I semafori di Crosetto e Meloni: "Sappiamo dire no a Trump". Il pasticcio Regeni e la proposta a Caravelli per Eni

Il ministro della Difesa elenca gli atri atterraggi americani e si rifà ai trattati. Il Pd: "Sono dati secretati?". Meloni cerca le coperture per il decreto sicurezza. Rixi, il vice di Salvini: "Aumentare spesa militare? Impossibile. Tema superato"

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8 APR 26
Immagine di I semafori di Crosetto e Meloni: "Sappiamo dire no a Trump". Il pasticcio Regeni e la proposta a Caravelli per Eni

Il ministro della Difesa Guido Crosetto e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (Mauro Scrobogna / LaPresse)

Roma. Verrà la morte e beve Diet Coke. Alla fine del mondo, annunciata da Trump, ci arriviamo così: Crosetto lascia stizzito l’Aula, dopo aver definito “l’Italia semaforo” perché “gli accordi con l’America non sono mai stati messi in discussione in 75 anni da nessun governo”, “abbiamo obblighi da rispettare ma sappiamo dire no” e continua: “Sono dispiaciuto per il dibattito. Non ho sassolini ma montagne da togliermi”. Alla fine del mondo ci arriviamo con il pasticcio Regeni (il documentario era stato bocciato dal Mic già un’altra volta, nel 2024), con il governo che ha proposto a Giovanni Caravelli, il direttore di Aise, la presidenza di Eni. Il vice di Salvini, Edoardo Rixi ragiona: “In Europa sono coglioni. Le spese militari da aumentare? Impossibile. Mi sembra un argomento superato”. Verrà la morte e ha il ciuffo.
Non ci sono applausi a Crosetto, neppure al suo appello alle opposizioni, “abbiamo bisogno di unità”, e l’unità nazionale si colora di aritmetica. Il ministro della Difesa si presenta per informare l’Aula su Sigonella, accanto a lui il ministro “ultima spiaggia” Mazzi, Calderoli e Foti, e fornisce un elenco accuratissimo dei transiti americani: “Non possiamo assecondare rotture isteriche né subordinazioni infantili. Nel 2018, ad Aviano, ci sono stati 525 atterraggi autorizzati con voli cargo, di questi 525, 43 erano catalogate come hot cargo, cioè trasportavano materiale da trattare con cautela e armamento”. E continua, continua… “nel 2019 …”. I componenti della commissione Difesa del Pd lo ascoltano sbalorditi e si domandano: “Ma le informazioni che sta divulgando Crosetto siamo certi che non siano notizie secretate?”. L’ex ministro Lorenzo Guerini, che è venuto a sentirlo, non commenta se non per dire che “un buon ministro della Difesa meno parla e meglio è. E’ stato sempre il mio motto”. Si stanno rompendo i vecchi “giocattoli” nelle partecipate e a Meloni non piace, lo scrive, “la redazione unica composta da Repubblica, Fatto, Fanpage, Report che mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi”. Si è rotta anche la calda intesa fra Crosetto e il Pd che gli rimprovera, ora, con Chiara Braga, di non dire nulla sulla promessa di Trump, quel “un’intera civiltà morirà”. Crosetto rovescia ricordi e trattati precisando “che rispettare gli accordi non significa partecipare alla guerra”. Meloni e Tajani in queste ore ripetono che la guerra finisce solo se lo vogliono gli americani, “altrimenti…”. Si cerca carburante per gli aerei in Azerbaigian e racconta Rixi, il vice di Salvini (che oggi parlerà alla stampa estera): “I francesi hanno calcolato che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso per ben un anno e mezzo. E’ chiaro che dobbiamo valutare seriamente se usare il gas o il petrolio russo. L’Europa è rigida. Possiamo abbassare tutte le accise che vogliamo ma il prezzo del petrolio non si abbasserà”. Gli chiedono del Patto di stabilità e Rixi, che della Liguria si porta