Le consultazioni di Marina B. e quelle di Tajani. Cattaneo: “La leadership? Facciamo le primarie”

Prosegue la discussione dentro Forza Italia. La figlia del Cav. vede Mulè e poi Zangrillo. Il capo di FI, atteso a Milano la prossima settimana, sonda intanto gli umori nel partito. Cattaneo: "I Congressi? Prima viene l'economia, i temi liberali e i diritti. Berlusconi ha sempre contestato l’idea del partito delle tessere"

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3 APR 26
Ultimo aggiornamento: 08:44 AM
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Nella combo, Marina Berlusconi (sx) e il leader di Forza Italia Antonio Tajani, Roma, 26 marzo 2026. ANSA/FERRARI/LAMI

In un Transatlantico deserto, è quasi Pasqua, Alessandro Cattaneo lancia una provocazione, al termine di un ragionamento più ampio: “Se il punto è la democrazia allora possiamo pensare alle primarie aperte”. Da mesi gli azzurri continuano a interrogarsi sul futuro del partito fondato da Berlusconi. Tra congressi, leadership e rinnovamento. Il referendum, Maurizio Gasparri “dimissionato” con la regia della Famiglia, hanno fatto il resto. Tajani (e i suoi fedelissimi) da una parte, la fronda dissidente dall’altra. Gli incontri a casa di Marina Berlusconi – ricercati, annunciati, smentiti e così via – di questo passo diventeranno un genere letterario, più che giornalistico. In attesa di Antonio Tajani, dopo Pasqua, era atteso ieri il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo. Mercoledì invece in corso Venezia è stato avvistato Giorgio Mulè, ma in questi giorni la figlia del Cav. ha sentito anche il governatore del Piemonte Alberto Cirio (e non solo). Le consultazioni insomma vanno avanti: i temi sul tavolo sono sempre gli stessi. I congressi regionali, in programma tra aprile e maggio, che una parte degli azzurri, con la spinta della famiglia Berlusconi, vorrebbero bloccare; e il ruolo di Paolo Barelli, il capogruppo alla Camera sempre in bilico – così come altre figure vicine a Tajani che vengono messe in discussione (Nevi intanto ha chiarito che “è completamente falso che il signor Stefano Bandecchi abbia assunto una mia collaboratrice alla sua università. Valuterò azioni legali”). Una storica figura di FI spiega al Foglio che “il punto resta sempre come rilanciare il partito. Ed è una discussione che non si può esaurire cambiando Barelli o Gasparri. C’è molto di più. Non possiamo essere una corrente del melonismo”.
Nelle ultime ore comunque la tensione si è abbassata, almeno apparentemente. Barelli resiste, sebbene i dissidenti azzurri siano sempre in attesa di un segnale da Arcore, convinti di avere i numeri per replicare quanto accaduto a Palazzo Madama. I nomi che circolano sono sempre i soliti: Giorgio Mulè oppure Deborah Bergamini. Ma c’è da tener conto anche delle fibrillazioni del governo, adesso c’è anche il caso Piantedosi, oltre alle nomine dei prossimi giorni. Indebolire Tajani può avere effetti collaterali. Zangrillo – che condivide con Occhiuto la necessità di occuparsi dei diritti civili e di parlare ai giovani – ieri ha spiegato a Restart che “non è necessario un avvicendamento anche alla Camera. Serve dialogare di più. Tajani lo sta facendo con le segreterie nazionali”. Zangrillo ha sottolineato quindi l’importanza del contributo di Marina Berlusconi, sui temi della politica interna ma anche rispetto a Trump. Negli ultimi giorni il titolare della Pa, secondo i retroscena tra i più attivi insieme alla ministra Casellati nella sfiducia a Gasparri, avrebbe avuto contatti frequenti anche con il leader forzista, impegnato a sua volta a sondare gli umori degli altri dirigenti del partito (e non solo). L’incontro con la figlia del Cav. dovrebbe esserci la prossima settimana, dopo Pasquetta, e Tajani si prepara, dividendosi con gli impegni ministeriali: ieri era impegnato alla Farnesina per XVI Conferenza MAECI – Banca d’Italia con Fabio Panetta e poi in una riunione con i partner internazionali su Iran e stretto di Hormuz. Dentro Forza Italia c’è chi scommette che un ripensamento sui congressi locali possa essere la carta per evitare la spaccatura, o quantomeno per non farla esplodere in una fase in cui si naviga a vista. E senza una strategia precisa per il dopo. Meglio una transizione ordinata, mettendo al primo posto le sorti del movimento azzurro.
“In questo momento dobbiamo tutti avere a cuore il rilancio di Forza Italia”, è la premessa di Cattaneo, che consegna al Foglio le sue riflessioni. “Questo deve venire innanzitutto a partire dai temi liberali in economia”. Quali? “Risposte concrete per le imprese sull’energia, taglio delle tasse al ceto medio, sostegno alle start up per i giovani. E poi dobbiamo affrontare la legge sul fine vita”. Resta la questione dei congressi, su cui l’ex sindaco di Pavia ha un’idea precisa. “Ho già avuto modo di dirlo nella riunione di partito che il segretario ha fatto il giorno dopo il referendum, la mia posizione è chiara: i congressi vengono dopo, non c’è fretta. In 32 anni di storia non abbiamo mai fatto congressi regionali. Berlusconi per primo ha sempre contestato l’idea del partito delle tessere. Dobbiamo rimanere un partito che guarda alla società civile”. Con i congressi tuttavia il partito dovrebbe essere più contendibile, democratico. “Se il punto è la democrazia – conclude Cattaneo con una provocazione – allora possiamo pensare alle primarie aperte”.