Meloni divorzia da Trump e Netahanhyu. Il ministro Foti: "Ci abbandona? Meglio". Schlein giganteggia

Il presidente americano attacca la premier: "Mi sbagliavo su di lei". Tre anni di politica estera vengono spazzati. Conte: "Adesso per Trump, Meloni sarà la traditrice". L'amarezza di Tajani. Schlein le rivolge solidarietà e ipoteca Chigi

di
15 APR 26
Immagine di Meloni divorzia da Trump e Netahanhyu. Il ministro Foti: "Ci abbandona? Meglio". Schlein giganteggia

Donald Trump e Giorgia Meloni alla Casa Bianca nell'agosto 2025 (AP Photo/Alex Brandon)

Roma. Una telefonata accorcia la vita del ponte Meloni-Trump. Il mondo è cambiato: Trump insulta Meloni e Schlein, bravissima, la difende. In un giorno crolla l’intesa con Trump e viene stracciato il memorandum Italia-Israele con il governo Netanyahu. Il Meloni 0 di fatto inizia oggi con una telefonata, uno scaracchio da cornuto, con questa frase di Trump: “Sono scioccato da Meloni”, “mi sono sbagliato”, “inaccettabile è lei perché non le importa se l’Iran ha un’arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia”. Sentite cosa dice il ministro Foti quando gli dicono che Trump vi ha abbandonato: “Meglio che ci abbia abbandonato. E’ la prova che si può essere d’accordo con Trump e a volte no. E’ la prova che non siamo servi”. Vengono cancellati tre anni di politica estera. Meloni difesa da Schlein è il segno che Palazzo Chigi è già sotto ipoteca.
Da oggi abbiamo un cornuto in più ma una Meloni più libera. Tre anni di politica estera evaporano grazie alla telefonata di Viviana Mazza, la corrispondente del Corriere in America, a Trump, il presidente che si paragona a Dio e che, se potesse, deporterebbe Papa Leone a Caracas, la sua riserva di caccia. Rivela Trump che Meloni non “vuole aiutarci con la Nato”, che Meloni “non è più la stessa persona e l’Italia non sarà lo stesso paese, l’immigrazione sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa”. Rischia di essere la prima a dirlo, ma Simonetta Matone, l’ex magistrata, deputata della Lega, avvisa: “Attenti, Trump può puntare su Vannacci e farlo crescere”. A Palazzo Chigi non lo dichiarano ma salutano la frase di Trump come un modo per ricominciare, “un’opportunità”, un “regalo”. Guido Crosetto a chi gli domanda se sia vero o meno che a Chigi salutano la frase come un regalo, risponde: “Può darsi”. Si sono liberati di un presidente che ora tutta la maggioranza può definire apertamente “un mitomane”, “un pazzo” ma qual è il costo? Giangiacomo Calovini, che per FdI si occupa, e bene, di esteri, di mondo, pensa che “rompere questo cordone può farci solo bene” e con parole ancora più complesse e raffinate lo pensa anche Francesco Filini, il primo ad anticipare che “senza Patto di stabilità, non si può aumentare la spesa Nato”. Dice Filini che “Trump non può immaginare di andare a bombardare l’Iran senza dirci nulla e poi ordinare di seguirlo. Non siamo come Giuseppe Conte. Non siamo sudditi e non assecondiamo il delirio di onnipotenza”. Conte, che ci è passato e che conosce Trump, “se permettete…” spiega come funziona: “Meloni da oggi è per Trump la traditrice, Trump voleva la sottomissione. Io avevo avvisato per tempo Meloni. Non sappiamo quali possono essere le conseguenze di queste parole di Trump. Credetemi, sono preoccupato”. Quante volte Tajani ha avvisato Meloni, “allontanati”, e raccontano che l’altra sera amaro masticasse ancora per quel viaggio al posto di Meloni, per la baracconata del Board of Peace, per quel cappello Maga che Trump gli ha messo in mano. Schlein con parole strepitose prende la parola in Aula e difende Meloni, “perché nessun leader straniero può permettersi di insultare e minacciare il nostro paese e il nostro governo. Chiediamo su questo condanna unanime”, tanto che Giovanni Donzelli le fa i complimenti. E’ un segno. Nessun leghista applaude Schlein, non piove solidarietà sulla solidarietà perché la solidarietà, dicevano i vecchi socialisti, “quando inizi a riceverla dai rivali è segno che sei finito”. Meloni continua a ripetere: “Ho avuto coraggio, non so quanti altri avrebbero detto i No che ho detto io”. Solo un suo spariglio potrebbe rigenerare, sorprendere, stupire, ma Meloni non riesce a scappare dalla sua identità, non vuole, e oggi non avrebbe neppure la forza di farlo, forse. Orfini e Amendola che sono stati rispettivamente, presidente del Pd, ed ex ministro, ragionano: “Meloni avrebbe potuto stupire spostandosi nel Ppe oppure proponendo un grande Partito popolare italiano”. Ma Tajani hai sui guai e Salvini ora una speranza. La verità è che in silenzio gli alleati di Meloni sorridono “perché voleva fare tutto lei”, “ci ha tolto i temi, ci ha affamato”. Tajani suggeriva sempre, “avviciniamoci a Macron, di più con Merz”. Meloni lo ha fatto, per carità, ma stava già andando a male il referendum e adesso chiunque si permette di dire “io non la penso come Meloni”. A Verona, Meloni ha dovuto precisare che l’ad di Eni, Descalzi, sul gas parla “da operatore” e lo “capisco” ma “sul gas russo dobbiamo fare attenzione”. Oggi Meloni vedrà Zelensky e lo abbraccerà con più vigore ma senza l’America? Sempre Filini dice: “Trump sta isolando la più grande nazione al mondo”. Ma anche FdI è sempre più sola. Mattarella ricorda che è “inaccettabile” (è la parola della settimana) la paralisi della Commissione di Vigilanza Rai. Quello che sta accadendo in Forza Italia va ormai oltre la politica. Il solo che avuto il coraggio di dire a Marina Berlusconi, guarda che convocare un vicepremier a Cologno Monzese è una sgrammaticatura, è stato Paolo Del Debbio. Marina è stata costretta a chiamarlo. Nessuno, a sinistra, nessuno ha osato criticare questo gesto da “partito-azienda” e Meloni si sta convincendo che la nuova Forza Italia (è stato eletto Costa al posto di Barelli) va verso sinistra o governi tecnici, verso kamasutra indicibili. Raccontano che Del Debbio lo abbia fatto perché anche a Mediaset si sono convinti che i fratelli useranno la ruspa in tv. Il sindaco leghista di Treviso, Mario Conte, in visita alla Camera, la butta: “Non escludo che Meloni possa di nuovo pensare di andare al voto”. Si troverà una Schlein che da oggi, con il suo intervento, si merita pienamente la carica da sfidante. La generosità del rivale è la vera eleganza della forza. Trump ha rivelato al mondo un Papa e alla sinistra consegnato una Papessa.
Carmelo Caruso