Nel Golfo cerca riparo dalla tempesta. O meglio: soluzioni “per rafforzare la sicurezza energetica”. Meloni tenta il rilancio di un governo in affanno. Il 2027 è lontano. Tiene banco, ancora, il caso Piantedosi. Soprattutto c’è la guerra in medio oriente che non consente di fare troppi programmi. Ieri la premier è volata in Arabia Saudita. Un blitz di due giorni, che la porterà anche in Qatar ed Emirati Arabi, per dimostrare “solidarietà”. Giovedì la premier interverrà in Aula e non vuole arrivare a mani vuote. Al Tg1 dice: “Il governo va avanti. Nessun rimpasto. Non abbiamo tempo da perdere. Trump? Quando non siamo d’accordo lo diciamo”. Di prima mattina il governo proroga lo sconto carburanti. Giorgetti mette le mani avanti: “La situazione è complicata”. Meloni fa tappa al Quirinale, da Sergio Mattarella: Gianmarco Mazzi giura come nuovo ministro del Turismo. Poi si imbarca.
Meloni, in partenza per Gedda, definisce il decreto carburanti “una misura necessaria”. E’ un Cdm lampo, appena 12 minuti, quello che approva un credito d’imposta al 20 per cento per l’acquisto di carburante delle imprese agricole e proroga lo sconto sulle accise fino al primo maggio. E poi? “Gli eventi geopolitici che non dipendono da noi ci suggeriranno eventuali altri tipi di interventi”, spiega Giancarlo Giorgetti in conferenza stampa (anche questa molto rapida, 5 minuti). Si naviga a vista. Il ministro dell’Economia parla anche del parametro del 3 per cento, della clausola di deroga prevista dalle norme europee. “Una riflessione sarà inevitabile. L’ho detto in tutti i consessi internazionali”. Sulle spese militari non si sbottona e rimanda al “Documento di finanza pubblica su cui stiamo lavorando” e che arriverà ad aprile. Intanto l’Istat certifica che il rapporto deficit/pil per il 2025 sarà al 3,1 per cento. E paradossalmente, considerando le perplessità che nella maggioranza – soprattutto nella Lega – iniziano a emergere, forse al governo non faranno troppi drammi. Senza l’uscita dalla procedura d’infrazione gli spazi di manovra si riducono. In Cdm c’è anche Matteo Piantedosi, nel suo breve intervento parla di spostamenti e promozioni di prefetti. Nessuno fa accenno al caso che lo coinvolge. C’è qualche imbarazzo. Dal centrodestra pubblicamente lo difendono. Giorgetti ricorda che il ministro “non è iscritto alla Lega” e comunque non c’è necessità che riferisca in Parlamento come chiedono le opposizioni: “Al momento non vedo una questione politica”. Il timore è che lo possa diventare (se non lo è già). Claudia Conte, a E’ sempre carta bianca, dice: “Tranquilli. Non vi preoccupate, avrete tutte le risposte”.
Almeno per due giorni Meloni prova a dimenticarsi del caso. Vola in zona di guerra, per portare vicinanza e sostegno ai paesi del Golfo. Per consolidare relazioni, rafforzare soprattutto gli approvvigionamenti energetici, dopo la visita in Algeria e prima del viaggio in Azerbaigian tra qualche settimana. E’ la prima leader Ue e del G7 ad atterrare da questi parti dall’inizio del conflitto, da qui arrivano il 15 per cento del petrolio e circa il 10 per cento del gas. Arriva il plauso di Matteo Renzi: “Una scelta intelligente”. In un quadro di grande instabilità, economica ed energetica. L’Italia continua a chiedere il cessate il fuoco, i contatti con la diplomazia iraniana non sono mai cessati. Ma intanto il governo continuerà a sostenere con forniture militari difensive i partner del Golfo. Ieri Meloni ha visto il principe Mohammed Bin Salman. A sera, al Tg1, spiega le ragioni della missione: “Un gesto di solidarietà verso nazioni amiche”, ma “chiaramente come obiettivo ha anche quello di garantire approvvigionamenti energetici necessari”. Per farlo, mentre le scorte di gas in Europa si abbassano, mette sul piatto gli investimenti delle grandi aziende italiana, a partire da Eni. Di Piantedosi la premier non parla, ma di Trump sì. E manda segnali: “Sigonella? Quando non siamo d’accordo, dobbiamo dirlo. Sul piano geopolitico l’Europa non ha molto da guadagnare da una divaricazione con gli Stati Uniti”. Oggi la seconda parte del blitz tra Qatar ed Emirati Arabi. Sbloccare lo Stretto di Hormuz resta fondamentale. L’Italia è pronta a partecipare a una missione internazionale, ma solo a fronte di una risoluzione Onu e del cessate il fuoco.
Meloni scommette sull’energia per rilanciarsi, dopo giorni difficili, in vista di giovedì, quando sarà in Aula. Le opposizioni continuano a chiedere teste e dimissioni. “Facile criticare dal divano. Siano più costruttivi”, attacca la premier. Lo scontro continua.