Confindustria incontra un governo diviso sugli aiuti alle imprese. Scontro tra i ministri Urso e Giorgetti

Orsini al Ministero delle Imprese per chiedere il ripristino dei fondi di Transizione 5.0. Ma nell'esecutivo permangono le divisioni. Urso spinge per "rispettare i patti", ma Giorgetti e il Mef vogliono dirottare quelle risorse sull'energia

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1 APR 26
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ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Chiederà di ripristinare i fondi per le imprese, di usare presto quelli in arrivo dall’Europa. E davanti si troverà un governo ancora diviso, al suo interno, sul da farsi. E’ con questo spirito che il presidente di Confindustria Emanuele Orsini questa mattina alle 11 si presenterà al ministero delle Imprese per l’incontro con l’esecutivo. Oltre al ministro Urso ci saranno anche i ministri dell’Economia Giancarlo Giorgetti e quello degli Affari europei, Tommaso Foti. Un vertice allestito in fretta e furia per rispondere alle rimostranze degli industriali che subito dopo l’approvazione in Cdm del decreto fiscale, venerdì scorso, hanno denunciato un dietrofront sul credito d’imposta promesso alle aziende a novembre. Soprattutto, Orsini arriverà al Mimit forte di una serie di numeri che parlano di danni ingenti per il mondo produttivo. Qualche esempio? Nella provincia di Brescia, Confindustria stima perdite per 25 milioni di euro. “E fa quasi sorridere pensare che il prossimo 15 aprile si celebrerà la giornata del Made in Italy. Di questo passo il rischio è quello di avviare una progressiva desertificazione industriale”, ha notato il presidente degli industriali bresciani Paolo Streparava. Ma un certo allarmismo l’hanno evidenziato anche altre associazioni territoriali come Confindustria Toscana, Veneto est, Alto Adriatico e quelle di Modena e Reggio Emilia (dove sono più di 300 le imprese coinvolte dal taglio retroattivo dei fondi). “Chiederemo di porre un vero rimedio e che vengano rispettati gli impegni presi”, dicono dall’entuorage del presidente di Confindustria. Che al tavolo di Palazzo Piacentini potrebbe entrare nel merito anche di altre proposte: a partire dall’uso tempestivo delle risorse dirottate dai fondi di coesione europei e che per un ammontare di circa 4 miliardi dovrebbero essere usati per le imprese.
L’incontro di oggi – a cui parteciperanno oltre a Confindustria anche oltre una decina di altre associazioni di settore – non è interlocutorio, come spiegano fonti che stanno seguendo il dossier. “Perché una qualche risposta, che sia positiva, negativa o intermedia dovremo darla”. Eppure, come detto, l’esecutivo si presenta all’appuntamento con molte divergenze di vedute al proprio interno. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso in questi giorni è volato in missione a Washington, dove ha annunciato una serie di accordi sullo spazio tra cui la costruzione di un modulo lunare a opera di aziende italiane. Ma quando i giornalisti gli hanno chiesto dell’incontro con Confindustria ha preferito glissare: “All’estero non parlo di questioni interne”. In realtà dal Mimit filtra un po’ d’insofferenza per come il dossier è stato gestito dal Mef, che ha congelato i fondi di Transizione 5.0 in modo da avere una riserva da oltre mezzo miliardo di euro da usare per il rifinanziamento del taglio delle accise dopo il 7 aprile e fino alla fine del mese. Misura che però Urso, come ha spiegato più volte in Parlamento (su questo ha battibeccato con Renzi al Senato) considera iniqua e inefficace. Il titolare del Mimit avrebbe preferito di gran lunga usare le risorse in altro modo, rifinanziando una misura come la social card per le famiglie meno abbienti. E avrebbe insistito, piuttosto, sui crediti d’imposta sul modello di quelli adottati per gli autotrasportatori e per il settore ittico (su questo aveva la sponda di un altro ministro come Lollobrigida). Anche perché “rispettare i patti con le imprese” gli avrebbe evitato il tritacarne scatenato negli ultimi tre giorni. Con un tiro al bersaglio che adesso lo vede oggetto di mire di rimpasto. Fatto sta che ancora ieri sera l’interlocuzione tra Mimit, Palazzo Chigi, il Mef e il ministero degli Affari europei non aveva portato a una soluzione definitiva per sbrogliare la matassa. Finito l’incontro al Mimit, poi, Urso risponderà a un question time alla Camera sempre sui rilievi sollevati dalle imprese.
A proposito di interventi sull’energia, il governo porterà al tavolo anche l’approvazione alla Camera, ieri, del decreto Bollette (con voto di fiducia) che adesso passa al Senato per l’approvazione definitiva. Tra le novità: la proroga al 2038 del phase-out dal carbone, lo stop al telemarketing per contratti di energia elettrica e gas e un bonus sociale anche per il teleriscaldamento. “Non è abbastanza”, però si è già sentito dire il governo dagli imprenditori. Che anche su questo (non per forza nel tavolo odierno) chiederanno un intervento ben più incisivo. Che poi le richieste vengano accolte o siano fonte di nuova delusione, questo è ancora tutto da vedere.