Spa gender

Meloni fluid. Le partecipate come sfida di modernità. Una donna per Enel (Scocchia o Dalla Posta?)

Carmelo Caruso

Anche le quote rosa sono invecchiate. Ora si parla di gender anche in economia. Tria: "Le manager rosa ci sono". I nomi delle possibili ad donne. Fdi spinge Daffina al Mef come direttore delle partecipate

Direte, ma questa non è informazione, ci state canzonando. L’informazione c’è. Ed è questa: Giorgia Meloni vuole un’amministratrice delegata per una grande società partecipata. Si parla di Enel. Ci sono alcuni nomi. Quest’altra è invece la frase, e vi giuriamo vera, dei suoi uomini: “Presidente, con Elly Schlein la sfida è oramai trovare un manager multigender”. Meloni è fluid?


Ecco la dichiarazione che ha scatenato il panico. Meloni, 7 marzo: “La sfida non è avere donne nei cda, ma avere ad donne nei cda. Ed è un obiettivo che mi do”. Applausi. “Brava!”. Poi l’angoscia dei suoi collaboratori: “E ora come facciamo?”. Da giorni è in corso una discussione sulla sessualità che è più seria di quanto si immagini e che interroga politici ed economisti: “Le quote rosa sono superate dalle quote fluide”. In Spagna,  grazie ai socialisti di Pedro Sánchez, basta andare all’anagrafe e dichiarare il proprio orientamento sessuale. Dire “vogliamo delle ad donne” profuma di Novecento. Le matricole che frequentano le facoltà di Economia rispondono: “Donne o uomo? Ma di cosa parlate? Ma quanto siete antichi!”. Meloni che ha compreso la novità Schlein pensa giustamente: “Ma che figura ci faccio? Soy una premier (la prima donna) soy una muyer e io voy amministratrici donne, quanto meno!”. E qui serve  una ricognizione.

 

Ci sono donne ad che dirigono banche internazionali? Ci sono donne manager nelle multiutility? Chiediamo a Giovanni Tria, ex ministro dell’Economia, che risponde da Pechino: “Il problema esiste. Voi non immaginate quanto siano severi gli americani. Ogni volta che c’è un panel economico esigono la presenza femminile”. Cosa si fa? Risposta di Tria: “Alla fine si è costituito un gruppo di donne che l’accademia indica e che ormai, in questa disciplina, tutti contattano. Bisogna accelerare, avere più nomi. Le donne in economia sono più brave. Basta andare nelle università per accorgersene”. Alla guida della Bce oggi siede Christine Lagarde (ma nasce come avvocato), Segretario del Tesoro americano è Janet Yellen (ma grazie al suo cv da politica prima ancora che da economista) mentre direttrice dell’Fmi è Kristalina Georgieva. Sono figure di vertice, ma come va nel privato?

 

Esistono “le bancarie ad”? Una donna che in Italia si è occupata di credito è Marina Natale, in Unicredit, e oggi ad di Amco (società finanziaria). Banca Intesa e Unicredit hanno uomini al loro vertice. Sono poche le donne nella City e poche nei fondi privati. Anche nel cinema, a Wall Street, c’è ancora Gordon Gekko e non Giorgia Gekka. Uffà. “Ma se si ragiona così si commette un ulteriore errore. Per recuperare questo ritardo storico non si può certo nominare un ad a secondo del sesso. Il problema non è di sesso ma di tassi” dicono i “dottori economici” del governo.

 

Sulla vigliaccheria degli uomini non parliamone neppure. Nei cda delle partecipate c’è una quota rosa pari al 40 per cento che deve essere rispettata. Sempre lo stesso dottore: “Credetemi. Ci sono uomini che da giorni si sentono donna perché annusano odore di partecipata. Tutti sanno che Meloni vuole donne e improvvisamente l’uomo è fragile e dice ai colleghi: ‘Da un po’ di tempo mi domando sul mio orientamento’. Non mi sento più… come dire, mascolino’. Accade anche questo. Gli italiani sono attori prima che economisti”.

 

Non è tuttavia vero che le donne manager non ci siano. Lo spiega sempre Tria: “C’è un errore di fondo. Si cercano donne che sono già manager e non donne che possono fare le manager”. E questa è un’altra verità. Sul tavolo di Meloni sono stati evidenziati cinque nomi. Uno è quello di Cristina Scocchia, ad di Illy Caffè. Un’altra figura stimata dal centrodestra è Giovanna Della Posta, ad di Invmit, la società del Mef che si occupa di valorizzare gli immobili dello stato. Alla guida di Nokia Italia siede Giuseppina di Foggia (e potrebbe benissimo gareggiare per una partecipata energetica). Ornella Barra, ligure, dirige la Walgreens Boots Alliance, un gigante della farmaceutica da 450 mila dipendenti. Nel settore della telecomunicazione Monica Mandelli è managing director di Kkr. Donne d’impresa sono Francesca Bellettini, ad di Yves Saint Laurent, in passato in Goldman Sachs . Di nomine se ne occupa il Mef e il suo direttore generale, Riccardo Barbieri (a proposito, il nome che vorrebbe adesso FdI al posto di Antonino Turicchi, il famigerato direttore delle partecipate, che non vuole fare il direttore delle partecipate, è Alessandro Daffina, ad di Rothshild). Non è insomma una battuta ma la domanda di una nuova destra: “La sfida sarà trovare un manager multigender”. Avere più donne nelle partecipate o partecipare alla modernità?

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio