La tregua di Meloni. Sente Macron e vola a Parigi in cerca di una soluzione per Hormuz

La premier partecipa a una call con il presidente francese, von der Leyen e altri leader Ue. Oggi sarà all'Eliseo con i Volenterosi. "La tregua in Libano, grazie alla mediazione degli Stati Uniti, è un’eccellente notizia".  Dopo Zelensky  a Palazzo Chigi arrivano Machado ed Edi Rama, per parlare dei centri in Albania

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17 APR 26
Ultimo aggiornamento: 01:05 PM
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© foto Ansa

Vertici e incontri, per scelta e necessità. E’ l’effetto Trump. A Palazzo Chigi cercano di ridimensionare, la definiscono una “lettura giornalistica”, perché l’unità euroatlantica non si discute. Ma ora che il ponte è crollato Giorgia Meloni è più “volenterosa”. Dà un segnale di riposizionamento. S’avvicina un po’ all'Europa. Ieri la premier si è collegata con l'Eliseo per la riunione promossa da Emmanuel Macron, a cui hanno partecipato anche von del Leyen e gli altri leader Ue, per una stretta social per i minori. E oggi la premier volerà a Parigi per la conferenza sullo Stretto di Hormuz. Oltre al presidente francese ci saranno il premier britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Si studia una soluzione, a guida europea, per liberare energia, carburanti e merci. Trump annuncia una tregua di dieci giorni in Libano. Per Meloni, che sottolinea la mediazione americana, “è un’eccellente notizia”. Intanto a Palazzo Chigi arrivano María Corina Machado ed Edi Rama.
E’ un’altra giornata sull’ottovolante, dopo gli attacchi di Donald Trump, a cui Meloni ha deciso di non rispondere. Evitare altre occasioni di rottura, lavorare sottotraccia. Di mattina la premier incontra María Corina Machado, la dissidente venezuelana, anti Maduro, premio Nobel per la pace. Nel frattempo i retroscena prendono forma. Viene ufficializzata la missione in Francia: la premier aspettava la sponda tedesca prima di dire sì all’invito franco-inglese. Anche Merz sarà alla conferenza sullo Stretto di Hormuz (parteciperanno in varie modalità oltre 40 paesi volenterosi, dall’India alla Corea del sud). Le offensive del presidente americano hanno affossato buona parte della sua politica estera, ma offrono alla premier anche un’opportunità. Per il consenso e per le relazioni europee. All’Eliseo l’obiettivo è mettere in campo un piano per sbloccare le navi ferme nello Stretto di Hormuz, procedere allo sminamento degli ordigni iraniani e creare le condizioni di sicurezza per riprendere la navigazione. “E’ anche nell’interesse degli Stati Uniti”, spiegano fonti di governo perché quello è un crocevia fondamentale per l’energia, ma anche per il commercio e i fertilizzanti. L’Italia non si tirerà indietro, con le navi cacciamine (e forse di più), una specialità che non appartiene a tutti i paesi. Ma dipenderà dal vertice di oggi e dagli altri sviluppi internazionali. La condizione è che ci sia un completo cessate il fuoco nell’area. I colloqui con l’Iran non registrano svolte ma la tregua tra Libano e Israele offre spiragli d’ottimismo. “Auspico che il cessate il fuoco possa creare le condizioni per una pace piena e duratura”, dice Meloni con un nota evidenziando la “mediazione americana” e ricordando che “Hezbollah ha la responsabilità di aver dato il via a questo conflitto”. L’Italia “continuerà a fare la sua parte attraverso il suo contingente militare in Unifil e a sostenere la sovranità libanese”, anche rafforzandone le forze armate.
Da Palazzo Chigi spiegano ancora che la posizione della premier non è cambiata, ma è in questo quadro che, almeno per qualche ora,  le (reciproche) ruggini con Macron passano in secondo piano. Nel pomeriggio Meloni si collega alla videoconferenza promossa dal presidente francese per promuovere una stretta sui social ai minori, un approccio comune europeo, di cui l’inquilino dell’Eliseo vuole farsi capofila. Il Senato francese ha già approvato il ban per i minori di 15 anni, manca la conferma dell’Assemblea. Un tema di cui si discute, e ci si divide, anche in Italia. Alla call partecipano Ursula von der Leyen ma anche lo spagnolo Pedro Sánchez e Merz, oltre a una decina di altri leader europei. Anche questo è un segnale da parte di Meloni, al di là delle dichiarazioni pubbliche, dopo l’incontro con Volodymyr Zelensky di mercoledì.
In questa girandola di appuntamenti arriva anche il bilaterale con l’amico Edi Rama, con ricaduta interna. Al centro del colloquio con il presidente dell’Albania soprattutto la difesa e l’immigrazione. Quei centri in Albania che, al netto dei nuovi regolamenti europei, rischiano di diventare un’altra zavorra elettorale. Riccardo Magi, di Più Europa, mette in scena un flashmob: “Stop lager in Albania”, ricorda i costi del progetto e la “procedura di infrazione per sforamento del deficit”. L’economia è un altro problema. Parlando alla Cnn anche Matteo Renzi va all’assalto della premier, dalla politica estera alla pressione fiscale: “E’ salita troppo, al 43,1 per cento, nonostante la promesse”. Dallo stretto di Hormuz, dal vertice dell’Eliseo, passa anche il futuro di Meloni.