Tre regioni guidate da Lega e centrodestra. Un dato che potrebbe essere scontato, ma che diventa interessante se si considera che nelle regioni del centro-sud, dove Meloni aveva vinto molto bene alle politiche, l’elettorato le ha voltato le spalle. Di brutto. Credere che sia stato l’effetto di un accurato studio della riforma, è fuori luogo.
Meloni non è stata abbandonata solo e proprio da quel nord con cui ha avuto il peggior rapporto e la minore attenzione. Dove invece ha elargito molto, niente. E’ un tema già sollevato da più parti e in più occasioni. Il governo di centrodestra che ha come vicepremier Matteo Salvini e tra gli azionisti la Lega, oltreché Forza Italia nel cui Dna la componente sociale e imprenditoriale del nord resta importante, soffre fin dall’inizio di un evidente romanocentrismo. Sia politico sia di visione per così dire personalistica.
Bastano alcuni fatti. Da quando è premier, Meloni ha visitato ufficialmente Milano solo una manciata di volte (persino il sindaco Beppe Sala l’ha criticata per aver “ignorato Milano”), a Venezia ancora meno. Il feeling con l’imprenditoria del nord – e per i suoi canonici cahiers de doléance, dalla fiscalità all’energia all’innovazione – non è mai decollato. La lunga partita con protagonista Mps per la conquista di Mediobanca, porta verso Trieste, vista con benevolenza dal governo (diciamo) ha innervosito non poco (diciamo) i salotti finanziari milanesi che l’hanno avvertita,
right or wrong, come un’invasione. Sul lato politico, che una maggioranza assai solida a Roma non abbia saputo varare in fretta tutto il pacchetto dell’autonomia differenziata (al nord gradito a una platea ampia) rimane tema di tensioni. Fratelli d’Italia nelle regioni del nord ha fatto politica soprattutto per contendere le leadership regionali alla Lega (dopo il Veneto la guerra di trincea si è trasferita in Lombardia). Nello scontro giudiziario sull’edilizia milanese il governo s’è tenuto alla larga, assistendo con malcelata soddisfazione all’affondamento del “Salva Milano”. A Milano, dove Meloni ha rispettato una sorta di
laissez-faire per la gestione di Ignazio La Russa, si vota tra un anno per il sindaco, ma l’interesse del centrodestra non è ancora pervenuto. Il partito di maggioranza del governo può davvero non prestare attenzione politica alla capitale economica del paese? A fronte di tutto questo, il voto nelle tre regioni – ribaltato nei capoluoghi, ma la dialettica città-campagne è arcinota dai tempi di Pol Pot – l’elettorato del centrodestra ha retto senza defezioni.