Gasparri fa litigare il Pd. Lite furibonda tra Alfieri e Sensi sul voto dei dem a favore dell'azzurro in commissione Esteri

Una discussione durante una riunione interna del gruppo Pd finisce nel peggiore dei modi: la lite si sposta davanti a tutti nell'Aula di Palazzo Madama. I sì all'azzurro diventano un caso e Sensi chiede le dimissioni di Alfieri da capogruppo in commissione
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8 APR 26
Ultimo aggiornamento: 05:56 PM
Immagine di Gasparri fa litigare il Pd. Lite furibonda tra Alfieri e Sensi sul voto dei dem a favore dell'azzurro in commissione Esteri

Alessandro Alfieri e Filippo Sensi - foto LaPresse

Rissa sfiorata in Senato. Nel pomeriggio di oggi i due parlamentari del Partito democratico Alessandro Aflieri e Filippo Sensi hanno avuto un confronto vivace, si fa per dire, nell'aula di Palazzo Madama. Il motivo? Maurizio Gasparri. O meglio, i voti degli onorevoli del Pd in favore dell'azzurro come nuovo presidente della commissione Esteri (nella votazione della scorsa settimana). Voci parlano di un intervento degli assistenti parlamentari, ma fonti dem al Foglio smentiscono e parlano di un "dibattito molto acceso".
Tutto è partito da una riunione interna del gruppo del Pd che si è tenuta questa mattina, dove Boccia ha parlato del voto che alcuni dem hanno dato a Gasparri come nuovo presidente della commissione Esteri. A ricostruire l’accaduto sono stati diversi senatori e, in particolare, nel corso dell’intervento di Bazoli, è emerso che i sì del Pd all’azzurro sono arrivati per un errore alla Chiara Ferragni, cioè un errore di comunicazione, e alcuni non hanno capito bene cosa fare. Per questo poi Casini, Delrio, La Marca e Franceschielli hanno votato a favore.
Alfieri, che è capogruppo in commissione Esteri, avrebbe contestato quella ricostruzione, bollandola come sbagliata (nonostante non fosse presente durante il voto). Fonti al Foglio raccontano che nel suo intervento Sensi ha dato ragione a Bazoli, spiegando che il qui pro quo è sintomo di un problema più grande. Ma ciò che avrebbe mandato su tutte le furie Alfieri sarebbe stata un'altra cosa: una non velata richiesta di dimissioni dal ruolo di capogruppo, avanzata proprio da Sensi. Da lì, apriti cielo.
E quindi dalla riunione interna si arriva poi all'Aula. Nel pomeriggio Alfieri si sarebbe avvicinato al senatore e avrebbe iniziato a inveire contro di lui. Chi c'era preferisce non ripetere la sequela di insulti, ma sono quasi volati schiaffi. "Il capogruppo ha la coda di paglia", racconta al Foglio chi ha visto la scena. Gli assistenti parlamentari si sono allarmati, ma non sono stati necessari interventi.