Romeo: "Il governo va avanti, ma riparta dal nord"

Dopo gli scossoni di questi giorni, il capogruppo al senato della Lega indica il vademecum del Carroccio per proseguire

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Massimiliano Romeo, Lega, nell’aula del Senato durante le dichiarazioni di voto sul dl Ucraina sul quale il governo ha posto la questione di fiducia, Senato 25 febbraio 2026. ANSA/FABIO FRUSTACI

Venezia. Cambiare, affinché tutto resti com’è. Cioè con il governo Meloni saldo al comando. “Non ci sono rischi per la tenuta dell’esecutivo”, dice al Foglio Massimiliano Romeo, dopo le vicende degli ultimi giorni che tra bocciature referendarie e ribaltoni interni alzano il pressing sulla premier. “Eravamo stati chiari, avevamo detto che saremmo arrivati fino al termine della legislatura e così sarà: ora però l’intenzione non è quella di giocare sulla difensiva, ma di rilanciare con iniziative forti”. Ecco allora l’agenda della Lega per andare avanti: “Vietato trascurare il nord. Proseguire con il programma di riforme, a partire dall’autonomia differenziata in sinergia con le regioni. Dare una risposta importante su sicurezza e immigrazione, convertendo i decreti in discussione in Parlamento. Affrontare con urgenza il tema dei salari, che devono essere calibrati al costo della vita”.
Un vademecum che a Via Bellerio si comincia a delineare con convinzione, sull’onda lunga del referendum e dell’accorato addio a Bossi. “Il fatto che il Sì abbia vinto dove governa la Lega, nelle regioni più produttive del paese, ha un significato politico profondo”, sottolinea il capogruppo del Carroccio al Senato. “Il nord ha dimostrato di sostenere il cambiamento, e dunque anche un programma di riforme. C’è voglia di libertà, il desiderio di svincolarsi dalla burocrazia – e spesso anche dalla giustizia, che con le sue difficoltà e le sue pecche va a incidere anche sul mondo del lavoro. Le imprese sanno che c’è un apparato amministrativo che le frena anziché spronarle. Perciò la politica ha il dovere di tutelarle”.
E’ una sintesi moderata, insomma, fra conclamati progetti di ponti sullo Stretto e il grido d’antan – Secessione! – che s’è levato al funerale del Senatùr? “Non si può mettere in secondo piano la questione settentrionale”, ribadisce Romeo. “Rispondere coi fatti al nostro tessuto produttivo è un dovere: oggi ci sono tanti temi delicati a partire dall’energia – la diversificazione delle rotte, il recupero dei materiali – che richiedono un segnale forte, una risposta concreta al grido d’allarme che arriva dalle regioni che dicono Sì e hanno bisogno che questi temi vengano affrontati a livello nazionale. Dunque è comprensibile che il governo debba tenere conto anche di altre questioni di grande attualità, dato il contesto internazionale, ma questo resta un aspetto prioritario da rilanciare. Altrimenti il rischio è che le nostre imprese presto o tardi siano costrette a finire in mano a compratori cinesi”.