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Indagati gli ultimi 4 governatori della Sicilia per la frana di Niscemi
Fra i tredici nomi su cui la procura di Gela sta indagando ci sono anche quelli dei presidenti della regione siciliana in carica dal 2010 al 2026: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani. "Già nel 1997 c'erano delle indicazioni precise sulle cose da fare, ma non sono state fatte", dice il procuratore Vella
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15 APR 26
Ultimo aggiornamento: 10:17 AM

La frana nel paese siciliano
Sono tredici le persone indagate dalla procura di Gela nell'ambito della inchiesta sulla frana di Niscemi per disastro colposo. Fra questi, ci sono i presidenti della Regione siciliana in carica dal 2010 al 2026: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani, indagati sia in qualità di commissari delegati all'attuazione degli interventi previsti dall'ordinanza di Protezione civile nazionale che imponeva la realizzazione di opere di mitigazione del rischio della frana, che in qualità di commissari di governo contro il dissesto idrogeologico. Insieme a loro, sono indagati i capi della Protezione civile regionale dal 2010 al 2026, tra cui Calogero Foti e Salvatore Cocina, i direttori generali della Regione preposti all'ufficio contro il dissesto idrogeologico e il responsabile dell'Ati che avrebbe dovuto eseguire le opere di mitigazione appaltate a inizio 2000. Il contratto si risolse per inadempimento nel 2010. I fondi stanziati, circa 12 milioni, sono ancora nelle casse della Regione. Nell'ambito della inchiesta, la Procura di Gela, che coordina l'indagine, sentirà nei prossimi giorni i primi indagati, e si prevede inoltre il sequestro di nuovi atti.
L'indagine si suddivide in tre fasi. La prima ha a oggetto la mancata realizzazione delle opere di mitigazione che avrebbero potuto impedire o ridurre le conseguenze della frana che a gennaio ha messo in ginocchio Niscemi e che furono stabilite dopo il primo grosso evento franoso del 1997 e il mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio a tutela degli abitanti. "In questa prima fase" l'inchiesta sulla frana di Niscemi "riguarda sostanzialmente le opere che avrebbero dovuto essere realizzate e non sono state realizzate per mitigare il rischio che la frana del 2026 ha visto, invece, realizzarsi", ha detto il Procuratore capo di Gela Salvatore Vella nel corso di una conferenza stampa con i giornalisti sull'inchiesta sulla frana. Lo smottamento avvenuto nel gennaio scorso "è la frana più grande d'Europa – ha sottolineato –. Già nel 1997 c'erano delle indicazioni precise sulle cose da fare, ma non sono state fatte. Nelle casse della Regione ci sono ancora 12 milioni di euro a disposizione per i lavori''.
La seconda fase riguarderà i mancati interventi sulla raccolta e la regimentazione delle acque bianche e nere che fin da subito sono state individuate come causa dell'innesco del fronte di frana. Mentre la terza si incentrerà sulla zona rossa, sia quella interessata dalla frana del '97 che quelle prossime al ciglio già individuate come a rischio molto elevato già nella relazione della commissione nominata con ordinanza della presidenza del Consiglio. Gli accertamenti verteranno sui mancati sgomberi e le mancate demolizioni, sul blocco di nuove costruzioni e sulle autorizzazioni di opere che non dovevano essere realizzate.