Salvini annacquato. Frena su remigrazione e gas russo. Romeo: “L’evento di Milano? Io in piazza per il nord”

Il leader della Lega presenta l'evento del 18 aprile a Milano con i patrioti europei. Ci saranno Wilders, JBardella, il premier ceco Babis ma non Orbán. Non solo migrazione, stretto tra Vannacci e il fronte del Nord, il leader deve allargare la piattaforma dell'iniziativa per evitare nuove fratture con i governatori

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9 APR 26
Immagine di Salvini annacquato. Frena su remigrazione e gas russo.  Romeo: “L’evento di Milano? Io in piazza per il nord”

Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini durante la conferenza stampa della Lega per il riconoscimento della comunità romena come minoranza linguistica nazionale, Roma, 26 marzo 2026. ANSA/ANGELO CARCONI

Davanti alla stampa estera Matteo Salvini s’annacqua. E’ pressato dal fronte nordista della Lega. Dice e non dice, rimanda. Dall’evento dei Patrioti a Milano, al centro della conferenza, al gas russo – “Ora è impossibile”. Fino al Nobel a Trump, che dopo il piano di pace per Gaza sembrava cosa fatta e ora, invece: “Vediamo come vanno le cose in Ucraina, in Libano, in Iran, in Groenlandia, in Venezuela e a Cuba. Attendiamo con speranza”.
A Palazzo Grazioli, in quella che fu la storica dimora romana di Silvio Berlusconi, i cronisti italiani devono restare fuori mentre Salvini tiene la sua conferenza stampa. In compenso si può assistere a due furti: nel secondo caso con tanto di arresto in flagranza, un uomo non proprio giovanissimo viene trascinato giù dal bus e poco dopo portato via dai carabinieri. Alè. Segnali? Salvini è già al Viminale? Il vicepremier nega ogni ambizione. “Matteo Piantedosi? E’ un amico, un ottimo ministro. L’ultimo che gli vorrebbe fare del male sono io”, risponde a chi gli chiede lumi sul caso Conte, che sembrerebbe fabbricato tutto a destra. Alla stampa estera Salvini è stato invitato per parlare della manifestazione in Piazza Duomo del 18 aprile. Doveva essere il rilancio a destra. E in un certo senso lo è ancora, ma per il leader della Lega ora è più complicato. Quando l’evento è stato pensato, come remigration summit o qualcosa di simile, c’era ancora Vannacci. Intanto il generale al contrario se n’è andato e corteggia gli estremisti scontenti. Da qualche giorno ha arruolato anche Joe Formaggio da FdI. Edoardo Ziello dice che più di un parlamentare è interessato a Futuro Nazionale. A livello più basso saranno annunciati altri ingressi nei prossimi giorni. L’altro futurista della Camera, Rossano Sasso, durante il question time di ieri ha incalzato il ministro dell’Istruzione, il leghista Giuseppe Valditara, sull’islamizzazione nelle scuole. “Preferisce trincerarsi dietro principi come l’autonomia scolastica, piuttosto che affrontare la situazione di petto. Purtroppo il ministro, al quale riconosco sensibilità al tema, è neutralizzato dalla sua stessa maggioranza molliccia”.
In questo quadro si muove Salvini, marcato stretto dall’ala critica. Per questo l’iniziativa di Milano, nel cui titolo non si fa più accenno alla remigrazione (adesso si chiama “Senza paura, padroni a casa nostra”), andrà oltre l’immigrazione. E’ stato allargato ad altri temi: “Un’Europa che sviluppa le sue potenzialità, che aiuta i giovani a crescere”, ha detto Salvini prendendosela con Bruxelles e con la burocrazia. E chiedendo “una deroga al Patto di stabilità, mi sembra il minimo di buon senso”. Si rischiava, a rincorrere troppo certi Patrioti europei, un’altra frattura interna con il fronte del nord. Attilio Fontana ha annunciato la sua presenza, e non per caso lo ha fatto facendo riferimento al tema dei fondi europei chiedendo “più voce ai territori”. Ci sarà anche il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. E poi Luca Zaia: l’ex presidente del Veneto, che con un occhio guarda sempre a Roma (si è impegnato nella campagna referendaria e con Meloni ha un canale diretto), pur senza troppo slancio parteciperà alla manifestazione di Piazza Duomo. Per spirito di partito più che per vicinanza valoriale al parterre dei Patrioti europei attesi a Milano. Quali? “Geert Wilders, Jordan Bardella, il premier ceco Andrej Babis. Oltre agli ungheresi, gli spagnoli”, ha annunciato un abbronzato Salvini. Ci sarà anche Orbán? “E’ un amico, spero nella riconferma”, dice il leader leghista, convinto che il premier di Budapest rappresenti un riferimento per “i cittadini europei che credono in alcuni valori come la pace”. Ma Orbán manderà “un contributo” all’evento salviniano se le elezioni in programma in Ungheria domenica dovesse vincerle. Altrimenti chissà. In piazza a Milano ci sarà comunque anche Massimiliano Romeo, capogruppo in Senato e segretario della Lega in Lombardia, che al Foglio dice chiaramente: “Remigrazione? Noi della Lega Lombarda scendiamo in piazza per difendere la nostra terra, la nostra Lombardia, il Nord”. Altro che Wilders e compagnia.
A Salvini resta in ogni caso il gas russo. Anzi no. Nel weekend pasquale era la priorità, ha fatto una nota anche a Pasquetta. Ma ieri, rispondendo ai cronisti russi, ha frenato, spiegando che “si può fare solo a conflitto finito, oggi non mi pare possibile”. Prima di salutare, il leghista ha in programma una riunione dopo la frana in Molise che ha spaccato l’Italia, Salvini rassicura: “Non ci sono piani di razionamento allo studio sui carburanti”, né si pensa a smart working e simili. Sempre che non venga smentito oggi in Aula da Meloni.