Il racconto

Il generale non fa bum bum. Il debutto soft di Vannacci con Salvini (che si piega al Nord)

Simone Canettieri

Il debutto del leader con il candidato alle europee. "Ci porterà due punti". Ma la vecchia Lega obbliga il segretario a non presentarlo capolista al Nord. I timori del Carroccio: "La Rai di Meloni lo respinge"

Il generale non fa bum bum. Due libri, interviste su interviste psichedeliche a tratti mengeliane, e alla fine eccolo qua armato di pistola ad acqua. Quasi timido. Forse romanizzato dal contesto, forse sapientemente riportato a toni più “umani” da Matteo Salvini (e qui niente battute).  

Di sicuro non è giornata. In serata si saprà che il fronte del nord ha piegato il segretario: il suo generale non è capolista, in entrambe le circoscrizioni, ma è ventesimo. Respinto. Clamoroso.  L’ostensione al Tempio di Adriano di Roberto Vannacci, “candidato indipendente” – come specifica il diretto interessato  a  presagio di fughe future: non è che farà come il maresciallo Badoglio? –  lascerà tutti un po’ delusi.

 

Non è qui in modalità personaggio monicelliano di “Vogliamo i colonnelli”. Anzi, il vero dato alla fine sarà che mancheranno all’appuntamento proprio i colonnelli, quelli veri della Lega. Quelli del nord, quelli che storcono la bocca e che da quando Salvini si è inventato questa mossa  hanno iniziato a professare fede di solido antifascismo.  Il pluridecorato, in doppiopetto blu elettrico e zainetto all’Ignazio Marino, non parla di Mussolini, di omosessuali, di disabili, di razza bianca. “ ’na giornata persa”, commenta l’armata di fotografi e videoperatori abituati all’odore del napalm, cioè della notizia.  Fuori dal mucchione di microfoni e telecamere, piccolo sguardo d’insieme alla platea, epurata da chi sta qui per lavoro (la maggioranza).

Salvini, nonostante un Consiglio dei ministri da poco terminato, è riuscito a portare solo Giuseppe Valditara, in quota  governo. Palazzo Chigi dista da piazza di Pietra circa cento passi. Fosse stata un’iniziativa di Meloni sarebbero accorsi anche i cugini degli autisti dei ministri.  L’unico sottosegretario è Claudio Durigon: “Il generale funzionerà”. Sparsa qua e là una piccola pattuglia di parlamentari salviniani, pronta a seguire il leader  fino a Salò. Li capeggia il vicesegretario Andrea Crippa: “All’Europa serve Vannacci, è divisivo perché dice cose scomode”. Ci sono Claudio Borghi e Laura Ravetto. E si rivede anche Antonio Maria Rinaldi, eurodeputato uscente chiamato con affetto dai colleghi di partito Bombolo per l’inflessione romanesca (“non me ricandidano perché ho un curriculum  mejo di Giorgetti e di Vannacci, anche se  ce vole poco”). Simonetta Matone si lamenta: “Ma quale bella vita. Sto in Parlamento a spingere un bottone”. Panico e ossequio quando arriva alla  guida di una berlina e con due auto di scorta Antonio Angelucci, che pochissimi  fortunati chiamano Tony, deputato e  editore di destra. Francesca Verdini, compagna di Salvini sorridente ma discreta, è una sfinge cortese. “Se voterò Vannacci? Il voto è segreto!”. Tommaso Cerno, direttore del Tempo: “Con la campagna che gli sta facendo il Pd, il generale prenderà più voti della Meloni, a momenti”. Francesco Storace, ora alla vicedirezione di Libero, spiega che da “ex colonnello (di An) non può non piacermi un generale”.  Inizia la presentazione del libro di Salvini con il super ospite. Dopo un po’ Angelucci esce e si va a prendere un caffè, che non berrà, con due amici.  


Dentro sono tutti incollati alle parole del generale, al debutto mediatico in coppia. Notizia sussurrata al nostro orecchio: dalla Lega hanno il sospetto che la Rai meloniana faccia muro per ospitarlo. Si vedrà. Il ministro Valditara ripete come un disco rotto che sulle classi separate “è stato frainteso”. Sul palco – moderati da Giovanni Sallusti – non si rischiano inciampi. Salvini dice che da lui “arriverà una sorpresa”. L’effetto stelletta vale fra i due e i tre punti, si augurano dalle parti del leader. Ma cosa dice alla fine il nostro eroe? Nel taccuino rimangono incollate le seguenti frasi: “Non voglio un’Europa paccottiglia”. E ancora: “Le società multiculturali non sono la soluzione migliore”. E anche: “L’esercito europeo non va bene, vanno tutelate le difese nazionali”. Salvini confida di avere con il candidato  una grande sintonia umana e di  averlo corteggiato perché non gli piacciono le censure. Per scuotere un po’ il pubblico, il vicepremier gonfia il petto: “Io e il generale siamo una coppia luciferina per la sinistra”. Qualcuno in sala ironizza: “E pure per la Lega”. Ma sono freddure in un clima africano, tipo quelle delle missioni di Vannacci che parla di valore dell’identità, della patria, del sovranismo. “Mi piace avere un generale che parla di pace”, insiste Salvini a proposito del personaggio politico del momento e citato da gennaio a oggi – secondo uno studio di YouTrend, 698 volte da Corriere, Repubblica e Stampa – come Bonino, Fratoianni e Bonelli messi insieme. Poco meno di Calenda. La coppia si prende le misure. Salvini va fiero del suo colpo di mercato, il bomber che non bombarda lo ringrazia ma ripete che lui è “un indipendente”. L’immagine è quella di un partito molto romano e fedele al capo in difficoltà, ma quando arrivano i colonnelli? 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.