Il caso della buonuscita di Di Foggia: chiede 7 milioni di euro per Terna, ma è stata indicata a Eni

L'ex ad e dg di Terna Giuseppina Di Foggia indicata come presidente di Eni chiede la buonuscita e mette in imbarazzo il governo. Gli altri ad rinunciano ai compensi e diventa un caso di diritto e opportunità

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18 APR 26
Ultimo aggiornamento: 09:40 AM
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L’ad di Terna Giuseppina Di Foggia. ANSA/MATTEO CORNER

Entra a Eni ma chiede la buonuscita da Terna. Una buonuscita da sette milioni di euro. E’ un caso in punta di diritto. E’ il caso Di Foggia. E’ la neopresidente di Eni, Giuseppina Di Foggia, ex ad e dg di Terna (in quanto dg era assunta) la sorpresa di queste ultime nomine. In uscita da Terna è stata indicata dal Mef all’Eni, altra partecipata. Il compenso di Di Foggia in Terna ammontava a 3,6 milioni di euro all’anno. Al suo posto è stato scelto Pasqualino Monti. Il governo ha deciso di non riconfermarla insieme a Cingolani ad di Leonardo. Nel 2023, Di Foggia, a mercati aperti, aveva rimosso due dirigenti apicali: il cfo Agostino Scornajenchi e il direttore Corporate Affairs, Giuseppe Del Villano. La sua decisione è valsa a Terna una multa della Consob e il richiamo di Palazzo Chigi. Gli altri ad delle partecipate hanno deciso di rinunciare alle loro buonuscite ma Di Foggia la chiede ed è un caso che interroga i giuristi. In punta di diritto è discutibile ed è imbarazzante per il governo. Crea imbarazzo perché Di Foggia è vero che non è stata riconfermata a Terna ma è stata premiata con la presidenza di Eni. In un momento energetico così difficile, come si spiega la buonuscita per chi esce da Terna e sbarca a Eni? Il diritto qui è una fiamma.