Un’offerta politica distante anni luce dai partiti attuali

Luigi Marattin commenta l'intervista di Claudio Cerasa a Marina Berlusconi uscita nel Foglio di lunedì 17 febbraio
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18 FEB 25
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Foto LaPresse

Nel paese dove il dibattito politico è spesso inutile chiacchiericcio gossipparo, non è stata una sorpresa che le reazioni alla bella intervista che il Direttore del Foglio ha fatto ieri a Marina Berlusconi siano state del tenore “aaah hai visto, allora entra in politica!”. Un evento tanto probabile quanto vedere Claudio Borghi girare per Roma avvolto dalla bandiera UE o Claudio Cerasa cantare l’inno della Juve. Se invece una buona volta ci decidessimo ad osservare la realtà politica italiana fuori dalle gabbie dell’attuale – inefficientissimo – sistema politico, noteremmo ben altro. Marina Berlusconi ha tracciato i contorni, e ha definito la necessità, di un’offerta politica distante anni luce da quelle attuali: sia il centrodestra a trazione sovranista, sia il centrosinistra a trazione Cgil. Ha criticato ferocemente Trump, definito come un pericolo per l’Occidente liberale e democratico che abbiamo conosciuto negli ultimi 80 anni; ha chiarito cosa pensa di Putin – incidentalmente, sistemando anche qualche…fraintendimento familiare passato – annunciando la pubblicazione presso la sua casa editrice del libro-manifesto dell’opposizione russa, dal poco equivocabile titolo “La fine del regime”. Si è schierata senza se e senza ma a favore del supporto all’Ucraina e alla sua dignità. Si è dichiarata a favore del matrimonio omosessuale e del suicidio assistito; ha chiesto un maggior sovranismo europeo, affermando addirittura che “i 27 stati nazionali sono poco più che un’espressione geografica”. Ben distante dai deliri di Vance, si è detta preoccupata del potere dei colossi digitali anche in termini di condizionamento dell’opinione pubblica con fake news e manipolazioni dell’informazione. Insomma, tutte posizioni che in uno qualsiasi degli attuali partiti del centrodestra provocherebbero reazioni allergiche incontrollate. Allo stesso tempo, ha chiarito l’enorme e incolmabile distanza nei confronti di questo centrosinistra. Ha condannato le scemenze della cultura woke, ha sistemato con invidiabile chiarezza la questione dell’anti-fascismo, dichiarandosi orgogliosamente sia anti-fascista che anti-comunista e ribadendo l’uso per lo più strumentale di queste categorie. Ha condannato gli opposti estremismi su ambiente e immigrazione, spera in politiche di riduzione della spesa (e quindi delle tasse) e di liberalizzazione dei mercati, afferma che nel risiko delle fusioni bancarie la scelta che farà il mercato sarà quella giusta, senza bisogno di intromissioni dirigiste. Rivendicazioni, queste ultime, che a ben vedere sono una tirata d’orecchie anche all’attuale centrodestra. Perché Marina Berlusconi sa bene che il sistema politico italiano si è incartato da decenni in una sfida calcistica tra curve ultrà, ciascuna delle quali completamente inadatta ad affrontare le sfide della realtà. E ha abbozzato i contorni di un’offerta politica autenticamente liberaldemocratica e fuori dalle gabbie che ci siamo auto-imposti. Se sabato 8 marzo passa per Roma, dottoressa Berlusconi, ci venga a trovare in Piazza di Spagna: nascerà un soggetto politico che quelle gabbie le vuole rompere una volta e per tutte.
Luigi Marattin
deputato, Orizzonti liberali