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Salis e le fatiche del governare Genova. I nodi e la tentazione salto a Roma
Oltre la crescita della popolarità, la sindaca si scontra con la difficoltà di tenere assieme una coalizione larga, che sulle grandi opere la pensa in maniera molto diversa. E dalle Olimpiadi all'inceneritore dovrà scontentare qualcuno. L'ipotesi discesa nella capitale
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18 APR 26

ANSA/FABIO FRUSTACI
Vero o presunto che sia l’endorsement di Marina Berlusconi nei suoi confronti, è innegabile che per Silvia Salis queste siano settimane di grande esposizione mediatica. La crescita sui social dopo l’esibizione della dj techno Charlotte de Witte in piazza a Genova (certificata anche da un’analisi YouTrend secondo cui ha più follower dei sindaci delle cinque città italiane più popolose messi assieme), l’intervista a Bloomberg in cui ha aperto a una possibile candidatura nazionale, ma anche le attenzioni della stampa critica (“Spiace per l’attacco personale”, ha risposto ieri all’articolo su di lei di Selvaggia Lucarelli). Anche se a margine di un convegno su Genova e Liguria capitali del mare, Salis ha puntualizzato: “Io faccio la sindaca di Genova, la mia prospettiva presente e futura è qua”. Dando a intendere di essere focalizzata sui dossier della città più che su questioni che guardino alla competizione nazionale. Ma quali sono i nodi principali che sta affrontando proprio nel suo attuale lavoro, quello che promette di non lasciare con meno di due anni di mandato all’attivo?
Anzitutto, l’amministrazione Salis ha sempre denunciato di aver eredito alcune situazioni particolarmente complesse, come i debiti accumulati dalla società del trasporto locale Amt. Tra le scelte già messe in campo dalla sindaca c’è stato un aumento dell’Irpef e un incremento, a tre euro, della tassa pagata dai passeggeri di traghetti e crociere. Ma adesso nel piano di risanamento proposto dai vertici dell’azienda c’è anche un aumento dei prezzi dei biglietti (e in alcuni scenari viene ipotizzato un taglio di corse e servizi). Il tema del trasporto è molto sentito a Genova: infrastrutture vecchie che, soprattutto nelle vicinanze del porto, causa ingorghi e rallentamenti. Ma anche i mancati collegamenti sono stati un tema ricorrente della campagna elettorale. Salis si è sempre opposta al progetto del cosiddetto Skymetro che dovrebbe attraversare la Val Bisagno, una delle zone meno collegate della città. Per rispondere però alle pressioni degli industriali, che voglio l’opera, Salis ha ripiegato su una versione meno impattante dell’infrastruttura. Solo che questa, osteggiata dai comitati ambientalisti, è finita subito nel mirino di parte della maggioranza, soprattutto i Cinque stelle. Con Salis che ha mostrato una certa insofferenza verso l’immobilismo sul tema. “Se alla fine la maggioranza esprimerà contrarietà a questo progetto insieme ai territori, non voglio più sentire nessuno che si lamenta di quanto ci mette ad andare in centro”, ha detto la sindaca un paio di settimane fa. Forse non così consapevole di star sfidando il naturale mugugno genovese, specialità della casa. Sempre in tema di grandi opere, Salis si è scientemente tenuta alla larga dall’iter per costruire un inceneritore in città, come proposto dal presidente della Liguria Marco Bucci. E la ragione è sempre: non indispettire troppo i Cinque stelle locali, che uno scenario del genere l’hanno sempre rifiutato categoricamente. Per quel che riguarda la diga foranea, anch’essa osteggiata dal M5s, Salis osserva l’andamento (a rilento) dell’iter senza troppe fanfare, ma l’opera è tra le dieci che, lo scorso anno, la sindaca indicò come prioritarie per sbloccare la città (e qualcuno, anche allora, non la prese granché bene a sinistra). Sempre per quel che riguarda il dossier grandi opere, poi, Salis nei giorni scorsi ha lanciato la candidatura per le Olimpiadi a Genova, Torino e Milano, in previsione del 2036. Tanto è bastato perché sempre dal M5s commentassero che “la nostra posizione non è cambiata rispetto al passato”. Ovvero: restiamo contrari.
Si tratta insomma di una serie di nodi tipici dell’amministrare una città che prima o poi verranno al pettine, scontentando qualcuno. E che potrebbero, chissà, convincere Salis che, rischiando di rimanere invischiata in veti locali, forse è meglio a quel punto tentare il salto romano.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.