Meloni senza tregua. La protesta contro Netanyahu. Dialettica Fazzolari-Crosetto sulle nomine

Idf spara contro mezzi italiani in Libano. La premier: “Inaccettabile”. La guerra al veleno nelle Partecipate

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9 APR 26
Ultimo aggiornamento: 09:05 AM
Immagine di Meloni senza tregua. La protesta contro Netanyahu. Dialettica Fazzolari-Crosetto sulle nomine

ANSA/ANGELO CARCONI

Trump sigla la tregua a Hormuz, Netanyahu la rompe in Libano. Peggio di essere “nelle mani di un pazzo” è averne uno che ama Meloni e un altro che spara ai militari italiani. Uno sconcertato Tajani annuncia in Aula che una nostra colonna, un convoglio Unifil, è stato attaccato dall’Idf, in Libano, e per fortuna senza feriti. Viene convocato l’ambasciatore israeliano, Meloni esprime “ferma condanna”, “inaccettabile, “Israele dovrà chiarire”. La sera della fine del mondo di Trump (che non c’è stata) Meloni ha esclamato “speriamo che duri”. Non dura. Per garantire la circolazione lungo lo Stretto di Hormuz il governo ragiona con gli alleati a una missione Onu. L’altra missione è affidata a Fazzolari. Ha il mandato di Meloni di usare la scopa in Leonardo, nelle partecipate, di fare pulizia profonda. E’ in corso una dialettica fortissima fra Fazzolari e Crosetto. La caduta di Cingolani è il processo ai felloni.
Più Meloni prova ad allontanarsi da Trump e più Trump la sporca con i baci non voluti. Il suo vice Vance, a Budapest, dichiara che “la classe europea lo ha deluso, a eccezione di Meloni e Orbán”. Raccontano che Tajani abbia pronto il vino buono in frigo, se Orbán dovesse perdere, anche se ovviamente non lo dirà, per non indispettire Meloni, perché di noie ne ha già abbastanza in Italia. Sono cambiati in viso e non sono più rubicondi, con le guanciotte, così come non hanno più voglia di rilasciare interviste “posate”, lunghe, ragionate. Tajani, al Question Time, alza la voce per marcare la distanza dal governo israeliano, dalla pena di morte, da quella sbevazzata del ministro Ben -Gvir, e appena finisce scappa a Chigi per il tavolo sulle partecipate. Il capogruppo di FI, Paolo Barelli, che è sempre stato un signore con i giornalisti, dicono che cadrà, presto, “è solo questione di un giorno” e che però andrà a fare il sottosegretario, per ricompensa, c’è chi assicura da Urso e chi spara addirittura alla Giustizia, insomma, le più belle cause perse (ma in serata torna l’ipotesi staffetta con Mulè). Tutte le crisi sono annunciate dall’inchiostro, dal bisogno di scrivere una lettera. In Campania ce n’è un’altra contro l’altro angelo di Tajani, Martusciello, ed è firmata dal senatore Silvestro e dai deputati Patriarca, Bicchielli. Si sono fatti male da soli, ma erano invincibili per accorgersene. Tajani si sarebbe pentito di quel veto su Federico Freni alla Consob, ma ormai come può tornare indietro? Giorgetti ripete in tutte le lingue che non c’è denaro in cassa e che aver abbassato le accise, che è sembrato nulla, ma era tutto, è costato in un mese quasi un miliardo e mezzo. Forse era meglio pensare a bonus selettivi, ma si voleva dare l’immagine che si aiutava il popolo, intero, tutto. A cosa è servito? Meloni soffre per quella sua foto gettata in mezzo al pentolone: mafia, i Senese… Anche l’uscita, l’anticipazione di Report, è motivo di pena. Da quando una anticipazione Rai finisce direttamente sul giornale? Si chiedono al governo: esiste un ufficio stampa in Rai che vaglia le anticipazioni? Non era Tele Meloni? La scopa, la scopa… Oggi in Aula, Meloni punterà Conte e non solo per ricordargli che di Trump lui è rimasto “Peppi”. C’è molto altro. FdI è scatenata contro “il grande scandalo mascherine”. In commissione Covid, ieri, un secondo imprenditore ha spiegato che si passava dallo studio Alpa per sbloccare contratti fermi. FdI vuole che Conte si dimetta dalla commissione per essere audito, solo che il processo più intenso si consuma in casa. Fioriscono “carte coperte” (Cutillo a Leonardo?) che sono sempre la spia del mettiamo un altro così non litighiamo. Alla Gdf, dove gareggiano le belle ambizioni di Umberto Sirico e Francesco Greco, si proroga con un emendamento (voluto da Chigi) fino a fine anno, il mandato del comandante Andrea De Gennaro. Raccontano che si stanno cercando disperatamente donne per le partecipate, per i cda, e arrivano cv (uno è quello di Maria Siclari, direttrice di Ispra). Tajani, dopo un mese di preghiere (esaudite) avrebbe ottenuto la promessa di avere Stefano Cuzzilla come ad di Terna (ma Marina Berlusconi sarà contenta?). Leonardo è invece la ferita. Fazzolari sarebbe scandalizzato di come è stata gestita nei sottoscala. Vuole una vedetta e vuole che si allenti la corda con il ministero della Difesa. I nomi per il dopo Cingolani sarebbero tre (e mezzo): Ercolani, Mariani, Folgiero. Al Senato, sarà un caso, ma nel Salone Garibaldi, le luci dei lampadari sono già state razionate, spente. Si aprono le scatole nere.