Barili e governo

Meloni contro la stampa “mistificatrice”. “Nessuna retromarcia”

Carmelo Caruso

La premier ordina ai suoi di proteggersi con il silenzio e rifiuta la parola "retromarcia" e si affida a un pensatoio economico per le crisi future. Il Mef riscrive una norma che fa da "scala mobile" sulle accise. Torna per la comunicazione lo stile Draghi

"Hanno creato il panico sulla benzina, l’hanno definita verità, hanno distorto il reale. Siamo di fronte a un’operazione giornalistica scorretta, con il preciso obiettivo di colpire il governo”. Giorgia Meloni la chiama ora “mistificazione organizzata”. Quanto si virgoletta è il pensiero della premier e di chi le lavora accanto. Per il governo non c’è nessuna “retromarcia sulle accise”, ma solo “un’operazione di sterilizzazione possibile grazie alla revisione di una norma del 2007”. Il caos sul caro benzina “è dunque bieca propaganda contro di noi”. Torna Draghi come stile comunicativo: “Da adesso è necessario proteggersi, parlare meno e finirla con questa corsa al decreto che non c’è”. A quasi cento giorni dalla nascita del governo, il governo cambia natura.

 

Da oggi la maggioranza sarà “silenziosa”. Ai parlamentari di FdI è stato ordinato di relazionarsi con l’ufficio stampa di partito, di non alimentare “un fenomeno di distorsione del reale studiato  a tavolino”. Sotto accusa sono i giornali, i parlamentari di Forza Italia, i ministri che sono caduti in quello che per la premier “è un tranello formidabile”. In Europa, infatti, dal primo gennaio 2023, nessun paese ha rinnovato gli sconti sui carburanti. Meloni e il ministro Giancarlo Giorgetti hanno cerchiato una data. E’ il 5 febbraio, il giorno in cui entra in vigore l’embargo alla Russia. Da allora i prezzi del petrolio potrebbero salire, ma i prezzi di oggi sono in “linea” e dunque questa idea, l’idea di una nazione “strozzata dal caro benzina è palesemente falsa. Mostra la malafede dell’informazione”.

 

Secondo il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e il ministro Francesco Lollobrigida “per contrastare una stampa pregiudizialmente ideologica non si deve partecipare al gioco della replica della replica”. Giorgetti che ha fatto parte del governo Draghi si trovava a suo agio perché la regola era che “un governo che replica ai partiti e ai loro  leader dà luce ai leader e ai loro partiti”. Quella lezione torna attuale. La premier comincia a comprendere la severità di Draghi sulle bozze e sulla centralizzazione della comunicazione. Aveva buoni motivi, motivi oggi chiarissimi a Meloni: “Una bozza che non esiste ormai diventa più vera di una bozza che esiste”.

 

Gli uffici legislativi del Mef, guidati da Daria Perrotta, insieme al capo di gabinetto Stefano Varone, stanno riscrivendo una norma che non ha nulla a che vedere con il taglio delle accise;  espressione che secondo la premier permette ai giornali di titolare “retromarcia; una retromarcia che non c’è”.  La norma non è già presente nell’ordinamento ma viene riscritta in alcune parti: “I troppi paletti hanno impedito di farla entrare a regime”. E’ una sorta di scala mobile delle accise. Lasciando invariate le entrate per lo stato, l’aumento dell’incasso Iva (tenuta costante) sarà impiegato per abbassare le accise. Ieri Meloni ha incontrato il governatore di Bankitalia, Visco. In queste ore si sono espressi a favore del governo tre economisti. Sono uscite importanti perché costituiscono il pensatoio economico della Meloni.

 

Oltre a Cesare Pozzi,  già consulente a Palazzo Chigi, il professore ascoltato dal governo è Fabrizio D’Ascenzo, preside della facoltà d’Economia de La Sapienza. L’altro è Vittorio De Pedys, economista di Tor Vergata. Il terzo è   Gian Piero Joime, docente di Economia dell’ambiente e consigliere scientifico di Pomos, il polo della mobilità sostenibile de La Sapienza. Domenica tornerà in televisione, da Lucia Annunziata, Gianfranco Fini. E’ il vecchio segretario di una comunità, quella di FdI, che non sopporta “articoli di economisti tromboni che non sono neppure economisti”. Sono loro,  i loro pensieri: “Sprovveduti sarete voi”.

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio