Il caso

Se espulso Pozzolo finirà seduto in Parlamento al fianco di Soumahoro

Simone Canettieri

Il deputato pistolero di Fratelli d'Italia potrebbe finire al Misto vicino al sindacalista di origini ivoriane travolto dallo scandalo della moglie. Anche con la sospensione Meloni sta pensando di farlo uscire, intanto, dal gruppo parlamentare

Come in un film di Checco Zalone o come nel più classico dei contrappassi danteschi, il deputato Emanuele Pozzolo rischia di finire seduto al fianco di Aboubakar Soumahoro, unico deputato, finora senza componente, nel gruppo Misto, proveniente da sinistra: tutte storie totalmente agli antipodi.

Il deputato pistolero che Giorgia Meloni ha sospeso ieri da Fratelli d'Italia fa parte a pieno titolo del gruppo parlamentare di FdI fino a quando non si esprimeranno i probiviri di Via della Scrofa.

Un precedente già accaduto, per esempio, a Luca Lotti quando si autosospese dal gruppo Pd nella passata legislatura.

L'imbarazzo dentro il partito della premier è però così grande che sta prendendo piede anche un'altra ipotesi: chiedere a Pozzolo di ritardare il suo ritorno alla Camera, che dalla prossima settimana riprende i normali lavori d'Aula.

Un modo per prendere tempo e gestire la vicenda internamente, tenendo conto degli sviluppi dell'inchiesta giudiziaria scattata dopo lo sparo di Capodanno scoppiato dalla pistola del parlamentare (è indagato per lesioni colpose).

Pozzolo si dice distrutto e pronto a seguire qualsiasi ordine del quartier generale.

Attenzione però: non è nemmeno escluso che i vertici di FdI gli chiedano fin da subito di passare, in attesa del verdetto disciplinare e quello della magistratura, al gruppo Misto, anche da sospeso.

E chi è l'unico parlamentare del Misto che non fa parte di alcuna componente? Soumahoro, sindacalista di origini ivoriane, eletto con Sinistra italiana-Verdi, ma poi uscito dal cartello rossoverde dopo l'inchiesta della procura di Latina a carico della moglie e della suocera per alcuni casi di sfruttamento di immigrati e reati fiscali. Una strana coppia, non c'è che dire: il pistolero no vax e nostalgico del Ventennio e l'eroe decaduto di tutti gli sfruttati del mondo. Una nemesi niente male.

 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.