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Occhiuto: “Tajani leader fino al voto, poi il congresso. G. Letta centrale. Orbán? Felice di non votare in Ungheria”
Il presidente della Calabria e vicesegretario forzista: "Non serve andare al congresso prima delle elezioni politiche. Bisogna parlare ai giovani rilanciando su fisco e salari. Il centrodestra cambi passo"
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9 APR 26

ANSA/MATTEO CORNER
Dice che “Gianni Letta è sempre stato un grande esempio di saggezza ed equilibrio, per cui può svolgere un ruolo importante in questa fase di rinnovamento e apertura”. E che “far diventare Forza Italia il partito delle tessere vuol dire snaturarlo”. Anche per questo Roberto Occhiuto, presidente della Calabria e vicesegretario degli azzurri, non chiede di partire da una discussione incentrata sulle figure. “La guida è nelle mani di Tajani e credo che il congresso debba tenersi solo dopo le elezioni politiche”. Solidarizza con Giorgio Mulè finito nella lista degli “infangati”. Manda messaggi a Salvini: “Riaprire al gas russo sarebbe un’incoerenza rispetto al sostegno all’Ucraina”. Voterebbe Orbán? “Sono italiano, non ungherese, e in prossimità di elezioni ne sono ancora più felice”.
Col presidente forzista della Calabria partiamo dalla lunga notte mediorientale, dopo le minacce di Trump di “distruggere un’intera civiltà”. Ci si può fidare di un presidente degli Stati Uniti del genere? “La mia preoccupazione da uomo convinto dell’alleanza con gli Stati Uniti come pilastro essenziale dell’occidente è che questo modo di procedere indebolisca complessivamente proprio l’occidente”, dice al Foglio Occhiuto. “La responsabilità di questa percezione di vulnerabilità risiede nel modo di procedere dell’attuale Amministrazione americana. Questo continuo picconare le istituzioni che sono state e sono ancora l’architettura dell’Alleanza atlantica non fa bene a nessuno. Poi certo, ho nostalgia dei tempi nei quali in Parlamento sulle scelte di politica estera e sugli interessi nazionali all’estero c’era una perfetta convergenza tra maggioranza e opposizione. Cosa diversa dalle scene che abbiamo visto in Aula mentre parlava il ministro Crosetto”. Spostiamoci sul fronte interno. Si può dire che Forza Italia sia un partito in crisi? “Non lo siamo, perché anzi possiamo aggregare un mondo liberale, riformista, popolare che altri non hanno. Il punto è riuscire a stimolare ancor di più la propria vocazione liberale e riformista. Io credo che la necessità di aprire il partito fosse chiara a tutti già prima del referendum”. Qualcuno dice che state diventando il partito delle tessere e dei congressi (ieri l’hanno denunciato tre parlamentari campani in una lettera aperta). “Credo che chi voglia fare i congressi sia animato da buona fede. Riconoscendo che non esiste più il leaderismo dei tempi di Berlusconi, cerca una via di legittimazione. Ma penso anche che diventare il partito delle tessere, dei congressi come rito novecentesco, snaturi Forza Italia”, spiega Occhiuto. Tajani deve rimanere segretario fino alle elezioni politiche? “Sì, a Tajani va riconosciuto il lavoro straordinario che ha fatto dopo la scomparsa di Berlusconi, quando nessuno ci dava una lira. E che fa tuttora. Non c’è un tema di leadership. Io penso che il congresso vada fatto dopo le elezioni politiche, non prima”. E che ruolo può avere una figura come Gianni Letta, il gran collegamento con la famiglia Berlusconi? “E’ sempre stato un uomo molto saggio ed equilibrato, doti fondamentali in un momento in cui si cerca di aprire e innovare il partito. Per cui sì, può avere un ruolo importante”.
Un altro che ha avuto un ruolo centrale, nella campagna referendaria, è Giorgio Mulè, a cui Occhiuto manda tutta la sua solidarietà per gli articoli di giornale che in queste ore lo hanno associato a inchieste di mafia (pur non essendo in alcun modo coinvolto): “Ha fatto una campagna straordinaria, sul merito. E credo che queste attenzioni siano un effetto di quella esposizione. E’ ingiusto che ora finisca nella lista che lui stesso ha chiamato degli ‘infangati’”. A proposito di guerra e di energia, ieri Salvini è tornato a paventare l’acquisto di gas russo, anche se “a conflitto terminato”. Una provocazione? “E’ come se si smentisse tutto quello che abbiamo sostenuto in questi anni, quando abbiamo detto che bisognava stare con determinazione dalla parte dell’Ucraina. Non credo che acquistare gas e petrolio dalla Russia faccia abbassare di colpo i prezzi”. Lei governa una regione del sud come la Calabria. Quali sono le priorità per riconquistare i voti persi col referendum? “Non penso ci sia sovrapposizione tra i voti per il referendum e quelli per i partiti o le coalizioni. Ogni campagna elettorale fa storia a sé. Quello che mi ha colpito però è la grande mobilitazione dei giovani. Sono convinto che serva, di qui al voto, un grande piano fiscale che agevoli i più giovani, agendo sulle retribuzioni. Oggi si paga di più chi è più anziano, e se invece cominciassimo a pagare di più chi rappresenta, come i giovani, un investimento per il futuro? Poi dobbiamo occuparci di diritti civili, e qui Forza Italia dovrebbe avere il coraggio di aiutare il centrodestra ad aprirsi al futuro e a parlare a tanti che non votano per noi solo perché magari percepiscono la nostra coalizione come troppo conservatrice. Serve un cambio di passo”.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.