la giornata

Lo Stretto di Meloni: litiga con Salvini e lo silenzia. Sul Ponte torna il "salvo intese"

Simone Canettieri

Il Cdm approva il decreto sull'opera che collegherà Calabria e Sicilia, ma sull'infrastruttura si consumano strappi e crisi con il leader della Lega. Salta la conferenza stampa che avrebbe dovuto presentare anche la riforma del fisco: così la premier evita l’incidente con i sindacati in vista del debutto a casa Cgil 

Opere e omissioni. La vigilia di Giorgia Meloni al congresso della Cgil a Rimini, tana del lupo rosso, si gioca su questi due registri. Fare e non parlare. Così di prima mattina la premier accoglie a Palazzo Chigi i parenti delle vittime del naufragio di Cutro, avvenuto ormai quasi tre settimane fa, arrivati invisibili a bordo di un pullman scortatissimo della polizia.  E’ il gesto, non proprio repentino, per ricucire una ferita con chi ha perso figli, fratelli , mariti e mogli in mare e  con un pezzo di opinione pubblica. Visto l’appuntamento di oggi a casa del sindacato di Maurizio Landini che si è diviso sull’invito e che, seppur in piccola parte, preannuncia manifestazioni all’arrivo dell’Ospite (si parla anche di lanci di peluche, come accaduto a Cutro la scorsa settimana). Peccato che questa “prima” di un premier di destra a casa della Cgil abbia avuto anche un’altra vigilia. Quella del via libera alla delega fiscale, osteggiata dal sindacato con  di annuncio di sciopero, e al ponte sullo Stretto caro a Matteo Salvini. Da qui il cortocircuito di questa sera.

 

Alla fine niente conferenza stampa. Per non urtare Landini, per non illuminare il capo della Lega. Il silenzio è d’oro. E allora ecco le disposizioni: Maurizio Leo, viceministro di FdI, andrà a Porta a Porta; il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari si presenterà alla striscia di cinque minuti sempre condotta da Bruno Vespa. L’importante, a tradurre la cortina di caos, che avvolge il governo è fare in modo che Matteo Salvini non vada davanti ai giornalisti a vendersi “questa giornata storica” per la Sicilia e la Calabria. Con il rischio, visto l’animale politico a capo della Lega, che poi le risposte ai giornalisti cadano sulla riforma del fisco, difesa dal vicepremier e ministro delle Infrastrutture con tanto di sfida alla Cgil (“Se loro manifestano contro significa che va bene”).

 

Ancora una volta la premier e il suo vice sembrano marcarsi a vicenda. E quindi se Salvini non va in conferenza a parlare di Ponte nemmeno il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti andrà con Leo a raccontare “la svolta del fisco” come la chiama Meloni. Ma è sull’infrastruttura simbolo del berlusconismo che si consumano strappi e crisi. La notizia è che per la prima volta il governo Meloni approva una norma “salvo intese”. Sì, la magica formuletta vuota a cui ci avevano abituato i governi Conte, quella del “non c’è l’accordo, ma per evitare di far cadere il governo approviamola e poi si vedrà”. L’opera infatti non sarebbe dovuta entrare nel Cdm di oggi. E questo lo si era già capito dal pre Consiglio visti i dubbi di Economia e Affari europei su alcune norme del decreto. Fratelli d’Italia era per un via libera preliminare, ma non definitivo. Salvini invece si è impuntato. La mattina, mentre Meloni era con i parenti delle vittime del naufragio, si è fatto immortalare stretto stretto fra i governatori Occhiuto e Schifani, congiunti dal leghista e da un plastico del ponte che verrà. E non ha più mollato la presa, grazie anche all’accordo con Forza Italia (“Lo avevamo promesso: finalmente si parte, il progetto finale nel 2024”, dice il Cav. con un certo orgoglio).  Da qui nasce il salvo intese in Cdm, anticamera di tutti i malumori e i cattivi pensieri. Il risultato è abbastanza masochista, ma racconta bene gli umori della maggioranza: Meloni non si rivende il fisco, Salvini è costretto a fare un piccolo video sul Ponte. In una logica di sospetti e reciproche accuse. Il Cdm si protrae per quasi tre ore. Dal partito di governo trapela una certa irritazione nei confronti del vicepremier leghista. Un ministro della real casa al Foglio: “Meglio salvo intese, che le intese di Salvini”. E pensare che la mattinata era iniziata alla ricerca di distensione, ma anche no. Con la premier che domanda alle famiglie di chi ha perso un caro in mare se fossero consapevoli dei rischi di questa impresa. Il teorema del ministro Matteo Piantedosi, per intenderci. La domanda di Meloni sui pericoli corsi viene riportata anche nella nota diramata da Palazzo Chigi subito dopo l’incontro, tanto che, nell’opposizione, è subito polemica. 

 

Nella sala Verde, la premier spiega a famigliari e superstiti la linea dura del governo nella lotta contro i trafficanti di essere umani, adottata per evitare che altre tragedie come quelle di Cutro tornino a trasformare il Mediterraneo in un cimitero, un orrore senza fine. Loro l’avranno ascoltata interessati? L’incontro dura quasi due ore, si trascina nei corridoi di Palazzo Chigi anche quando la delegazione lascia la sala dove viene scattato qualche selfie a cui il premier non si sottrae. Donne afghane si sfogano con donna Giorgia per dire che non loro paese “non è vita”. Meloni, raccontano le agenzie, si commuove ad ascoltare il dolore di chi ha perso storie e affetti. Ci sono appelli al cuore della mamma premier con la diretta interessata che alla fine ringrazia famiglie e superstiti “per la chiarezza con la quale avete esposto i vostri drammi e le vostre richieste”. E oggi c’è la Cgil.

Di più su questi argomenti:
  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.