Il colloquio

Scurti, la segretaria di Meloni: "Non ho cacciato Sechi: aveva un'offerta migliore"

Simone Canettieri

La potente collaboratrice della premier sull'uscita del capo ufficio stampa di Palazzo Chigi, prossimo direttore di Libero: "Non è vero che gli abbiamo fatto terra bruciata intorno. Ha ricevuto una proposta dal mercato"

E’ stata lei, con la sua sodale Giovanna Ianniello, a cacciare Mario Sechi?

“Ma chi lo dice? Ma non è vero. Queste sono vostre fantasie”.

Nell’auletta dei gruppi della Camera è appena arrivata Giorgia Meloni per partecipare a un convegno contro la droga. E ovviamente c’è pure lei, Patrizia Scurti, la segretaria particolare della premier, nonché la di lei “padrona” (definizione della presidente del Consiglio), nonché moglie del caposcorta dell’inquilina di Palazzo Chigi. Lascito finiano, “la Patty” è l’ombra del potere, onnipresente, cerchio magicissimo. Donna-schermo. Donna-agenda. Donna-cellulare. E’ la scatola nera del melonismo. Altro che segretaria: vale più di un sottosegretario alla presidenza.

Al primo approccio rigetta, sorridendo, l’accusa più gettonata in queste ore nel Palazzo: che sia stata lei, con la consigliera per la comunicazione Ianniello, a fare terra bruciata intorno al capo ufficio stampa venuto dall’Agi che ora se ne andrà per dirigere Libero. Espulso come un calcolo renale. Scurti entra in un corridoio. E dopo cinque minuti spunta di nuovo. “Mario stai calmo, stai tranquillo, no problem, dai basta, ho capito”. I casi della vita: Scurti sta parlando al cellulare proprio con Sechi (da qualche giorno sparito dai radar: lo chiamano “il vento di Cabras”, suo paesino d’origine nell’Oristanese, per quanto sia inafferrabile per indole).

La “segretaria d’Italia” si concede al Foglio. “Sechi se n’è andato perché ha ricevuto un’offerta migliore”. Non ci crediamo. “Se lei viene chiamato da un altro giornale non ci va?”. Non è la stessa cosa, Scurti. “Sechi ha fatto una scelta libera”. E’ vero che gli avete fatto terra bruciata intorno? “Ma quando mai! Queste sono cose che piacciono a voi giornalisti. Fantasie che vi piace scrivere. Avete creato questa storia e la portate avanti”. A Palazzo Chigi c’è il cerchio magico, poi il resto del governo. “Ognuno fa il suo lavoro. Scusi, ora devo andare da Giorgia”.
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.