del resto, in Kenya esiste pure una Silicon Savannah.
Un’auspicata Savana del Silicio – soprannome dato all’intero paese – per via dell’ecosistema digitale in crescita. Un calco californiano, s’intende, che in Konza Technopolis – tra vetro, cemento e migrazioni di gnu in lontananza – trova il suo epicentro a 70 chilometri da Nairobi. Una smart city che attira i giganti tech (Microsoft, Aws, Google) e che è per l’appunto l’epitome dello spirito keniano. Perché è nel desiderio di eccellere che si può leggere la sete di sviluppo. Oltre all’agricoltura e al turismo di lusso, Nairobi punta in questi anni su diversi settori ad alta crescita (a loro volta raccordati dalla Ricerca). Il mobile money, il fintech, i data centers, ovviamente l’Intelligenza artificiale. Poi le energie rinnovabili e in generale l’economia verde. La politica estera – raccontano gli italiani coinvolti in molti di questi progetti – è tutta orientata alla sfera economica. Ovvero a magnetizzare investimenti forieri di lavoro per la popolazione che cresce, che “studia e non si accontenta”. Le relazioni economiche con l’Italia, oggi, recuperano slancio dopo il ritiro negli anni Novanta di investitori italiani. Se nel decennio in corso Ruta viene infatti quattro volte in Italia, è anche perché Leonardo fornisce soluzioni nei settori tecnologici, perché Eni investe nella produzione di olio vegetale per biocarburanti, Enel Green Power in energie rinnovabili.
La costa nella contea di Kilifi è il set instagrammatico arredato dalla comunità di piccoli imprenditori italiani attivi nel turismo. Così come alla foce del fiume Galana, a Malindi, è il Centro Spaziale Broglio che sostiene la cooperazione scientifica italiana da sessant’anni. E’ in quest’ecosistema che s’inserisce allora Med-or. La fondazione che nel gennaio scorso ha inaugurato un ufficio continentale a Nairobi e che oggi promuove l’intesa tra progetti innovativi. Ultima tessera del mosaico di iniziative che, tra industria ricerca e formazione, danno sostanza a un’intesa tra governi vieppiù articolata, a una gioventù ambiziosa.