"No alle Spese Nato senza nuovo Patto di Stabilità. Pronti a dire altro No a Trump". Parla Filini, il vice Fazzolari

Il coordinatore dell'Ufficio studi di FdI parla della possibile nuova Sigonella di governo: "A Trump non dobbiamo nulla se non la lealtà che si deve a un alleato naturale, storico, l’America. E’ una lealtà che deve essere contraccambiata con la stessa lealtà”.  Orbán? "L’Ungheria va oltre Orbán". Gas russo? "Non si alimentano le casse di chi aggredisce l'Ucraina"

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11 APR 26
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ANSA/FABIO FRUSTACI

Roma. Sono leali ma non servi, sono pronti a dire ancora “no” a Trump, se serve dire “no”. Al posto del Patto di stabilità propongono un “Patto di serietà” con l’Europa. Parla Francesco Filini, il coordinatore dell’ufficio studi di FdI, l’erede di Fazzolari, e spiega al Foglio che “senza la sospensione del Patto di stabilità non si può aumentare la spesa militare Nato. Senza la sospensione del Patto è messa in discussione l’esistenza stessa dell’Europa”. Filini, cosa accade se l’Europa non decide di sospendere il Patto di stabilità come chiede il governo Meloni? “Non sarà possibile investire in Difesa, energia, welfare. La Difesa è una necessità imprescindibile, ed è stato sempre uno dei punti del programma di FdI, sin dall’inizio. E’ una questione di serietà ma il Patto oggi va sospeso. Va sospeso perché stiamo vivendo una crisi epocale che sarà ricordata nei libri di storia”. Prima di continuare: è vero che non siete più trumpiani, che vi state allontanando, tardi, e male, da Trump? “Le rispondo in maniera chiara e scandisco le parole. A Trump non dobbiamo nulla se non la lealtà che si deve a un alleato naturale, storico, l’America. E’ una lealtà che deve essere contraccambiata con la stessa lealtà”. Ci saranno altri “no”, altri momenti Sigonella, anche sulla spesa militare? “Innanzitutto, speriamo che non ce ne sia bisogno ma non esiteremo un solo istante, qualora fosse necessario, a dire No per fare l’interesse nazionale, dell’Europa e dell’Occidente. Speriamo che prevalga il buon senso, ma alla sua domanda rispondo che tutte le volte che dovesse servire ripeteremmo No. A differenza dei governi del passato, noi abbiamo una grande fortuna: godiamo della legittimazione degli italiani. Il governo Meloni è il solo che può parlare a testa alta di fronte al presidente degli Stati Uniti o al cancelliere tedesco. Non andiamo all’estero a fare gli sciuscià come è accaduto nel passato con altri presidenti del Consiglio che si precipitavano per avere una legittimità che non avevano in Italia. Il nostro buon rapporto non è con Trump ma con il presidente di quel grande paese che si chiama America”. Filini, perché oggi chiedete a gran voce la sospensione del Patto, pilastro dell’Europa? “Lo chiediamo per il bene stesso dell’Europa, per avere investimenti rigorosi che non hanno nulla a che vedere con il super bonus di Giuseppe Conte, uno scempio che grida ancora vendetta, una voragine costata duecento miliardi. La nostra idea è sospendere e aprire spazi fiscali per la crescita. Non vogliamo usare quel denaro per acquistare banchi a rotelle, non chiediamo la briglia sciolta. Immaginiamo un patto di serietà e vogliamo sottoscriverlo”. Filini precisa che la sospensione del Patto non significa eludere la spesa militare, anzi. Gli chiediamo se sia possibile comunicare agli italiani che il governo deve investire in Difesa e Filini risponde: “Sin dalla nascita di FdI la spesa in Difesa è stato un punto del nostro programma e mi rendo conto che è difficile spiegarlo ai cittadini. Ma è questione di serietà. Oggi è la contingenza a dimostrare come quella spesa sia necessaria. Se il mondo funzionasse con le pacche sulle spalle non servirebbe, ma il mondo dimostra che chi ha arsenali li utilizza e impone il suo volere. La spesa si fa imprescindibile