La sveglia dell’Agenda Marina Berlusconi

Tirare solo a campare significa voler tirare le cuoia. Ambizione da ritrovare in economia, interventi sulla pressione fiscale, colpi al trumpismo e le svolte in Forza Italia. A cosa punta la discontinuità del modello Marina

di
1 APR 26
Ultimo aggiornamento: 01:47 PM
Immagine di La sveglia dell’Agenda Marina Berlusconi

Marina Berlusconi durante la cerimonia di consegna delle insegne di Cavaliere dell'Ordine ''Al Merito del Lavoro'' al Quirinale, Roma, 30 ottobre 2024 (ANSA/ETTORE FERRARI)

In politica, a volte, bisogna leggere tra le righe e leggere tra le righe oggi, in Italia, significa districarsi prima di tutto fra le idee, le prospettive e le traiettorie di due donne importanti, da cui passa il futuro del centrodestra. Il futuro del governo, naturalmente, passa da quel che Meloni deciderà di fare della sua maggioranza, di quanto ci metterà prima di tornare al voto, di cosa si inventerà nei prossimi mesi per evitare che l’obiettivo legittimo di diventare il governo più longevo della storia della Repubblica si trasformi in un semplice e non impossibile tirare a campare, e il prossimo 10 aprile, quando Meloni andrà alle Camere, qualcosa in più si saprà, sempre che i tempi incerti della guerra le consentano di fare promesse sul futuro. Ma un pezzo del futuro del centrodestra, e anche del governo, passa anche dalla capacità di mettere a fuoco la nuova direzione di marcia che riguarda il secondo partito della coalizione, ovvero Forza Italia, che come Fratelli d’Italia, all’indomani del referendum, ha scelto, per volontà prima di tutto di Marina Berlusconi, di fare qualche passo in avanti per superare lo status quo e immaginare di dare un contributo per evitare che governare significhi semplicemente tirare a campare.
Capire l’Agenda Marina, se vogliamo, significa capire verso quale direzione un pezzo importante della maggioranza si muoverà nei prossimi mesi per uscire dalle sabbie mobili, come si dice, per trovare una sua vitalità e per cercare argomenti solidi per scongiurare un rischio possibile, ovvero che la vittoria del No al referendum trasformi il centrodestra in una coalizione capricciosa, autolesionistica, demagogica, populista, intenzionata solo a coltivare le rendite di posizione e gli orticelli personali. E sfogliare l’Agenda Marina significa provare a dare al centrodestra, e anche a Forza Italia, una spinta decisa su alcuni punti importanti, che sono poi i punti cruciali di cui dovrebbe tener conto una forza di governo che sogna di trasformare il centrodestra in un motore di cambiamento possibile e non di conservazione dell’esistente.
Sul tema di governo, in generale, seguire l’Agenda Marina significa avere, in economia, una più marcata impronta liberale: più concorrenza, nuove liberalizzazioni, meno pressione fiscale e maggiori incentivi alle imprese, tornando a una linea espansiva di politica economica che rimetta al centro anche il nodo, tanto difficile quanto sempre meno affrontato, del taglio della spesa improduttiva. Tema politico di fondo: il centrodestra riesce a fare il centrodestra non se si pone come un muro di fronte alle innovazioni, non se si pone come un semplice garante dello stato nel mercato, ma se riesce a sfruttare la forza che ha per alleggerire il peso dello stato, provando a utilizzare i pochi soldi residui che vi saranno nei prossimi mesi per intervenire per esempio sui salari, facendo quello che in questi anni il centrodestra non è riuscito a fare, ovverosia abbassando le tasse.
Seguire l’Agenda Marina, come d’altronde la primogenita del Cav. aveva già fatto capire mesi fa nell’intervista concessa al Foglio, significa anche capire che un centrodestra desideroso di costruirsi un futuro deve mostrare una sua vicinanza all’America ma una sua distanza dal trumpismo, dal bullismo del presidente americano, perché il rapporto strategico tra Stati Uniti ed Europa è chiaro, quello di sottomissione al trumpismo non lo è (formalmente, la distanza con Trump sui temi iraniani va in quella direzione, anche se è tutto da dimostrare che essere distanti da Trump sull’Iran sia nell’interesse dell’Europa: vedi l’editoriale a pagina tre).
Seguire l’Agenda Marina poi significa, per il centrodestra ma anche per Forza Italia, capire che l’atteggiamento dell’Italia, in Europa, non può limitarsi a essere passivo, da ponte, ma deve essere attivo, provando a far propria anche una parte dell’Agenda Draghi e dunque, per esempio, considerare una priorità la revisione del sistema delle regole, con meno vincoli inutili, norme più efficaci e superamento del principio dell’unanimità, che oggi è un fattore di paralisi decisionale, e in troppi nel governo non sembrano averlo capito.
Seguire l’Agenda Marina poi significa capire, per Forza Italia, che sui diritti civili è ora di passare dalle dichiarazioni alle scelte concrete, con iniziative riconoscibili e misurabili e significa capire che non basta aver perso un referendum costituzionale per rimettere in discussione, come sembra voler fare oggi un pezzo della coalizione, il garantismo, perché la questione giustizia resta centrale nell’agenda del paese e arretrare su questi temi significa arrendersi a sventolare le bandiere della libertà.
Seguire l’Agenda Marina, poi, non significa, o non sembra essere solo questione di rendere il partito fondato da Berlusconi un po’ meno ostaggio delle alchimie romanocentriche. Significa provare a scommettere su alcuni contenuti identitari nuovi, forti, riconoscibili, più importanti delle singole persone, significa fare di Forza Italia una realtà più attrattiva verso energie esterne, soprattutto giovani e professionisti, senza disperdere il patrimonio di competenze già presente al suo interno, e se si capisce bene l’Agenda Marina la linea è il rafforzamento della leadership di Tajani, segretario indiscusso e il punto di equilibrio del partito, e la valorizzazione di nuove figure.
Seguire l’agenda Marina, Agenda che non prevede ingressi in politica della famiglia, potrebbe aiutare anche l’Agenda Giorgia, per così dire, a non tirare a campare, a governare con ambizione, e non per tutelare solo le rendite di posizione, provando a rendere il centrodestra più europeista, meno distante cioè dalla cultura liberale, moderata, europeista e atlantista. La sveglia del referendum c’è stata. Se la scelta è quella di non andare a votare (peccato) trasformare lo schiaffo del 23 marzo in una rivitalizzazione del centrodestra è possibile a condizione di non voler scambiare il tirare a campare, senza ambizione, come se fosse l’unica alternativa per governare.