Meloni fa “scudo” a Zelensky. I nuovi attacchi di Trump. Ribaltone Mps. L'ex ministro Franco: “Lovaglio? L'avevamo scelto noi"

La premier cerca un patto con Magyar, difende l’Ucraina e sconfessa la Biennale sulla Russia. L'ex ministro dell'Economia di Draghi sulla vittoria della lista dell'ad di Monte dei Paschi: "Buon nome! Una persona valida"

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16 APR 26
Immagine di Meloni fa “scudo” a Zelensky. I nuovi attacchi di Trump. Ribaltone Mps. L'ex ministro Franco: “Lovaglio? L'avevamo scelto noi"

ANSA/US PALAZZO CHIGI ATTILI

Eravamo tanto alleati. Meloni si tiene Zelensky, Mps si tiene l’ad Lovaglio. Trump? Chiederà a Meloni gli alimenti. La attacca ancora, dice: “Lei è stata negativa”. Franano altre alleanze in politica, economia, cultura e viene rimandato il Cdm dell’accordo sui sottosegretari. Si salda l’amicizia con Zelensky, a Roma, perché ripete Meloni: “Aiutare l’Ucraina è un dovere morale e necessità strategica”. La sorpresa viene da Siena e ha riflessi di governo. Vince la lista dell’ad Lovaglio grazie ai voti di Delfin, Banco Bpm. L’ex ministro dell’Economia di Mario Draghi, Daniele Franco, dice al Foglio: “E’ una bella notizia, ha vinto una persona valida, tecnica, che avevamo scelto noi”.
Più che il presidente della grande America sembra il marito che urla dall’auto, a Meloni: torna con me. Al secondo giorno di divorzio, Trump continua a insolentire contro Meloni. Alla domanda di Fox News, il suo bancone da bar, dichiara che il “rapporto con l’Italia non è più lo stesso rapporto. Non è lo stesso con chiunque si sia rifiutato di aiutarci in Iran”. Il governo recupera adesso il ricordo dei due anni di Biden. Spiega Francesco Filini, l’erede di Fazzolari, che verità impone chiarezza: “Trump è stato eletto da un anno e Meloni ha avuto un rapporto di lealtà con l’America anche durante Biden. La politica estera del governo è stata questa, solo questa”. La linea concordata da Meloni e Tajani è “non esagerare” nelle dichiarazioni contro Trump, lasciargli passare la sbronza. Giorgetti, in visita in America, porta i sali. Incontra il segretario al Tesoro Bessent e dice che “i rapporti Italia-America sono eccellenti”. Anche Trump, un giorno, passerà… Chi immagina un rapporto più caldo Italia-Francia rischia di essere sconfessato, chi immagina che il rapporto con Merz possa favorire la sospensione del Patto di stabilità, sbaglia. La data cerchiata è il 22 aprile quando Eurostat comunicherà i dati sul deficit, quando si capirà se l’Italia starà sotto il tre per cento o se la supera. I duecento milioni che Adolfo Urso ha raschiato per dare alle imprese, vantandosene, valevano più di duecento milioni. Quel denaro può rivelarsi il grano di sale che fa saltare il meccanismo. Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI, promette che il “governo farà tutto quello che c’è da fare e se serve faremo da soli”. Se servirà aiutare le famiglie, ancora, con bollette, si farà, se dovesse servire contenere i costi, ancora, si farà. Si farà in deficit. La sospensione del Patto è ormai la necessità di Meloni tanto che Meloni usa la frase: “Lo chiedo a nome di tutti i Paesi Ue”. Nelle dichiarazioni congiunte con Zelensky, Meloni spinge per l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, annuncia le intese sui droni, anticipate dal Foglio, perché “lo ribadisco, l’Italia sarà sempre a fianco dell’Ucraina. Se esistono le condizioni per lavorare a una pace giusta lo dobbiamo alla tenacia del popolo ucraino e al convinto sostegno”.
Meloni vuole strutturare un’alleanza con il nuovo premier ungherese Magyar. Il suo spavento più grande è immaginare un’Ucraina senza armi, sotto ricatto americano. Meloni non vuole la Russia alla Biennale. Nel colloquio con Zelensky l’argomento Biennale di Venezia, questa è la versione ufficiale di Palazzo Chigi, non sarebbe entrato. Ma c’è una frase che Martina Zambon e Sara D’Ascenzo, del Corriere Veneto, hanno strappato a Meloni, a Verona, e che viene rilanciata da Chigi: “Il governo non è d’accordo ma la Biennale è una fondazione autonoma. Chiaramente questo non cambia la politica del governo perché la politica estera della nazione la fanno il governo, il Parlamento, il presidente della Repubblica e non le fondazioni autonome”. E’ il pensiero di Fazzolari, condiviso da Meloni, ratificato dal ministro Giuli, e significa che il presidente della Biennale, Buttafuoco, da oggi è il padiglione della complessità: è difeso da Venezia, dalla Lega, ma è scomunicato da Meloni. La politica estera la fanno i governi ma per Enzo Amendola, ex ministro del Pd, anche i diplomatici perché, pensa Amendola: “Si rimproverano a Meloni le scelte estere ma io che ho frequentato la Farnesina mi preoccuperei dello stato dei diplomatici che ha intorno. Il livello degli ambasciatori, e mi riferisco a Fabrizio Saggio, è imbarazzante. Un diplomatico ha il dovere di spiegare a un presidente che il video ai puzzoni non si gira. Meglio un militante di Colle Oppio che un ambasciatore che annuisce solo per compiacere”. Un militante almeno ha il coraggio di dire come la pensa. Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, di FdI è uno di quelli che non si imbarazza a dire: “Entrare nel Ppe? Ci siamo stati. Non è uno scandalo. Ma parlarne oggi, in un mondo in fiamme, passa per un discorso di politologia”. Stanno franando le vecchie alleanze e per Meloni non è un male anche se si titola già: “Ha perso un’altra partita, Mps”. A Siena, Milleri di Delfin, insieme a BlackRock e Bpm, vota a favore della lista di Lovaglio e interrompe la sonata con Caltagirone. Fazzolari, quando gli hanno chiesto quale fosse la posizione del governo su Mps, ha sancito: “A Siena andrà come deve andare”. Giorgetti ha sempre pensato che Lovaglio fosse un ad di valore. E’ la stessa opinione di Franco, l’ex ministro di Draghi che garantisce: “Lovaglio non potrà che fare bene come ha già fatto”. Il governo ha ritrovato un vecchio amico a Siena ma da oggi avrà forse un deluso in più a Roma.