Altro che Conte, Schlein e Salis. Il centrosinistra ha trovato il candidato ideale: non esiste

Rosy Bindi propone di non rivelare il nome del candidato premier. Effetto sorpresa garantito: un fantasma imbattibile perché sconosciuto. Ma se gli avversari non sapranno chi attaccare, gli elettori non sapranno chi votare

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31 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 07:59 AM
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La segretaria del Partito democratico Elly Schlein e Rosy Bindi (Foto Roberto Monaldo / LaPresse)

Lo ha detto Rosy Bindi: “Serve una carta coperta”. Serve al centrosinistra, un jolly – un candidato – che faccia saltare il banco al montepremi dell’azzardo elettorale. Ma non c’è, come nello spizzico delle carte a Ramino, un po’ di fiori, di picche o quadri che siano, una figura da indovinare? Non c’è. Non riuscendo a trovare un candidato la soluzione è presto data: tenerlo nascosto. Come i tartufi. Come i verbali della Loggia P2. Come i voti della sezione disciplinare del Csm. Questa della “carta coperta” è infatti una strategia che può rivoluzionare il dibattito sul campo largo, sull’opposizione, sulle primarie, sul futuro della sinistra. E noi non possiamo che dare ragione a Rosy Bindi. Non Schlein, non Conte, niente Salis. Bensì un fantasma, un miraggio, un’apparizione mariana. Si capisce immediatamente la superiorità tattica di questa proposta rispetto ai metodi tradizionali, nei quali i partiti, in una sorta di ingenuità ottocentesca, comunicano il nome del candidato alle elezioni assai prima delle elezioni stesse, consentendo così agli avversari di sapere contro chi si battono e agli elettori di sapere per chi votano. Meccanismi antiquati. La “carta coperta” elimina questo svantaggio competitivo. Gli avversari non sapranno chi attaccare. Gli elettori non sapranno chi scegliere. Effetto sorpresa. Nell’universo del centrosinistra italiano, si capisce, la “carta coperta” è il candidato che nessuno conosce, che nessuno ha scelto, e che per questa precisa ragione è considerato imbattibile. E’ la stessa logica per cui il ristorante più buono è sempre quello di cui non si ricorda il nome, in una via che non si sa bene dove sia, gestito da un tale di cui si è perso il numero. Il problema, naturalmente, è che la carta coperta prima o poi va scoperta. E lì – come insegna ogni tombola di Natale – finisce l’incanto e comincia la delusione.