“Non è il mio capo di Gabinetto, è un dirigente, un caso isolato”, dice al Foglio il sindaco di Benevento, ex ministro e uomo simbolo della Dc Clemente Mastella, a proposito di Gennaro Santamaria, arrestato ieri in flagrante per concussione proprio a Benevento: “Certo, dal punto di vista umano dispiace”, aggiunge Mastella. Non era però per questo che si era deciso di chiamarlo: si dà il caso, infatti, che Mastella si sia di fatto auto-candidato alle problematiche nonché fantomatiche primarie del campo largo. Non dovrebbero essere indette, ha detto Mastella a “Un giorno da Pecora”, su Rai Radio 1, ma se ci fossero, beh, lui si potrebbe anche candidare. Non le farebbe, ma – dovesse esserci un candidato per il centro del centrosinistra – per lui sarebbe più competitivo il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi della sindaca di Genova Silvia Salis. O magari se stesso? “Non è che muoia dalla voglia, eh, ma un candidato di centro servirebbe, diciamo che ipoteco la casella”. Intanto, il leader M5s Giuseppe Conte si prepara al lancio del suo libro “Una nuova primavera” (ed.Marsilio). Quasi un manifesto, fin dalla copertina. E tanto si mostra pronto, Conte, che Paolo Mieli, sul Corriere della Sera, ha rivolto alla segretaria dem Elly Schlein un velato suggerimento-provocazione: perché non fare un passo indietro a favore dell’ex premier a Cinque Stelle, già messo alla prova in quanto ex premier e personalità forse più rassicurante per l’elettorato moderato, onde evitare tonfi fratricidi? E però, intanto, Mastella c’è. Non vorrebbe le primarie, ma c’è. “Io guardo il dato”, dice, “e stavolta, dopo le primarie, si arriverebbe a elezioni, mi si consenta il paragone, con i due stalloni stremati. E come la affronti, poi, Giorgia Meloni? Romano Prodi era una personalità fuori dai partiti, nel 2005, l’anno in cui partecipai anche io alle primarie, classificandomi terzo. Ma stavolta si rischia, con Conte e Schlein, segretari contrapposti, di lasciare interdetti i rispettivi elettorati”. E quindi? “Ecco, i due avrebbero il dovere morale e politico di trovare un’intesa”. Allora Mastella è d’accordo con Mieli: la segretaria dem deve lasciare spazio a Conte? “Io non dico chi dei due debba fare un passo indietro, ma che uno dei due dovrebbe farlo. Viceversa, si dovrebbe andare su una figura terza”. E in tal caso, Mastella si candiderebbe? “Sto dicendo che sarebbe comunque importante la presenza in corsa di una figura più di centro. Altrimenti la coalizione si mostrerebbe troppo sbilanciata, inadatta a recuperare gli astenuti nell’area di chi si sente più moderato degli estremi; un’area che oggi rischia di guardare più al centrodestra”. Sembra però che né Conte né Schlein vogliano farlo, il passo indietro. “Sarebbe un errore non trovare un’intesa e un criterio per stabilire chi possa vincere contro Meloni. Consultassero dei bravi sondaggisti”. Alcuni tra i principali sondaggisti, settimana scorsa, hanno detto che, al momento, Conte sembra avvantaggiato. “Dobbiamo ragionare da qui ai prossimi mesi. E si dovrebbe scegliere chi, tra qualche mese, avrà maggiori possibilità di battere la premier. Vogliamo scegliere il più gradito a sinistra e poi perdere tutti contro Meloni?”. Ma chi ha più chance, tra i due? “Entrambi, ma devono trovare un filo d’Arianna per uscire dal tunnel in cui sono precipitati. Ci si chieda: ‘Chi ha maggiore popolarità rispetto all’elettorato?’. Ma anche i Cinque stelle non possono pensare che, se si candida uno di loro, allora tutti lo dobbiamo votare, mentre se si candida uno di noi la regola non vale”. Era più facile nella Prima Repubblica, quando si decideva tutto nelle segrete stanze? “Abbiamo perso per strada la sapienza politica: chiunque arrivi oggi a dirigere un partito forte nel proprio campo, pensa di dover essere poi di diritto il candidato premier. Nella Dc abbiamo avuto un solo caso di doppio incarico: Ciriaco De Mita, e si è vista com’è andata. Però allora il segretario del partito aveva un potere politico enorme. D’altronde Giulio Andreotti, più volte premier, non è mai stato segretario”. Per Mastella sarebbe un peccato finire divisi a mezzo primarie: “Ma come? Ora che ci possono essere le condizioni per un’alternativa, la si brucia così?”.