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Magi (+Europa): "L'apertura di Conte? È solo l'inizio. Per noi è imprescindibile il sostegno militare a Kyiv"
Il presidente del M5s apre alla difesa comune europea dal palco dell'evento organizzato sabato da +Europa. Una posizione apprezzata, ma che per il segretario del partito europeista non è ancora abbastanza. E i nodi da sciogliere nel campo largo non sono pochi
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30 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 02:45 PM

Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, durante la Festa di Atreju a Roma, 13 dicembre 2025. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
"L'apertura di Conte alla difesa comune europea è solo l'inizio per arrivare alla formazione del campo largo. Per noi il sostengo militare a Kyiv è imprescindibile", dice al Foglio Riccardo Magi, segretario nazionale di +Europa. "Non c'è ancora un punto di caduta su questo tema e sta alla politica verificare se le distanze nel campo largo sono incolmabili oppure se c'è la possibilità di arrivare a un programma comune", continua. Il segretario non vuole dare nulla per scontato e allo stesso tempo vuole lavorare incessantemente per trovare una quadra tra le diverse posizioni che abitano il campo largo. È in questa cornice che si inserisce l'evento organizzato da +Europa sabato scorso dal titolo "Tutta l'Europa che manca", dove sono intervenuti quasi tutti gli esponenti di quella che dovrebbe essere la futura coalizione di centrosinistra che sfiderà l'attuale governo alle elezioni, dalla segretaria del Pd Elly Schlein fino al presidente del M5s Giuseppe Conte. L'obiettivo - dice Magi - era quello di "riunire tutti partendo dal campo europeo", più che mai fondamentale in questo momento. Ed è proprio da Conte che sono arrivate le aperture maggiori. "La difesa comune europea è diventata una necessità e io che l'avevo sempre escluso oggi vi dico che forse dobbiamo iniziare a costruire uno strumento di maggiore integrazione che possa riguardare uno spazio non esteso ai 27", ha detto Conte. Aggiungendo che "è necessario per rispondere alle sfide che abbiamo davanti", ma che "non ha nulla a che vedere con il piano di riarmo, che non è difesa comune ma scarso coordinamento". Una dichiarazione inedita date le posizioni passate, certo, ma che non oscura le differenze su altri piani della politica estera. In primis, come detto, l'invio di aiuti militari all'Ucraina, che ha visto il Pd e +Europa votare sempre a favore. Mentre tra i banchi di coloro che hanno votato no, in prima fila c'era proprio il M5s. "Noi all'evento di sabato non abbiamo indietreggiato di un millimetro sulla nostra posizione sul popolo ucraino", afferma Magi. "La nostra posizione è quella che ha espresso più volte anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: 'la resistenza dell'Ucraina è la resistenza europea'".
Forse i punti di partenza sono troppo distanti e quelli a metà inaccettabili per tutti. Date le premesse, costruire una coalizione è una strada più che tortuosa. "Io non lo so se sarà possibile, ma credo sia troppo presto per dare una risposta finale. So che bisogna provarci perché l'alternativa è quella filo putiniana e orbaniana del governo". E soprattutto non riuscire a mettersi insieme vorrebbe dire regalare la vittoria alla destra senza troppa fatica. "Intanto, siamo riusciti a creare le basi per un tavolo permanente delle opposizioni che chiedevamo da due anni". In ogni caso, lo spettro delle elezioni anticipate sembra non essere più uno scenario impossibile. Le conseguenze della guerra in Iran obbligano l'esecutivo a intervenire per tamponare i rincari energetici, condizionando quelle che potevano essere le strategie economiche da qui a fine legislatura, poi le dimissioni in fila nei ministeri, che non aiutano a ritrovare serenità. Infine la legge elettorale aggrappata a un filo. Insomma, il rilancio dopo lo sconquasso post sconfitta al referendum è tutt'altro che scontato.
Secondo Magi, infatti, "se non dovesse passare la legge elettorale, Meloni non avrebbe più nessuna spinta politica, quindi ben vengano le elezioni anticipate. A me sembra ci sia una crisi irreversibile e di identità", aggiunge. E se nel governo le beghe non mancano, i nodi da sciogliere nel campo largo restano tanti: il dubbio delle primarie, un programma di governo che ancora non ha delle linee generali e la presenza di alcuni pezzi del puzzle (come quella di Matteo Renzi e del suo partito Italia Viva). Tutti elementi che sono ancora un'incognita. "Credo sia assurdo parlare di primarie. Con l'evento di sabato volevamo mettere al centro l'Europa come punto centrale delle forze progressiste. Siamo ancora nella fase di individuazione dei principali obiettivi politici per poter poi costruire un'alternativa di governo". E Renzi? "A me non piace fare questo tipo di ragionamenti, parlando di chi deve stare dentro e chi deve stare fuori. Forse siamo in ritardo, ma non possiamo ancora definire le squadre prima di un programma. Sarebbe distruttivo e non costruttivo saltare questo passaggio". +Europa sembra volerci essere, costi quel che costi. "Se dai tavoli di confronto dovesse uscire un orientamento maggioritario per noi inaccettabile, noi non ci staremmo. Le difficoltà della coalizione sono evidenti a tutti e da questo primo confronto qualcosa di buono è uscito. Tuttavia, niente è definitivo".