quel parlare spavaldo, franco, del lupo di mare, risponde: “Il Patto di stabilità va derogato e dico di più. Bisogna adesso avere la forza di chiedere di spostare la fine del Pnrr di un anno. Stanno esplodendo i costi del bitume. Non ha più senso la vecchia scadenza”. Fuori dal palazzo i turisti vedono passeggiare John Elkann a Piazza Colonna. I più fortunati, ma sono davvero i più fortunati, lo hanno visto uscire dalla sede del Mef, il castello di Giorgetti, e lo hanno visto leggero, ora che ha venduto Repubblica, ora che è solo l’imprenditore Elkann, così come Repubblica sta tornando, secondo FdI, quella arcigna e dura, ideologica. E’ impensabile addomesticare un giornale, o una comunità di giornalisti, l’unico modo è fargli mancare l’aria ma ora l’aria manca al governo. Giovanni Donzelli, il facente segretario di FdI, lo ha notato e da giorni rimprovera ai quotidiani “il gioco dei selfie, perché se cominciamo a farlo anche con i giornalisti…”. Adesso è più complicato comporre la musica e il tema della sicurezza che Meloni vuole rilanciare, giustamente, cos’è di fronte alla minaccia dell’atomica, di queste ore da Dottore Stranamore di Trump? Se dovesse finire il mondo a Palazzo Chigi, Piantedosi si ricorderà della riunione con Giorgetti, Fazzolari, Mantovano, e Daria Perrotta, il cigno di stato, a cui chiedono di trovare soldi, soldi, ancora soldi per sicurezza, accise, salari. Siamo ormai verso Italia zona Isee. Anche i presunti contratti della “Carmen in prefettura”, Claudia Conte, la giornalista innamorata di Piantedosi, sono al momento contratti da zona Isee. Il documentario di Conte acquistato dalla Rai, la famigerata pistola fumante, è in verità un prodotto che Conte ha offerto gratuitamente tanto che la Rai (che non può accettare prodotti gratis) ha ripagato con un rimborso spese di 500 euro lordi. Per piazzare “L’onda maledetta”, con immagini esclusive di vigili del fuoco, la “Carmen in prefettura” ha inondato la casella mail dei quadri Rai. E’ una vicenda che la dice lunga anche sull’indotto Rai, sulle tubature mail di questa azienda dove si trova di tutto, il tombino delle ambizioni e della vanità. Conte ha provato a cedere questo suo lavoro prima alla direttrice di Rai Play, Capparelli, che ha poi smistato alla sezione Approfondimenti. Un altro documentario, quello di Regeni, “Regeni, tutto il male del mondo”, per fortuna la Rai lo ha invece acquistato, malgrado la bocciatura di una delle Commissioni Mic, il ministero dannato. Si sono dimessi ieri due membri: Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti. Oggi il ministro della Cultura, Giuli, riferirà in Aula sul caso e sulla commissione. Si parla di audio che circolano, di preziosi suggerimenti di maggioranza che arrivavano ai membri della Commissione. La sola cosa certa è che il documentario è stato conteso sia dalla Rai che da La7, e poi acquistato dalla Rai, così come è certo che il documentario non piace ai Fratelli Lumière della destra. Nel 2024 era già stata bocciata la domanda per il contributo selettivo. Sono tutti regolamenti di conti interni. La frase di Crosetto, “non ho sassolini, ma montagne da togliermi” è l’epigrafe del tempo. Il governo avrebbe proposto al direttore di Aise, Giovani Caravelli, una figura di cui si fida, la presidenza di Eni. C’è la necessità di rimescolare e promuovere figure nuove nei Servizi. Quando è uscita la foto di Delmastro in Bisteccheria, i deputati di FdI sono esplosi in “qui c’è la mano di qualcuno”. La fine del mondo (ma di quale?) ci accompagna e l’unico candido è il ministro Tommaso Foti: “Se finisce oggi, l’Inter ha vinto il campionato”.
Carmelo Caruso