Cedere il passo a Giuseppe Conte come leader del campo largo? Elly Schlein dovrebbe fare il beau geste, invece di ingaggiare una lotta fratricida alle primarie? Ci si interroga sul tema, visti anche i sondaggi post-referendari che danno il leader del M5s in potenziale vantaggio, al momento, rispetto alla segretaria del Pd. E Paolo Mieli, sul Corriere della Sera, martedì scorso, ha messo nero su bianco l’esortazione-provocazione: non sarebbe meglio per Schlein ritirarsi in favore di una personalità percepita dall’elettorato come più moderata e già rodata dalla precedente esperienza di governo? Non tutti, però, al Corriere, sono di questo avviso. Lo storico ed editorialista Ernesto Galli della Loggia, per esempio, dice al Foglio che “si taglierebbe la mano destra” piuttosto che portare acqua al mulino di Conte, “uno che ha fatto due cose che resteranno nei libri di storia come anticamera della catastrofe finanziaria: il reddito di cittadinanza e il superbonus. Due provvedimenti che, per com’erano concepiti — si fosse andati avanti su quella linea — avrebbero rischiato di mandare a fondo il bilancio dello stato per mezzo secolo”. Tuttavia Conte è percepito come leader moderato, dicono i sondaggi. “Moderato? Non mi paiono misure moderate, quelle. Buona ragione, forse, per non credere ai sondaggi”. Allora meglio ricorrere a un fantomatico federatore, come quello evocato da Rosy Bindi e forse rispondente all’identikit di Pierluigi Bersani? Che cosa dovrebbe fare, insomma, il campo largo, per avviarsi senza troppe scosse sulla strada delle elezioni? “Dovrebbe fare qualcosa che non farà mai”, dice Galli della Loggia, “ovvero riunire 5-6 persone in una stanza, per tre mesi, a redigere un programma di non più di venti pagine, con indicazione di alcuni punti programmatici chiari, con rispettive coperture”. E come si potrebbe poi decidere chi guida la coalizione? “Mettendosi d’accordo. Oppure con le primarie, appunto. Ciascuna delle due modalità ha i suoi vantaggi e svantaggi. Se si scelgono le primarie, si mette in conto che chiunque, anche un elettore di destra, potrà presentarsi ai gazebo. Se ci si mette d’accordo, poi si deve trovare, su quella scelta calata dall’alto, il consenso di milioni di elettori. Sarebbe più facile, però, cominciare a ragionare su cose reali, invece che chiedersi chi sia il più moderato. E comunque Conte, più che un moderato, è un trasformista”. Intanto il leader del M5s si prepara al tour con il libro “Una nuova primavera” (ed.Marsilio, in uscita il 14), e ha incontrato a pranzo Paolo Zampolli, inviato di Donald Trump (che ha confermato l’incontro, definendolo però “un pranzo tra amici”). “Conte cerca di guadagnare punti con il padrone del mondo, e lo capisco”, dice Galli della Loggia: “Se uno vuole fare il Presidente del Consiglio italiano, è opportuno che abbia buoni rapporti con gli Usa, anche se Nicola Fratoianni la pensa diversamente. Questo non vuol dire essere il cameriere di Trump. Che Conte vada a pranzo con Zampolli non mi pare quindi così scandaloso”. A Galli della Loggia pare invece “ridicolo” che a sinistra ci si prepari al voto “facendosi sgambetti reciproci”, dopo aver vinto il referendum. “Sarebbe forse meglio rimandare la fase della scelta dei capi e accordarsi almeno su un programma”. Auguri. “Tra l’altro”, dice Galli, “nella coalizione non ci sono solo loro, Schlein e Conte, e gli altri non è detto che comprino un pranzo precotto senza guardare che cosa c’è nella scatola”. Centristi e Avs sono infatti in vigile osservazione. “Schlein e Conte sanno che mettere insieme un programma nel campo largo è difficilissimo, viste le differenze di linea tra le varie forze”. Schlein deve farsi percepire in modo diverso da oggi, per avere chance alle eventuali primarie? “La segretaria del Pd ormai si è costruita un’immagine che non può cambiare dall’oggi al domani. Idem Conte”. Pochette contro snakers. “Sono due figure a prima vista opposte, ma non è detto che l’immagine della Schlein significhi necessariamente radicalismo. Conte, certo, riflette, anche nell’aspetto, un’esperienza maturata all’ombra degli uffici legali. Ecco, piuttosto, in vista del voto, mi porrei la domanda: ma da dove viene, davvero, Conte? Perché alla fine è ancora un mistero: è arrivato a Palazzo Chigi da sconosciuto, senza fare campagna elettorale, senza essere eletto”. Dice che nel nuovo libro si racconterà “senza sconti”, l’ex premier. “Beh, che dire: speriamo. Perché se si mette in lizza per fare il premier, forse qualcuno dovrebbe andare a fondo: chi è, davvero, Conte? Resta un punto molto, ma molto interrogativo”.