per l’interesse nazionale. Chi parla oggi di pace, e mi riferisco a Giuseppe Conte, era lo stesso che aumentava la spesa militare e acquistava F35 con la lobby delle armi e, guarda caso, c’era Trump, presidente. Conte che si scopre figlio dei fiori è un trucco, come il Conte che oggi si scopre ucraino”. Filini, lei acquisterebbe gas russo come propone la Lega, l’alleato Salvini? “Anche in questo caso. Un bel no. No. Non sono pronto ad acquistare gas russo e alimentare le casse di chi usa la sua macchina bellica per aggredire un popolo come quello ucraino, uno stato sovrano. Il governo Meloni è il governo che ha meglio diversificato le fonti di approvvigionamento, sostituito il gas russo. Abbiamo fatto meglio della Germania. Meloni, dopo la guerra in Iran, è volata nei Paesi del Golfo. L’Italia si candida a farsi hub energetico d’Europa”. Filini coglie l’occasione per ricordare cosa chiede l’Italia all’Europa sull’energia. Dice che “anziché pensare al gas russo, l’Europa può iniziare a togliere i vincoli che si è autoinflitta e penso al Green deal e appunto al Patto di Stabilità”. E’ vero che vi siete scelti Conte come rivale? E’ vero che solo adesso, e solo a causa della sconfitta al referendum, FdI prende le distanze dal governo di Netanyahu? Filini non è curioso di sapere chi sia il rivale ma vuole conoscere le ricette dei rivali: “In Puglia la ditta Decaro-Emiliano si è inventata il salario minimo e il risultato è stato un inguacchio, un disastro. In Emilia-Romagna hanno dichiarato: abbiamo eliminato le liste d’attesa. Semplice, lo hanno fatto inventando le pre-liste d’attesa. Il mondo della sinistra è bellissimo, ma ha un difetto: non esiste. E’ un mondo dove lo stato paga per non lavorare, dove si lavora meno e si paga di più. Ma chi paga? E’ un mondo che fallisce quando si applica”. Gli domandiamo di Netanyahu e Filini, come per Trump, dice: “Non c’è allontanamento, ma chiarezza. Il governo israeliano, benchè alleato, attaccando i mezzi italiani Unifil ha commesso un’azione grave, inaccettabile e l’Italia pretende risposte. Come è inaccettabile il coinvolgimento della popolazione civile”. E Orbán? Fate il tifo per l’amico ungherese o è un vecchio amico anche lui? Filini non fa il tifo ma avvisa: “Saranno i cittadini ungheresi a scegliere. Non entriamo nelle dinamiche estere. Attenzione, però. L’Ungheria va oltre Orbán. E’ una nazione esposta nei confronti della Russia e l’Europa non può permettersi di lasciarla cadere nelle braccia della Russia”. Gli chiedo della legge elettorale, delle infiltrazioni mafiose. Si procederà a colpi di maggioranza sulla legge elettorale? “Vogliamo fissare il principio della stabilità, ecco perché pensiamo che serva questa legge, chiunque vincerà lo farà per i prossimi cinque anni”. Meloni durante il suo discorso in Aula ha avvisato che non lascerà sporcare il suo lavoro da nessuno e chiede alla Commissione Antimafia di vigilare. Per Filini: “Male non fare, paura non avere. Se c’è qualcuno che prova a infiltrarsi, anche a livello locale, in Fdi; è bene che la Commissione Antimafia, il massimo anticorpo, vigili e si attivi”. Non crede che il grande limite di Meloni è che Meloni sia solo una? Non crede che la classe di FdI non sia all’altezza di Meloni dopo gli ultimi episodi? Filini non ci sta: “FdI ha una classe dirigente di gran lunga superiore a chi la critica. E’ una comunità nata con ideali, non posso accettare critiche pretestuose dopo aver visto al governo i Toninelli”. Prima di salutarci gli rileggiamo la frase di Renzi, “il governo Meloni è attaccato alla poltrona con il vinavil”. Filini, il potere vi ha ingrassati e incollati alla sedia? “A differenza di Renzi siamo arrivati al governo con il voto e non grazie a operazioni di palazzo. A differenza di Renzi torneremo a casa se gli italiani lo vorranno, a differenza sua non temiamo il giudizio. Il voto dei cittadini è sacro. Solo il loro”.