LaPresse
l'editoriale dell'elefantino
Gli incomprensibili schiaffi dell'opposizione all'impresa albanese
Sull’immigrazione, gli avversari di Meloni imbastiscono una campagna forsennata contro un progetto di soluzione civilissimo, di cui non si capisce la ratio, ma che ha fatto strada a Bruxelles. E finiscono per dare pure un vantaggio politico al governo
Tignoso come sono diventato da vecchio, continuo a non capire in termini logici l’impresa albanese. Non per i soldi, come dicono quei dementi dell’opposizione, perché ogni quattrino speso per regolamentare l’immigrazione illegale in origine è ben speso. Non per ragioni umanitarie, perché le cose nel centro albanese sono state fatte bene, e ci mancherebbe. Non per ragioni politiche, visto che la linea di Meloni sull’immigrazione è un tentativo, per giunta di richiamo e senso in Europa (Ue), di allontanarsi da demagogie pericolose. Direi anzi che è un pilastro del suo orientamento mainstream, cioè accettabile, di governare il paese senza strepiti e faziosità. Quello che consente al centrodestra di non essere divisivo e cialtrone, un punto su cui casomai dovrebbe registrarsi una convergenza politica, specie con l’aria che tira in Germania, dove qualcosa di simile alla remigrazione, questa sì un’ipotesi di deportazione di massa, è in periclitante sperimentazione da parte del popolare Merz occasionalmente alleato addirittura con l’AfD.
Non è un rimpatrio forzato, ma uno screening. Dovrebbe avvenire nelle stesse condizioni e allo stesso titolo in un centro collocato sul suolo nazionale italiano. Dunque non è una deportazione, come si dice anche con enfasi propagandistica lessicalmente scorretta, e bislacca, perfino dei rimpatri polizieschi promossi da Trump negli Stati Uniti, che però hanno tutt’altra aura, e con l’evocazione di Guantánamo Bay come destinazione prendono un sapore decisamente odioso.
La progettata soluzione albanese è civilissima. Solo che la totale giurisdizione italiana lascia il sospetto che sia un modo di “pittare” per ragioni di deterrenza e dissuasione alla partenza una destinazione extra-Ue: se sanno che c’è il rischio di approdare non sul suolo italiano ma su quello albanese, allora non partono proprio. Ciò che a me, che non sono un esperto della materia ma cerco di ragionare con un poco di attenzione, pare molto poco, in termini di fatto. Se fuggi da una situazione di grave pericolo, e ti candidi al ruolo di asilante, l’Albania con giurisdizione italiana non è l’esclusione dall’Europa, ma la porta o una porta per l’Europa. Qualcuno a un certo punto spiegherà come sia possibile che le cose siano messe altrimenti. Intanto bisogna registrare la totale incapacità degli avversari di Meloni a capire il fondo del problema, a dare una mano invece di imbastire una campagna forsennata contro le spese inutili e contro un progetto di soluzione, di cui non si capisce la ratio, ma che ha fatto strada a Bruxelles e che nasce da uno sforzo di buona volontà.
L’opposizione dovrebbe dire. Bene salvare vite in mare. Bene trasportare persone in una struttura dignitosa e sorvegliata, sia pure in una finta Albania in tutto italiana, per accertare che abbiano le carte in regola per una richiesta di asilo politico. Bene che la trovata sia popolare in un continente, il nostro, in cui si moltiplicano trovate molto peggiori, orbaniane come il muro con le torrette per via di terra, o rudemente remigratorie in linea di principio. Il mondo va da questo punto di vista in una direzione che non ci piace, come si è visto a Chicago e come domani si potrebbe vedere in Francia o in Germania, e dunque diamoci sotto in modo convergente per cercare misure che possano conciliare un buon grado di legalità e umanità con un buon grado di disinnesco dell’allarme sociale, padre di tutti i vizi e ozio della mente e della memoria. Invece niente. C’è sempre questa cosa, detto della fragilità costituzionale dell’impresa d’Albania, della solidarietà con la magistratura più ottusa, connessa ora con organi di diritto internazionale che hanno dato prova di sapersi motivare e muovere solo in una certa direzione, dannando capi di governo in guerra di autodifesa e assolvendo agenzie dell’Onu che ospitano ostaggi di terroristi e predoni. Ovvio che non ci sia alcun complotto, c’è di peggio, un pregiudizio di schieramento che blocca la politica e consegna al governo di centrodestra una crucialità protettiva e una stabilità quasi coatta che con le sparate salviniane o altro non sarebbero nemmeno immaginabili. Ci vuole l’opposizione per questo capolavoro.